NUOVI PIOMBI PER UNA NAVIGAZIONE
NEL PELAGO DEL SAPERE
(EDITORIALE)
di Andrea Favaro



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«In altri tempi si sarebbe detto che “i piombi erano stanchi” e che il testo andava ricomposto», così recitava nel 2002 l’incipit di una Rivista elettronica che vedeva la luce sotto l’egida dell’«Ircocervo»: animale mitologico e simbolico, ma forse proprio per questo così prossimo all’attualità.

A distanza di alcuni anni, nel corso dei quali la Rivista ha ospitato saggi, articoli, recensioni ed interventi vergati da studiosi di livello anche internazionale, possiamo confermare che il travaglio intellettuale non è variato e che pure la meta del navigare è la medesima: la ricerca, umanamente limitata, della verità e della verità per se stessa.

Quel che oggi muta, oltre alla veste formale, sono alcuni tra i compagni di avventura, “nuovi piombi” potremmo osare in questa non sempre facile navigazione, visto che qualcuno è stato accolto in respiri e prospettive ben più alte e ha affidato ai presenti la responsabilità di proseguire lungo il solco tracciato dal suo esempio di vita e, proprio in questo senso, di scuola.

Solo nel susseguirsi dei prossimi numeri della Rivista si potrà verificare l’esito di tale lascito. Per ora ci limitiamo a qualche pennellata che permetta al Lettore di scorgere almeno il gioco, tra luci ed ombre, di una ricerca nuova e pur sempre antica.

Col remo in mano in vece del pennello e mai dimentichi del magistero di Platone cominciamo a «denunciar i nostri dubbi», tra “dottrina”, “giurisprudenza” e “legislazione”, consapevoli di tutti i limiti che queste categorie palesano, oggi come ieri. D’altra parte, essere «sicuri su certe questioni, [è] una cosa impossibile o, per lo meno, molto difficile, almeno in questa vita».
Così, sempre abbracciati al sempre meno bastevole remo della ragione, nell’affrontare temi e dibattiti tanto urgenti quanto ardui si rinnova il ricordo di parole indelebili, antiche e profetiche, sentite risuonare ancora una volta lo scorso 27 novembre nella Cattedrale patavina: «in casi simili, non c’è altro da fare: o imparare da altri, come stanno le cose, o trovare da sé, oppure, se questo è impossibile, accettare l’opinione degli uomini, la migliore s’intende, e la meno confutabile e con essa, come su di una zattera, varcare a proprio rischio il gran mare dell’esistenza».

“Come su di una zattera”, quindi, al Comitato di Redazione non resta che rinnovare l’insegnamento del Fondatore e tentar già col numero presente di volgere il timone della navigazione attraverso itinerari attuali da sperimentare e vichiani “auttori” da riscoprire.
Su questa rotta crediamo di mantenere molto della proposta finora coordinata dai precedenti Direttori (Proff. Francesco Gentile e Ugo Pagallo) in un orizzonte che la Rivista vorrebbe rinnovare per un costante servizio di approfondimento in ambito giuridico, filosofico e politico tentando al contempo di cogliere su questi ambiti il riscontro del dibattito internazionale ed intervenire così con una proposta il più possibile autorevole. Ma qui è d’obbligo arrestare la penna, perché il giudizio ad altri spetta.

Nuovi piombi, dunque, per una “zattera” sulla quale tentare la navigazione mai certa per il limite che contraddistingue l’agire umano e le sue debolezze, ma che vuole essere sempre libera perché non costretta entro i letti di Procuste di varia natura su cui giacciono, loro malgrado, molte delle pubblicazioni scientifiche.
Come procedere, passo dopo passo e rigo dopo rigo, lungo quest’affascinante itinerario da molti tentato?
Memori, sempre, del felice monito valido pure per chi sceglie di navigare con “nuovi piombi” sulla “zattera” della ragione: «caminante, no hay camino, se hace camino al andar».
Memori, per sempre, che lo sguardo del ricercatore come quello del viandante si scontra col limite ideologico solo se rivolto verso il tenore basso del muro dei pregiudizi e mai se aperto al rischio alto della sapienza e della ricerca della verità e della verità per se stessa.

“Senzaltro e nonostantetutto”, buona navigazione.