Legami, con luci ed ombre: patriottismo repubblicano, patriottismo costituzionale e costituzione del patriottismo [1]
di Alberto Nones
United Arab Emirates University


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Abstract

This paper argues that patriotism is an important, inescapable concept and sentiment, with which most if not all citizens have to deal in one way or another. It first briefly presents the way in which two major traditions—republican patriotism and constitutional patriotism—have been advancing a praise of some particular understanding of patriotism. In the second section, the paper aims to show how these arguments for patriotism are indeed partial, inasmuch as patriotism, both as a concept and as the practice of a sentiment, inherently has problematic (if not negative) aspects to it. The paper concludes that, precisely because some sort of patriotism is unavoidable within the Westphalian state system we live in, political theory and civil societies should honestly reflect and act upon it, provided they are fully aware of and keep always in mind both patriotism’s prospects and patriotism’s problems.

 

“Patriottismo” è parola che solitamente, anche in un dibattito intorno alla cittadinanza, si trova preferibile non scomodare. Forse perché il tema del patriottismo riverbera comunque in qualsiasi discussione che abbia a che fare con la cittadinanza? O forse perché, al contrario, patriottismo è parola controversa, che richiama idee di regime, di sacrificio e di guerra che non si vogliono rievocare? Alla luce di questo saggio, dovrebbe emergere come siano vere entrambe le ipotesi. Nella prima parte, cercherò di gettare luce su due concezioni del patriottismo che intendono chiarire il concetto, se non proprio imbrigliarlo, in un’aura di luminosa centralità per ogni discorso di cittadinanza, essendo il patriottismo forma fondamentale del legame fra cittadini e tra cittadini e cosa pubblica. Nella seconda parte, cercherò di mostrare alcune delle problematicità e dei lati d’ombra che rimangono, e che fanno del patriottismo quel tema affascinante che davvero, in maniera sfuggente, informa o non informa, in positivo o in negativo, il nostro essere cittadini, dotati di diritti e tenuti a dei doveri.

1.

V’è un nesso apparentemente non-complesso che lega patriottismo e ordine pubblico costituito e costituzionalizzato, secondo una tipologia di narrazione come quella che segue: su un sistema costituzionale si regge l’ordinamento di uno stato in cui si manifesta la volontà politica di un popolo in un determinato territorio, territorio che viene generalmente indicato da questo popolo, affettivamente, come patria. Una connessione tra concetti di questo tipo è apparentemente non-complessa in quanto risponde ad una comprensione generalmente accettata, sebbene non sempre esplicitata, del significato dei termini base “sistema costituzionale”, “stato”, “popolo”, “territorio”, “patria” e, in maniera ancora meno esplicitata, quell’avverbio “affettivamente”. A questo tipo di impianto narrativo si richiamano ad esempio, seppure in modo diverso, le concezioni del patriottismo repubblicano e del patriottismo costituzionale, che vado succintamente a presentare.
Una importante tradizione della teoria politica contemporanea ha inteso mostrare come vi sia una chiarezza di fondo nell’idea di patriottismo repubblicano, che si esprime quando l’ordinamento dello stato a cui si rivolge il sentimento di attaccamento è una repubblica. Non è mio obiettivo in questa sede scandagliare criticamente questa pretesa, ma di tratteggiarla seppure per sommi capi. Secondo una ricostruzione di riferimento,[2] , emerge dalla letteratura della teoria politica occidentale classica (segnatamente italiana e, prima, romana), e si sviluppa nel corso dei secoli, una concezione seconda la quale il patriottismo repubblicano è una passione caritatevole, dove per carità si intende un amore che antepone al bene privato il bene comune, rivolta nei confronti della repubblica e dei concittadini. Si tratta di una passione razionale, cioè politicamente giustificata dalla finalità del conseguimento del bene comune, ma non universalistica e astratta, in quanto essa sempre si rivolge a particolari cioè storiche repubbliche, e a particolari cioè storici concittadini, a cui ci si sente legati.
Quanto all’evoluzione di questa concezione basilare del repubblicanesimo classico, una prima trasformazione o un primo perfezionamento coincideva con l’associazione, tra Trecento e Quattrocento, di caritas reipublicae / caritas civium romane con tutto quel sostrato spirituale cristiano che rende possibile—quando inteso in senso autentico e non meramente clericale—onorare e difendere la patria con senso del dovere, moralità, dedizione e grandezza d’animo. Tra Cinquecento e Seicento, si univa poi alla concezione così ottenuta di patriottismo un’enfasi sul principio dell’uguaglianza come unico vero legame capace di creare una comunità di interessi, in chiave sia di affermazione dell’autorità della legge sia di tutela nei confronti del governo che tale autorità incarna. Fondamentale era quindi il momento settecentesco, in cui viene rinforzata l’equazione non tra patria e una qualsiasi relazione tra territorio, governo e popolo, ma tra patria e stato di libertà, attualizzato nella forma repubblicana. Si deve al pensiero politico del Settecento anche una più netta caratterizzazione del patriottismo come sentimento non naturale ma artificiale, dove per artificiale si intende un sentimento razionale passibile di essere non solo accresciuto, ma di per se stesso fondato, su un’azione di governo volta a garantire la libertà attraverso buone leggi, delle quali i cittadini siano o quantomeno si sentano compartecipi. Tale accento sull’importanza dell’autogoverno dei cittadini dava vita successivamente, in Italia, nell’Ottocento, a due forme di patriottismo, quello di Cattaneo, declinato in senso federalista a fondare l’unità del legame di cittadinanza sulla partecipazione all’amministrazione della cosa pubblica a vari livelli, da quello locale a quello nazionale, e il patriottismo di Mazzini, più concentrato sugli aspetti per eccellenza unitari e unificanti di una politica essenzialmente nazionale.
Sull’ultima qualificazione, “nazionale”, verte l’altro snodo fondamentale dell’evoluzione del patriottismo, ovvero il suo rapporto con il nazionalismo. In questa fase, patriottismo e nazionalismo conoscono una certa contiguità, ma rimangono distinti e a ben vedere rimarcano la loro distinzione. [3] Il patriottismo riconosce il senso di legame tra simili che sta al centro del senso di nazione, ma tiene ferma la barra su una più grande e moralmente preordinata appartenenza, quella al genere umano, rispetto alla quale appartenenza il patriottismo viene prima solo in quanto è attraverso di esso, cioè attraverso l’esistenza in una nazione storicamente determinata e concretamente organizzata in una patria libera, che si realizza la altrimenti solo astratta umanità. [4] La differenza tra patriottismo e nazionalismo diventa quindi una netta differenza di accenti: l’accento del patriottismo è posto su di un’organizzazione politica (cioè costruita)—senz’altro culturalmente caratterizzata da un principio di nazionalità—in una patria libera, ovvero una repubblica; l’accento del nazionalismo prescinde di per sé dal carattere di libertà dell’ordinamento, in quanto prioritario è l’aspetto identitario (considerato come naturale) di un popolo che si sente tale sulla base di fattori essenzialmente culturali, etnici, o religiosi, ovvero fondamentalmente pre-politici, e non necessariamente legati ad un determinato territorio. [5] Non solo sulla centralità o meno della dimensione politica e di libertà, tuttavia, si gioca la differenza. In questo snodo evolutivo, vanno a delinearsi due visioni di nazione destinate a divaricarsi sempre più: una intesa su un senso di superiorità della nazione, incentrata sulla omogeneità culturale e ostile a chi, al suo interno, non ottemperi ai criteri di nazionalità stabiliti, così come ostile a chi, al suo esterno, appartenga ad altre nazioni o più generalmente “solo” al genere umanità; l’altra visione di nazione, nel solco della quale continuerà la tradizione del patriottismo repubblicano, intesa su un senso di appartenenza meno essenzialista ed esaltato, seppur sempre—diversamente dal più neutrale e volontario “nazionalismo liberale” —[6]spiccatamente caratterizzato dalla cultura e dalla storia particolari di una repubblica, [7] che vanno coltivati attraverso commemorazioni storiche. Questo delle commemorazioni è punto chiave che va a completare la concezione repubblicana del patriottismo. S’è visto infatti come, già in una fase iniziale, fosse stato impiantato sull’amore per la repubblica e i concittadini un amore caritatevole di tipo cristiano, fondato su senso morale e senso del dovere. Tale impianto è cruciale, perché, attraverso un puro e semplice richiamo agli interessi comuni, si possono eventualmente indurre i cittadini all’azione, ma difficilmente si può fornire loro una autentica motiv-azione, che solo può trovare forza nel profondo dell’animo di ogni singola persona. Ora, tanto più in quanto un patriottismo repubblicano del Ventunesimo secolo generalmente si trova e non si può trovare che immerso in un contesto nazionale di grande diversità culturale, [8] un richiamo diretto alla motivazione religiosa, per quanto questa sia il massimo ideale a cui si possa ambire, non risulta teoricamente soddisfacente, né storicamente praticabile: non da una religione particolare, ma proprio dal patriottismo stesso, come passione artificiale alimentata dal culto della commemorazione di quanti, nella storia comune, hanno degnamente operato e si sono sacrificati per il bene e la libertà della patria, poteva quindi sorgere l’obbligo morale a proseguire la costruzione di un sempre più perfetto e più saldo legame di libertà nella repubblica.
Dal canto suo, il patriottismo costituzionale, che mi accingo ora a sintetizzare riprendendo uno dei suoi principali esponenti —[9] ma la formula risale al Verfassungspatriotismus di Dolf Sternberger, le eleborazioni teoriche del quale, tuttavia, rimasero all’interno di un più tradizionale alveo statalista e repubblicano rispetto al pensiero post-nazionale e post-tradizionale di Habermas—, [10] è ad un tempo, paradossalmente, più concreto e più astratto di quello repubblicano. Più concreto perché il patriottismo costituzionale non rimanda a qualcosa di così vasto, e quindi sciolto, come la cultura di una nazione e l’ordinamento che essa si dà per garantire la sua libertà, ma pertiene ad un sentimento di attaccamento che richiama qualcosa di più delimitato, cioè la costituzione dell’ordinamento (non necessariamente una costituzione scritta), che deriva espressamente da una storia—in Germania, una storia legata indissolubilmente all’esperienza catastrofica della Seconda Guerra Mondiale e del Nazionalsocialismo, con tutti i crimini ad essi connessi. [11] Più astratto per il medesimo motivo, ovvero perché l’attaccamento che il patriottismo costituzionale va a costituire non si fonda sui contenuti culturali di una forma di vita che il popolo può sentire, nel presente, come propriamente sua, ma su principi enunciati soprattutto sotto forma di diritti e perciò, per quanto derivanti da una storia, inevitabilmente astoricizzati in un documento o un ordine (di natura comunque positiva) dalle aspirazioni universalistiche.

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