RONALD COASE E L’ANALISI ECONOMICA DEL DIRITTO.
OSSERVAZIONI CRITICHE
di Carlo Lottieri
Università degli Studi di Siena


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1 «Ce que finalement les gens n’aiment pas dans la théorie économique, c’est qu’elle nous rappelle le principe de réalité» (Bertrand Lemennicier, La morale face à l’économie, Paris, Edition d’Organisation, 2006, p. 280).
2 In ambito italiano, Bruno Leoni è talora considerato uno dei padri della L&E proprio perché ha sviluppato una riflessione di carattere “individualista” e “razionale” sul diritto, che nella sua teoria sarebbe il risultato dell’incontro delle pretese avanzate dai singoli. In occasione di un convegno dell’European Association for Law and Economics tenutosi a Vienna nel settembre del 2001, Richard Posner – dopo aver parlato di Hayek e del suo contributo alla L&E – ha affermato che «una teoria del diritto praticamente identica è proposta da Bruno Leoni in Freedom and the Law» (Richard Posner, “Kelsen, Hayek, and the Economic Analysis of Law”, p. 30, nota 57 http://allserv.rug.ac.be/~bdpoorte/EALE/posner-lecture.pdf).
3 Quello che è in discussione, ovviamente, non è l’utilizzo degli strumenti matematici da parte degli operatori economici (e lo stesso Mises sviluppa la sua riflessione contro la pianificazione proprio rilevando l’impossibilità del calcolo economico in assenza di prezzi di mercato), ma l’incomprensione del carattere soggettivo del valore e – come si metterà in evidenza più avanti – l’adozione di una classificazione cardinale invece che ordinale. In tal modo la conseguenza è di farsi accecare dai prezzi e, quindi, dai numerari al centro delle transazioni.
4 Ronald Coase, “Il problema del costo sociale” (1960), in Impresa, mercato e diritto, Bologna, il Mulino, 2006, pp. 199-259.
5 Arthur C. Pigou, The Economics of Welfare, London, Macmillan, 1934.
6 L’espressione Coase Theorem si deve a George Stigler.
7 Per Coase, ad esempio, «il problema economico nei casi di effetti dannosi è quello di massimizzare il valore della produzione» (Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 215).
8 In merito a tali controversie, che certo qui non possono essere prese in esame, mi limito a rinviare a due testi fondamentali e tra loro diversissimi per tradizione culturale e orientamento: Leo Strauss, “Il diritto naturale e la distinzione tra ‘fatti’ e ‘valori’”, in Diritto naturale e storia, Genova, il melangolo, 1990 (1953), pp. 42-89; Hilary Putnam, Fatto/valore: fine di una dicotomia e altri saggi, Roma, Fazi, 2004 (2002).
9 Ronald Coase, “La natura dell’impresa” (1937), in Impresa, mercato e diritto, pp. 73-95.
10 Come rilevò qualche anno dopo lo stesso Coase, «lo scopo del mio articolo su “La natura dell’impresa” fu proprio quello di dare una spiegazione all’impresa e di indicare ciò che determina il tipo di attività di cui essa si prende carico» (Ronald Coase, “The Relevance of Transaction Costs in the Economic Analysis of Law”, in The Origins of Law and Economics: Essays by the Founding Fathers, a cura di Francesco Parisi e Charles K. Rowley, Cheltenham, Elgar, 2005, p. 202).
11 Agli albori dell’avvento della moderna azienda industriale, lo stesso spazio fisico della produzione è spesso occupato non soltanto dai dipendenti della fabbrica, ma anche da contractors indipendenti i quali negoziavano con l’azienda i servizi di cui essa aveva bisogno e a loro volta assumevano propri dipendenti, spesso retribuendoli a giornata. Sul tema si veda: David Nelson, Taylor e la rivoluzione manageriale, Torino, Einaudi, 1988 (1980), p. 46.
12 Ronald Coase, “Il faro nell’economia” (1974), in Impresa, mercato e diritto, pp. 291-317.
13 Ronald Coase, “The Relevance of Transaction Costs in the Economic Analysis of Law”, p. 218.
14 Ronald Coase, “Il faro nell’economia”, p. 315.
15 L’articolo fu anche scritto in un linguaggio privo di tecnicismi e accessibile a ogni giurista, e ciò ne ha sicuramente favorito il successo.
16 Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 246.
17 Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 208.
18 Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 214.
19 Walter Block, “Coase and Demsetz on Property Rights”, Journal of Libertarian Studies, 1, Spring 1977, pp. 111-116; Murray N. Rothbard, “The Myth of Efficiency”, in Mario J. Rizzo (a cura di), Time, Uncertainty, and Disequilibrium, Lexington MA, Lexington Books, 1979, pp. 92-98; Gary North, The Coase Theorem: A Study in Epistemology, Tyler TX, Institute for Christian Economics, 1992; Roy E. Cordato, “Knowledge Problem and the Problem of Social Cost”, Journal of the History of Economic Thought, 14, Fall 1992, pp. 209-224.
20 Nelle parole di Richard Posner, «la domanda rilevante (…) è chi potrebbe evitare la perdita al minor costo, e su chi cada “realmente” il danno» (Richard Posner, Economic Analysis of the Law, Boston, Little Brown, 1973, p. 94).
21 Per Richard A. Epstein, «sarebbe un grave errore dire che prima che si invochino i rimedi giuridici le basi della disputa rivelavano un danno reciproco (…). La nozione di reciprocità causale non dovrebbe essere confusa con la nozione di riparazione di un danno causato» (“A Theory of Strict Liability”, Journal of Legal Studies, 2, 1973, p. 165). Ancor più netta è la condanna espressa da Gary North, secondo il quale nel momento in cui definisce reciproci i danni connessi ad esternalità «il teorema di Coase svuota l’autentica nozione di giustizia distruggendo la nozione di vittima», e questo perché «il proprietario perde il proprio diritto di impedire agli invasori di appropriarsi di una parte o della totalità del valore del suo patrimonio» (Gary North, “Undermining Property Rights: Coase and Becker”, The Journal of Libertarian Studies, vol. 16, n. 4, Fall 2002, p. 98).
22 Nell’articolo del 1960 si afferma che «si darà luogo a una ridefinizione dei diritti solo quando l’incremento nel valore della produzione che ne deriva è maggiore dei costi sopportati nel realizzarla» (Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 218).
23 Roy E. Cordato, “Toward an Austrian Theory of Environmental Economics”, The Quaterly Journal of Austrian Economics, vol. 7, n. 1, Spring 2004, p. 10. Come ha scritto Cordato, per gli austriaci «l’efficienza è un problema “prasseologico”, volto quindi a obiettivi individuali, e non un problema di massimizzazione del valore. Da una prospettiva politica, allora, l’efficienza sociale è garantita se e quando le istituzioni legali facilitano una coerenza tra i fini che gli attori stanno perseguendo e i mezzi che stanno scegliendo per raggiungere tali obiettivi» (Roy E. Cordato, “Toward an Austrian Theory of Environmental Economics”, p. 4).
24 Per Coase quella che i costi di negoziazione siano nulli è «un’ipotesi molto poco realistica» (Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 218).
25 Ronald Coase, “Il problema del costo sociale”, p. 221.
26 Negli schemi della teoria di Mises vengono contestati alcuni elementi cruciali del positivismo dominante l’economia e, in particolare, la trasposizione nell’ambito della riflessione sulla società degli strumenti metodologici propri delle scienze naturali. Nella prasseologia misesiana, invece, il qualitativo ha la meglio sul quantitativo.
27 Per Mises, «l’azione è un tentativo di sostituire uno stato di cose più soddisfacente a uno meno soddisfacente». Così ogni volta che agiamo «una condizione meno desiderabile è barattata in cambio di una più desiderabile. Ciò che soddisfa meno è abbandonato per ottenere qualcosa che piace di più» (Ludwig von Mises, Human Action. A Treatise on Economics, Auburn AL, Ludwig von Mises Institute, 1998 [1949], p. 97).
28 L’insignificanza di questa sfasatura tra il giudizio ex ante ed ex post è in primo luogo correlata al fatto che nessuno (e quindi nemmeno un pianificatore) può conoscere il futuro, e quindi è sempre e comunque razionale lasciare la scelta decisionale nelle mani di chi, quanto meno, conosce perfettamente le proprie attuali preferenze.
29 «L’azione classifica e gradua; originariamente essa conosce soltanto i numeri ordinali, e non i cardinali» (Ludwig von Mises, Human Action, p. 119).
30 James M. Buchanan, Costo e scelta. Un’indagine di teoria economica, Torino, Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi”, 1993 (1969), p. 96.
31 È questa la formula introdotta da Rothbard in uno dei suoi primi scritti. Cfr. Murray N. Rothbard, “Toward a Reconstruction of Utility and Welfare Economics” (1956), ora in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, London, Elgar, 1997, p. 212.
32 La critica di Mises alla possibilità stessa del socialismo poggia su questo: cfr. Ludwig von Mises, “Die Wirtschaftsrechnung im sozialistischen Gemeinwesen” (1920), in seguito riutilizzato all’interno di un’opera più vasta quale fu Socialismo. Analisi economica e sociologica, Milano, Rusconi, 1981 (1922).
33 L’aggettivo “psichici” è qui posto solo per evidenziare il carattere non necessariamente monetario di tale beneficio, ma è chiaro che in economia ogni vantaggio è psichico (anche quando è mediato da arricchimenti monetari o di altra natura), dato che l’azione è umana e quindi risponde agli interessi e alle aspirazioni dei decisori stessi.
34 Gerald O’Driscoll – Mario J. Rizzo, L’economia del tempo e dell’ignoranza, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002 (1996), p. 36. Va sottolineato come in questo volume i due autori sviluppino spunti (a partire dal riferimento ad autori come Bergson e Husserl) che Mises stesso aveva già annunciato in Human Action (pp. 100-1).
35 Gerald O’Driscoll – Mario J. Rizzo, L’economia del tempo e dell’ignoranza, p. 144.
36 Per Agostino, sarebbe un errore ritenere che «il tempo è il movimento di un corpo» e questo perché in realtà «è la coscienza che misura il tempo» (Aurelio Agostino d’Ippona, Confessioni, libro XI, § 24 e § 26).
37 Cfr. Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State, Auburn AL, The Ludwig von Mises Institute, 1993, pp. 560-660.
38 La monetarizzazione dell’economia sembra fare schermo ad un fatto elementare: che si scambiano sempre beni (o servizi) contro beni (o servizi). Chi accetta una data quantità di denaro lo fa perché ritiene che potrà usare quelle risorse per disporre in futuro di qualcosa che gli manca e che è interessato ad avere.
39 James M. Buchanan, Costo e scelta.
40 Chi rilevasse che le motociclette sono un mezzo assai poco adeguato a fungere da moneta e strumento di scambio (oltre che di calcolo e accumulo) esprimerebbe un’opinione fondata, ma estranea alle questioni qui esaminate.
41 Un utilizzo di questo modello libertario, largamente frainteso nelle sue caratteristiche fondamentali, è ad esempio evidente in: Guido Calabresi, “La responsabilità civile come diritto della società mista”, Politica del diritto, 1978, 6, pp. 437-446.
42 Si tratta di un fenomeno assolutamente normale, che riguarda – ad esempio – anche il mercato del lavoro.
43 Stephen Davies, “Pianificazione urbanistica di laissez-faire”, in David T. Beito, Peter Gordon, Alexander Tabarrok (a cura di), La città volontaria, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, p. 23.
44 In altri casi, invece, tali commons possono essere emersi storicamente, essenzialmente a seguito di un processo di “occupazione originaria” che non ha visto un rapporto lineare tra un individuo e un bene, ma invece tanti individui che hanno in vario modo interagito con la stessa porzione di realtà. La fonte di legittimazione di diritti tradizionali come il legnatico o il pascolatico è essenzialmente di questo tipo.
45 Al riguardo, sul piano teorico sono di fondamentale interesse gli studi di ontologia e antropologia giuridica sulla proprietà come “fascio di diritti”, secondo l’espressione introdotta da Henry Maine. Quest’ultimo parlava di «university (or bundle) of rights and duties», e per universitas juris egli intendeva «una selezione di diritti e doveri uniti dalla singola circostanza di essere appartenuti in un momento ad una singola persona» (Henry Sumner Maine, Ancient Law. Its Connection with the Early History of Society and its Relation to Modern Ideas, New York, Dorset Press, 1986 [1861], p. 148). Ora però la nozione si è molto allargata, essendo utilizzata soprattutto in tutte quelle situazioni in cui è necessario distinguere i diversi titoli che concernono il medesimo oggetto fisico e che non sono necessariamente posseduti dalla medesima persona. Per alcune originali riflessioni che muovono da questo assunto si veda: Murray N. Rothbard, “Law, Property Rights, and Air Pollution”, Cato Journal, vol. 2, n.1, S pring 1982, pp. 55-99; Barry Smith – Leonardo Zaibert, “The Metaphysics of Real Estate”, Topoi, 20, 2, September 2001, pp. 161-172.

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