Citazione a mente del perenne limite dei mezzi di comunicazione, naturali o virtuali, nel servire l’intelligenza


 

«Ma non capite che nell’uomo, che è un vivente composto, si può dire questo, cioè (…) si può parlare di intelligenza dell’uomo e di pensiero dell’uomo. Non capite che dall’intelligenza deriva il pensiero, dal pensiero l’intenzione e dall’intenzione il logos (ma quale logos? Perché altro è secondo i Greci il logos, come facoltà principale che pensa, ed altro è l’organo per mezzo del quale si emette il logos; e l’uomo ora riposa e tace, ora parla e agisce). Ma Dio, essendo tutto quanto mente, tutto quanto logos, tutto quanto spirito che opera, tutto quanto luce, sempre il medesimo ed esistente allo stesso modo, come ci è conveniente pensare di Lui, e come apprendiamo dalle Scritture, non può ammettere in sé convenientemente disposizioni e divisioni di questo genere. Alla velocità dell’intelligenza umana dovuta alla sua natura spirituale non è in grado di prestare un adeguato servizio la lingua, che è materiale, per cui la nostra parola rimane soffocata dentro e viene proferita non in una volta sola, così come è stata concepita dalla intelligenza, ma una parte per volta via via che la lingua è in grado di somministrarla»

IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, Liber II, 28,4, tr. it. in ID., Contro le eresie e gli altri scritti (a cura di Enzo Bellini e già Giorgio Maschio), Jaca Book, Milano 2003, pp. 189-190.