Li Buyun, Lun renquan (Sui diritti umani),
Social Sciences Academic Press, Pechino 2010, pp. 332
di Maria Adele Carrai

Nella seconda parte, riguardante le vie per la realizzazione dei diritti umani, l’autore passa ad analizzare gli strumenti legislativi miranti alla piena attuazione dei diritti umani.
In un primo momento Li descrive la situazione internazionale attuale dei diritti umani, ed osserva come la loro protezione non abbia mai raggiunto nella storia livelli tali. Giunge addirittura ad affermare che i sistemi giuridici proteggono la persona in quanto tale, e che il modo in cui oggi vengono rispettati i diritti non ha mai conosciuto una tale universalità, sostanzialità ed effettività (p. 185).
Il fenomeno dei diritti umani si è esteso a sempre più paesi, Cina inclusa. L’autore osserva infatti come il trattamento dei diritti umani sia in questo paese drasticamente migliorato. Dopo il primo periodo di svolta nel 1978, con le riforme di apertura di Deng Xiaoping, e poi dagli anni’90, con la significativa pubblicazione del primo White Paper sui diritti umani, un evento che si potrebbe dire epocale) a cui l’autore dedica un intero articolo (pp. 234-255) è l’emendamento della Costituzione del 2004, in cui si dichiara che «lo stato protegge e promuove i diritti umani».
Tale emendamento è segno di una graduale armonizzazione della legge nazionale con la legge internazionale sui diritti umani, e vorrebbe riflettere il ruolo sempre più partecipe della Cina alle attività internazionali di protezione dei diritti umani (p. 225). Un esempio è stata la riduzione della tortura (pp. 196-97), ma anche l’irruzione di tutta una serie di nuovi principi: la divisione dei poteri e l’indipendenza del potere giudiziario (pp. 205-207), presunzione di non colpevolezza (pp. 207-209), principio di uguaglianza di fronte alla legge (pp. 209-211), il giusto processo (pp. 211-212).
Li dice che è di estrema importanza che uno stato armonizzi le proprie norme con quelle internazionali (p. 223), in quanto nella maggiore parte delle circostanze i diritti umani sono un affare che viene gestito a livello nazionale (p. 224). Il tema dell’armonizzazione richiama il rapporto fra diritto internazionale e diritto nazionale, ed in particolare, il rapporto fra principio del diritto internazionale di non interferenza della sovranità di uno stato e la protezione internazionale dei diritti umani. Di fronte a tale problematica l’autore segue il principio del diritto internazionale e delle Nazioni Unite, per cui comunque bisogna cercare di rispettare in primis la sovranità nazionale. Se da un lato Li non è d’accordo con chi dice che i diritti umani vanno oltre la sovranità, dall’altro è anche contrario a chi afferma che i diritti umani hanno un confine nazionale (p. 224). Infatti l’autore afferma che in certe situazioni la società internazionale può interferire nella sovranità dello stato (pp. 225-226) come ad esempio nel caso della lotta al terrorismo.
In questa seconda parte, Li enfatizza ancora una volta la centralità della persona attraverso la nozione “yirenweiben”, ossia la “persona prima”, inserita poi in un contesto di “sviluppo scientifico”, proprio del pensiero socialista (p. 257).
Il principio di yirenweiben ha diversi significati: sebbene nell’idea di progresso vi sia anche una componente materiale, non si può «solo guardare alle cose materiali, senza tenere in considerazione la persona» (p. 257); «il valore della persona è superiore a tutto»; «la persona è il fine non il mezzo» (p. 258). Li si preoccupa che la nozione yirenweiben non diventi però un motto vuoto di contenuto, e dice che è bene riferirsi a quelli che sono gli interessi, liyi, della persona, che nascono da bisogni innati naturali e sociali. Dal punto di vista pratico la realizzazione del principio di yirenweiben avviene così attraverso la rule of law e la protezione dei diritti umani.
Un’altra nozione che emerge in questa seconda parte, è quella di “progresso scientifico” (pp. 256-260), che «è la base sociale per la protezione dei diritti umani» (p. 256). Questo sviluppo «non può essere uno sviluppo per lo sviluppo» (p. 257), sostiene Li, ma deve avere al centro la persona ed i suoi bisogni (pp. 261-265). Ed in questo senso lo sviluppo scientifico è “totalizzante”, in quanto tiene conto di ogni aspetto della persona, dai suoi bisogni materiali a quelli spirituali e morali (pp. 259-260).
Nella terza ed ultima parte composta di sessanta pagine circa, l’autore tratta alcuni problemi specifici nella promozione e nell’attuazione dei diritti umani in Cina. Alcuni degli articoli raccolti in questa sede in realtà sono interviste rilasciate da Li (cfr. “Cittadini, popolo, eguaglianza giuridica”, pp. 273-278; La tempesta scatenata dallo “Stato giuridico dei criminali in Cina”, pp. 326-331).
Partendo dalla nozione di “cittadino”, dalla sua origine nell’Antica Grecia, fino ad arrivare a quella che è la sua definizione per l’autore, «solo coloro che hanno la cittadinanza cinese sono cittadini cinesi» (p. 271), Li passa a distinguere fra gongmin, cittadini e renmin, popolo, verso cui i diritti umani sono rivolti. Passa poi a trattare quelli che sono in Cina argomenti controversi che hanno attirato le critiche occidentali: il diritto alla libera informazione (pp. 279-286); il diritto allo sviluppo (pp. 287- 296); il diritto al lavoro (pp. 297-305) e alla non discriminazione (pp. 285-286); i diritti nelle regioni autonome (pp. 306-316); e poi l’ultima parte, composta da tre articoli è completamente dedicata al “diritto dei criminali” (pp. 317-331), che è stato profondamente influenzato dai principi contenuti nelle convenzioni internazionali, basti pensare solamente alla tortura, di come i diritti dei criminali e degli imputati siano aumentati, quantomeno in termini formali.
L’autore anche in questa terza parte, dopo avere descritto una serie di problematiche ed avere indicato delle possibili vie di uscita, si pone in maniera aperta e quasi dialettica.
In conclusione “Sui diritti umani”, sebbene in maniera frammentaria, ben sintetizza non solo quello che è il pensiero di Li in materia, ma costituisce anche una valida introduzione e mappatura di quelle che sono le problematiche teoriche e pratiche che si devono affrontare nel momento in cui si considerino i diritti umani in un paese come la Cina.
Dal punto di vista filosofico, Li ha cercato di dare risposte a quelle che sono questioni di non facile soluzione, come ad esempio il problema del fondamento dei diritti umani. L’autore, come si è osservato, ha elaborato una peculiare teoria sui diritti umani che prevede tre tipologie di diritti umani, yingyou renquan, fading renquan, shiyou renquan, con alla base la persona, e la nozione weirenyiben.
Sebbene l’autore affermi come sia importante valutare il livello di sviluppo di un certo paese nel giudicare il trattamento dei diritti umani, ciò che viene prima è sempre la persona, weirenyiben, e quei diritti che per natura propria dell’uomo (o che per prassi) sono già presenti nella società. Qui è il caso di ricordare l’opinione dell’autore riguardo al diritto allo sciopero, considerato da Li come vero e proprio diritto, nonostante la legislazione cinese non lo preveda.
Il pensiero di Li di certo ha influenzato le politiche del governo cinese e ha costituito un grosso stimolo per i circoli intellettuali cinesi. Per quanto riguarda questi ultimi Li più volte nel testo incita i suoi colleghi ad aprirsi al dialogo e a discutere senza timori anche quelle teorie che risultano “scomode” al partito. Discutere teorie scomode ed essere critici nei confronti del Partito, continua Li, non significa abbandonare la propria fede politica.
L’autore fa notare che vi sono alcune problematiche che permangono, e che le sue risposte non hanno la pretesa di essere né definitive né risolutive. Ciò che si può dire con fermezza, seguendo la visione progressista di Li, è che la storia cinese, come quella dell’umanità, rimane in tensione verso l’ideale dei diritti umani, e verso quella che Li definisce “liberalizzazione totale della persona”. Si può inoltre dire che negli ultimi anni in Cina si sono fatti grandi passi avanti in questa direzione e che la stessa opera “Sui diritti umani” ne è una prova concreta che meriterebbe una adeguata attenzione anche nel mondo occidentale.

Pages 1 2