EPISTEMOLOGIA E METODO DEL DIRITTO CANONICO IN KLAUS MÖRSDORF.
SPUNTI PER UNA RIFLESSIONE.
di Costantino-M. Fabris
(Studium Generale Marcianum – Venezia)


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Abstract
Klaus Mörsdorf (1909-1989) was one of the most important professors of canon law of XX century. He worked at the University of Munich (D) and there he founded the Institute of Canon Law, home of some the most important contemporary canon law specialists (i.e., E. Corecco, W. Aymans and A. M. Rouco Varela).
This article presents some of the main questions treated during his work, and proposes a new perpective on the thought of Mörsdorf, particularly on the epistemological and methodological questions in canon.

Per coloro i quali non hanno avuto modo di occuparsi di diritto canonico, il nome di Klaus Mörsdorf probabilmente non dirà molto, per chi, al contrario, abbia avuto modo di imbattersi nel diritto della Chiesa cattolica, anche solo in modo superficiale, tale nome evocherà senza dubbio qualche ricordo.
Klaus Mörsdorf, infatti, può essere definito, senza tema di essere smentiti, come uno tra i maggiori maestri della scienza canonistica del ventesimo secolo, e ciò non solamente per la sterminata produzione scientifica, che ha abbracciato praticamente ogni branca di tale materia, ma anche e soprattutto perché ha proposto una sistematica giuridica assolutamente innovativa e che, cosa di non secondaria importanza, ha dato luogo ad una vera e propria scuola canonistica, con numerosi ed illustri allievi e seguaci.
L’occasione, per riprendere alcune delle tematiche riguardanti i fondamenti metodologici ed epistemologici della produzione del grande canonista, è data dalla recente pubblicazione (Venezia, 2008) del volume dal titolo Fondamenti del Diritto canonico, nel quale il prof. Stefano Testa Bappenheim, della Università di Camerino, presenta la traduzione in lingua italiana di alcuni fondamentali articoli del canonista tedesco, affrontando anche, in una lunga introduzione, le tematiche principali affrontate dal maestro di Monaco.
Il testo presenta un grande interesse per gli studiosi del diritto canonico, in quanto rende fruibile in lingua italiana testi che sono rimasti, sino ad oggi, quasi esclusivamente nella loro versione originale: il tedesco, con tutte le difficoltà che tale lingua presenta per coloro i quali non la padroneggino in modo più che corrente.
L’operazione di traduzione, non è in realtà una novità assoluta, dal momento che in passato, svariati canonisti, hanno contribuito a rendere maggiormente fruibile il pensiero del Mörsdorf a tutti i non germanofoni . [1] Tuttavia, è la prima volta che vengono riprodotti i testi nella loro versione integrale, senza il “filtro” di coloro che avevano compiuto l’opera di traduzione.
Il lavoro del prof. Testa Bappenheim, è dunque meritevole senza dubbio di lode, dal momento che il pensiero originale dell’autore, è sempre la migliore fonte alla quale attingere, al fine di farsi un’idea quanto più precisa possibile circa la reale portata di esso. Ancora maggiore è l’interesse nel caso di specie, per almeno due ordini di motivi: da un lato il Mörsdorf, ha dato origine, come ricordato, ad una vera e propria scuola canonistica, meglio nota col nome di “Scuola di Monaco” ,[2] alla quale possono ascriversi alcuni dei maggiori canonisti del secolo XX e pure del XXI, che ha influito non poco anche sulla canonistica attuale; dall’altro in quanto egli contribuì, con la sua produzione assolutamente originale, a scatenare un vivace dibattito scientifico, circa alcune tematiche fondamentali del diritto della Chiesa, specialmente nel periodo conciliare (sia pre che post) ed in quello di codificazione del nuovo Codex Iuris Canonici [CIC] . [3]

1. Klaus Mörsdorf: vita ed opere .
Klaus Mörsdorf nasce a Muhl, nelle vicinanze di Treviri (Renania-Palatinato), il 3 aprile del 1909. Conseguito il diploma di maturità, si dedicò allo studio della filosofia, della teologia e del diritto, e nel 1931, si laureò in Giurisprudenza all’Università di Colonia. Successivamente iniziò a prepararsi per il sacerdozio, studiando teologia nei seminari di Fulda e Berlino, presso lo Studium Generale St. Georgen di Francoforte ed all’Università di Monaco di Baviera e, nel 1936, venne ordinato sacerdote a Berlino ove esercitò per breve tempo il suo ministero pastorale. Ritornato a Monaco, su richiesta del suo maestro, prof. Eduard Eichmann, si laureò in Teologia nel 1939, prima che la Facoltà venisse chiusa dalle autorità naziste.
Gli anni della guerra lo vedono alla Facoltà di Teologia di Münster (Westfalia), dapprima come assistente e successivamente come libero docente. Nel 1943, divenne professore supplente presso la stessa Facoltà, senza riuscire a divenire ordinario per l’opposizione delle autorità naziste.
Al termine della guerra divenne professore ordinario a Münster, ma subito il suo vecchio maestro Eichmann lo chiamò a Monaco di Baviera per sostituirlo. Alla morte di Eichmann nell’aprile del 1946, Mörsdorf divenne, dal maggio di quello stesso anno, professore ordinario presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Monaco di Baviera. Da subito si adoperò per la fondazione, in seno a detta Facoltà, di un Istituto di Diritto Canonico, Istituto che venne ufficialmente eretto il 17 marzo 1947: era la prima istituzione del genere in Germania; Mörsdorf diresse ininterrottamente l’Istituto sino al 1977.
Numerosissimi i riconoscimenti accademici e non, conseguiti dal canonista monacense nel corso della sua carriera, tra i quali si ricordano: nel 1953 la nomina a componente della Accademia bavarese delle scienze, nel 1955 quella all’Advisory Board dell’Institute of Research and Study in Medieval Canon Law di Washington D. C., nel 1962 la nomina a prelato pontificio, nel 1976 la laurea honoris causa in Diritto canonico all’Università di Lovanio, nel 1983 la nomina a protonotario apostolico.
I temi trattati da Mörsdorf, nel corso della sua lunghissima carriera, hanno abbracciato praticamente tutta la scienza canonistica: dalle nozioni ecclesiologiche sulle quali si fonda il diritto canonico, alla differenziazione tra foro esterno e foro interno, dall’appartenenza alla Chiesa, alla sacra potestas, dalla posizione dei laici nella Chiesa, all’ufficio ecclesiastico, alle questioni epistemologiche, senza dimenticare le questioni riguardanti la storia del diritto canonico, il diritto processuale, quello amministrativo .
[5] Egli fu uno dei principali protagonisti dell’opera di redazione della nuova codificazione canonica del 1983. Fu infatti nominato consultore nell’apposita commissione per la revisione del CIC del 1917, e partecipò ai lavori nei seguenti coetus studiorum : [6] De Lege Fundamentali Ecclesiae, De ordinatione systematica Codicis Iuris Canonici, De Normis generalibus deque personis physicis et moralibus, De Sacra Hierarchia . [7] Di particolare interesse appare, in ordine alla nostra analisi, la partecipazione del nostro al coetus riguardante l’ordinazione sistematica del Codice: questa fu la prima sottocommissione ad essere istituita ed iniziò ad operare sin dal novembre del 1967, essa stabilì la struttura portante della nuova codificazione canonica, e pure la metodologia da seguire nella redazione della stessa.
Mörsdorf si spense nelle vicinanze di Monaco di Baviera nel 1989.

2. L’adeguamento del Diritto canonico, alla realtà ecclesiale.
Un primo scritto, presentato nel volume curato dal prof. Testa Bappenheim, riguarda proprio il pensiero del canonista monacense, riguardante l’allora prospettato adeguamento del CIC del 1917 alla nuova realtà ecclesiale, che andava in quel periodo appena intravedendosi, essendo in corso i lavori preparatori al Concilio.
Come noto, il 25 gennaio del 1959, Papa Giovanni XXIII annunciava a sorpresa l’intenzione di convocare un Concilio Ecumenico, e di voler inoltre riformare l’ordinamento giuridico della Chiesa .[8]
Se il primo annuncio, suscitò enorme scalpore, e tuttavia appare oggi come un evento non totalmente imprevedibile , [9] ben più imprevedibile era l’annuncio di una riforma del CIC17, che il Pontefice definì addirittura come: «auspicato e atteso aggiornamento» . [10] Il Codice promulgato nel 1917 appariva infatti, un monumento giuridico assolutamente intangibile, tanto che nessun autore dell’epoca aveva mai nemmeno prospettato una sua possibile revisione , [11] anche se il meccanismo per introdurre possibili modifiche era in realtà previsto .[12] Di che cosa si sarebbe occupato il Concilio, e quale sarebbe stata la sua reale portata sulla vita stessa della Chiesa, erano temi quasi sconosciuti, tanto che un grande teologo aveva ad affermare: «Non si esagera affatto dicendo che non c’è mai stato un Concilio la cui tematica sia stata così segreta e sconosciuta, almeno per gli estranei ad esso, come lo è questo. […] Oggi invece sappiamo soltanto che il Concilio viene convocato e che si occuperà del rinnovamento della Chiesa […] formeranno tema di discussione al Concilio tutte le questioni che da un lato vengono sentite dalla Chiesa come urgenti e d’impellente necessità, e dall’altro canto tali questioni devono venir affrontate “per via conciliare” e non in altri modi» .[13] Nello scritto, ora riproposto nella sua versione italiana con il titolo “Riflessioni sull’adeguamento del Codice di Diritto Canonico” , [14] Mörsdorf tenta di proporre alcuni temi chiave che dovranno essere affrontati da coloro che saranno occupati nell’opera di revisione codiciale.
Per quanto riguarda l’ambito del nostro breve approfondimento, segnaliamo che il canonista monacense ritiene adeguamenti tecnici necessari, quelli riguardanti la sistematica del Codice e la terminologia in esso utilizzata: «La sistematica del CIC ha assolutamente bisogno d’una revisione. Ci si potrebbe a malapena limitare a piccole correzioni nella disposizione del materiale, ma è assolutamente necessario intraprendere notevoli interventi, soprattutto nel diritto costituzionale. […] la sistemazione della terminologia del CIC è un importante proposito per la comprensione della legge…» .
[15] Ma nel prosieguo dell’articolo si capisce subito che il nostro A., ritiene le modifiche al diritto costituzionale, la vera sfida della nuova codificazione. Egli indica alcuni temi di discussione assolutamente necessari non solamente per il lavoro di codificazione, ma anche per quello conciliare: una migliore individuazione dei criteri di appartenenza alla Chiesa visibile; la definizione della potestas ordinis e della potestas iurisdictionis; una migliore definizione della figura del laico; la specificazione del concetto di ufficio ecclesiale; una distinzione tra foro esterno e foro interno; il rapporto fra Papa e Vescovi; lo sviluppo delle Conferenze Episcopali come organismi intermedi di governo.

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