Gli argomenti del giurista
tra «premesse» e «strategie» interpretative
di Federico Casa

c) Secondo altri Autori, la simulazione sarebbe riconducibile alla teoria del negozio perfetto ma inefficace tra le parti in dipendenza dell’autoregolamento d’interessi intervenuto tra le parti stesse. «Il dato necessario e sufficiente che identifica la simulazione non può essere identificato nella divergenza fra causa tipica del negozio e intento pratico perseguito dalle parti» né tantomeno nella divergenza tra dichiarazione e volontà, ma è piuttosto «l’apparenza intenzionale di un negozio che per accordo delle parti non corrisponde in tutto in parte al loro reale rapporto. La simulazione integra pertanto un’ipotesi di inefficacia del contratto per volontà delle parti»104. d) Da ultimo, la simulazione è costruita come un duplice regolamento di rapporti derivante da una duplicità di dichiarazioni, in altri termini, una particolare forma di manifestazione dell’autonomia privata, attraverso la quale il legislatore civilistico consente di costituire un duplice regolamento di rapporti: uno fra le parti contenuto nell’accordo simulatorio, l’altro rispetto ai terzi contenuto nel contratto simulato; il fenomeno simulatorio viene pertanto ricostruito non quale effetto del contrasto tra volontà e dichiarazione ma quale risultato di due dichiarazioni105. Ciò detto, verifichiamo come alcuni elementi essenziali della simulazione vengono ricostruiti diversamente a seconda della teoria giuridica che si ritiene di dover seguire. Il primo comma dell’art. 1414 c.c. stabilisce che “il contratto simulato non produce effetto tra le pari”. Si discute ancora oggi sulla natura di tale inefficacia. La dottrina che configura la simulazione quale divergenza tra volontà e dichiarazione, così come le teoriche che la ricostruiscono come una mancanza di causa nel senso che di essa il negozio viene privato attraverso l’accordo simulatorio, oppure ancora una causa inidonea a giustificare una tutela giuridica, oppure un abuso della causa nel senso di una divergenza tra causa tipica del negozio e l’intento pratico perseguito dalle parti, riconducono l’inefficacia del contratto simulato nell’alveo della nullità con tutte le conseguenze che ne possono derivare ex art. 1418 c.c., anche se per ragioni diverse, mancanza di causa gli uni, mancanza di volontà gli altri. Quegli Autori, invece, che riconducono la simulazione alla teoria del negozio perfetto ma inefficace tra le parti in dipendenza dell’autoregolamento d’interessi intervenuto tra le parti stesse, sostengono che il contratto simulato non è nullo per mancanza di volontà o di causa, ma solo relativamente inefficace, cosicché il legislatore, attribuendo rilevanza all’accordo simulatorio, nella simulazione assoluta avrebbe stabilito una situazione oggettiva di piena e definitiva inefficacia tra le parti, mentre in quella relativa all’inefficacia del contratto simulato farebbe riscontro la piena efficacia tra i contraenti del diverso contratto dissimulato qualora di esso ricorrano i requisiti di sostanza e di forma. Altri Autori ancora, i quali sostengono la simulazione quale divergenza tra volontà e dichiarazione ricostruiscono l’inefficacia del negozio simulato addirittura come “inesistenza”106, mentre da ultimo altri ancora, a partire dai medesimi presupposti teorici, ricostruiscono tale vizio come annullabilità107. Verifichiamo subito le conseguenze che ne derivano in tema di legittimazione a far valere la simulazione e rilevabilità d’ufficio. Per coloro che la ricostruiscono come inesistenza o nullità, essa è rilevabile da chiunque ne abbia interesse ex art. 1418, I c.c. essendo sempre rilevabile d’ufficio; per gli Autori che la ricostruiscono come annullabilità trova applicazione l’art. 1441 c.c.; infine per coloro i quali si tratta di una ipotesi di inefficacia relativa, essa non è rilevabile d’ufficio, né può essere fatta valere da chiunque ne abbia interesse. Evidentemente, lo stesso ragionamento potrà essere svolto qualora si voglia verificare l’applicazione alla simulazione dell’istituto della conversione ex art. 1414 c.c. dettato in tema di nullità e non applicabile all’inefficacia relativa e all’annullabilità, nonché quello della convalida di cui all’art. 1425 c.c. prescritto in tema di annullamento e non applicabile alle nullità. Analizziamo ancora l’interpretazione dei termini sostanza e forma indicati dal secondo comma dell’art. 1414 c.c. che disciplina il cosiddetto “negozio dissimulato” in forza del quale “se le parti hanno concluso un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra le parti il contratto dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma”. La scienza giuridica che configura la simulazione quale divergenza tra volontà e dichiarazione afferma che il contratto dissimulato potrà avere effetto solo se il suo contenuto sia lecito possibile determinato o determinabile (nel caso di simulazione relativa soggettiva quando il contraente effettivo sia legittimato a porre in essere quel particolare negozio)108. Quella dottrina che pensa invece alla simulazione come un abuso della causa nel senso di una divergenza tra causa tipica del negozio e l’intento pratico perseguito dalle parti interpreta il requisito della sostanza nel senso che non solo il contenuto del negozio dissimulato debba essere lecito possibile e determinato, ma anche che ricorra un messo «non solo di contemporaneità ma di continuità psicologica e storica», «nesso non solo genetico ma anche funzionale» in mancanza del quale «le parti non avrebbero nessun ragione di servirsi dell’uno come mezzo per raggiungere l’altro» che consisterebbe «nella corrispondenza, almeno parziale, del precetto del negozio simulato con il regolamento di interessi occultamente disposto, nonostante la discrepanza fra l’intento pratico perseguito tra le parti e la causa tipica o qualche suo elemento essenziale»109. Ne deriva che, a seconda della diversa teoria che s’intenda seguire, diverso è il trattamento giuridico del caso (giurisprudenziale) in cui un contratto di vendita immobiliare (negozio simulato) non poteva essere interpretato come un contratto di vitalizio alimentare (negozio dissimulato) perché, pur sussistendo i requisiti di “forma” e pur essendo il suo contenuto lecito possibile e determinato, e pur considerando come non apposta la pattuizione (del negozio simulato) relativa al prezzo, «difetterebbe l’elemento essenziale dello schema legale del vitalizio relativo al conferimento del vitalizio, sicché il negozio prescelto risulterebbe idoneo a raggiungere quell’intento pratico da loro [dalle parti] propostosi». Se poi si volesse andare a verificare il significato del requisito forma di cui al medesimo secondo comma dell’art. 1414 c.c., per coloro i quali la simulazione costituisce una divergenza tra volontà e dichiarazione nulla impedisce di accertare attraverso il contenuto del documento comprovante l’accordo simulatorio (controdichiarazione) la vera volontà manifestata nel negozio simulato e utilizzare la forma di quest’ultimo per sorreggere la volontà delle parti così ricostruita, mentre per colori per i quali la simulazione è costruita come un duplice regolamento di rapporti derivante da una duplicità di dichiarazioni l’effetto voluto dalle parti deve essere suffragato dai caratteri formali della dichiarazione volta a rendere nota la volontà (controdichiarazione)110. Ne discende che, a seconda della costruzione che s’intenda accogliere, diverso è il trattamento giuridico del caso (giurisprudenziale) in cui l’acquisto immobiliare del prestanome produce effetti nella sfera del vero contraente dissimulato anche se l’intesa simulatoria era stata orale111. Discutiamo anche del Contratto preliminare previsto e regolato dall’art. 1351 contenuto nel Titolo II Capo II del IV Libro nonché dall’art. 2932 contenuto nel Titolo IV Capo II del VI Libro del codice civile del 1942. Tra i numerosi contrasti interpretativi che detto istituto suscita concentriamo la nostra attenzione sulla natura giuridica del preliminare e i vizi del volere cui eventualmente esso può essere affetto.
a) Alcuni Autori, partendo dall’idea che il contratto è atto di autonomia, ritengono che non ci sarebbe posto per due distinti contratti cosicché il contratto definitivo sarebbe una pura dichiarazione dovuta non negoziale ovvero il contratto preliminare una mera dichiarazione di trattativa112.
b) Altri invece ritengono prevalente la causa corrispondente all’assetto di interessi che il medesimo contratto preliminare vuole realizzare, cosicché il contratto preliminare e quello definitivo avrebbero due autonome cause113. Ciò detto, si pone il problema di comprendere quale sia il trattamento giuridico di un contratto definitivo stipulato a seguito della sopravvenuta nullità e/o annullabilità del contratto preliminare. Per coloro che ritengono che il contratto definitivo abbia una semplice causa solvendi, il contratto definitivo verrebbe a rappresentare un pagamento “non dovuto” e quindi ripetibile per difetto originario o sopravvenuto della causa solvendi. Per coloro che invece ritengono che il contratto definitivo abbia una autonoma causa venditionis, i vizi del contratto preliminare non si comunicano a quello definitivo, la cui invalidità potrebbe eventualmente essere attuata solo ricorrendo alle norme sull’errore. Oppure ancora si pensi al termine annuale di rescissione previsto dall’art. 1448 c.c.: se viene impugnato il definitivo quando è spirato il termine per l’impugnativa del contratto preliminare, i fautori della causa solvendi eccepiranno che il contratto definitivo non è più impugnabile essendo un atto dovuto, mentre gli Autori che propendono per la causa venditionis del contratto definitivo spiegheranno invece come sorga una nuova azione di rescissione con termine annuale di prescrizione decorrente dalla data del perfezionamento del contratto definitivo. Le esemplificazioni potrebbero procedere all’infinito, ma occorre ora completare la nostra tesi. Le costruzioni indicate, in particolare quelle subb a)-d) in tema di simulazione, sono vere e proprie teorie scientifiche, così come delineate da Enrico di Robilant e da Francesco Gentile; anzi, proprio quest’ultimo ci ha da tempo spiegato che anche lo scienziato sociale non si occupa della «scoperta della ragione intima delle cose o degli eventi, quanto piuttosto della elaborazione, per usare le parole di Weber,“della tecnica di come dominare, attraverso il calcolo, la vita, le cose esterne e le azioni degli uomini»114. In altri termini, è nostro convincimento che aveva ragione Giorgio Lazzaro quando più di cinquant’anni fa rileggendo l’epistemologia di Stammler evidenziava come «la costruzione giuridica può infatti soltanto offrire un’unitaria considerazione di voleri sub specie iuris. E ciò significa un chiarimento di quanto è già compreso nel contenuto di ciascun volere giuridico», cosicché sarebbe «un errore invece credere che la costruzione giuridica debba giungere a dire qualche cosa di reale attorno ad un volere giuridico da lei direttamente elaborato»115. Le dottrine sopra descritte altro non sono se non teorie scientifiche, come tali costruzioni ipotetico deduttive, in cui l’obiettivo del giurista è quello della costruzione del sistema, cioè elaborare una descrizione dell’oggetto della scienza (istituto Simulazione o Contratto preliminare) che consenta di dare una migliore spiegazione dello stesso, di fornire una unitaria lettura delle norme codicistiche che lo regolano così anche da poter risolvere in modo coerente tutti i casi oggetto di analisi. Tanto per ritornare ai nostri esempi, risulta chiaro che coloro che propendono per una lettura della simulazione caratterizzata dalla divergenza tra volontà e dichiarazione ritengono che essa rappresenti una ipotesi codicistica di nullità con tutte le conseguenze che ne derivano in tema di trattamento giuridico della nullità, mentre coloro che asseriscono che la simulazione sarebbe riconducibile alla teoria del negozio perfetto ma inefficace tra le parti in dipendenza dell’autoregolamento d’interessi intervenuto tra le parti stesse, non possono applicare alla simulazione stessa la normativa codicistica dettata in tema di nullità. E’ infine nostra convinzione che quando affermiamo che un Autore come Bianca delinea la simulazione quale negozio perfetto ma inefficace tra le parti in dipendenza dell’autoregolamento d’interessi intervenuto tra le parti stesse116, oppure Carresi la costruisce come una divergenza tra volontà e dichiarazione117 altro non stiamo facendo se non esplicitare le ipotesi delle teorie di Bianca e di Carresi, cioè il protocollo delle loro costruzioni, le “premesse” non problematizzate né problematizzabili delle loro teorie dalle quali dedurre ogni altra affermazione sulla base degli assiomi della teoria stessa, i quali assumono in tal modo la funzione di regole sintattiche generali di quel particolare discorso scientifico; in altri termini, tali asserzioni non sono il risultato di un ragionamento giuridico, ma il presupposto del ragionamento stesso. Vediamo ancora nel dettaglio il trattamento giuridico del cosiddetto negozio simulato, nullità o inefficacia, secondo le diverse teorie e gli argomenti attraverso i quali tali asserzioni sono state proposte e confutate. Per coloro che delineano la simulazione a partire dall’ipotesi divergenza tra volontà e dichiarazione, il testo

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