Gli argomenti del giurista
tra «premesse» e «strategie» interpretative
di Federico Casa

1.3 Il rapporto tra le “premesse” dello scienziato e le «alternative» o «strategie interpretative»; il ruolo degli «argomenti dell’interpretazione» nella costruzione delle teorie scientifiche; alcune questioni oggetto di dibattito dottrinale

Non stupisce, infatti, che sia il teorico generale Robert Alexy ad affermare che «gli argomenti che esprimono un vincolo al testo della legge o alla volontà del legislatore prevalgono sugli altri argomenti», salvo poi chiarire che «questa regola lascia impregiudicata la questione di quand’è che si diano motivi razionali tali da attribuire minor rilievo agli argomenti che esprimono un vincolo di legge. Ci si affida per ciò ai partecipanti del discorso giuridico»65. Evidentemente a questo punto della nostra analisi il problema da affrontare non è quello di discutere la «razionalità» o la «giustificabilità» dei «luoghi comuni della retorica» a partire dalle opinioni dei «partecipanti al discorso giuridico», poiché si tratterà di questioni che saranno discusse in seguito, quanto piuttosto, una volta acquisita la consapevolezza teorico-generale che «ogni proposizione normativa può essere affrontata con 15 o 24 tipi di interpretazione diversi, e se tra questi tipi per ipotesi la legge non dice quale scegliere, il giurista si trova ad avere a disposizione tutti i possibili risultati di quei 15 o 24 metodi»66, occorre immediatamente chiarire, in termini diremmo quasi epistemologici, il rapporto tra l’interpretazione giuridica e la scienza giuridica e più precisamente non solo il rapporto tra le “premesse” dell’interprete e le «alternative» o «strategie interpretative», ma anche il ruolo degli «argomenti dell’interpretazione» nella costruzione delle teorie scientifiche. A tal fine, sia consentita una lunga digressione giuridica in tema di comunione legale fra coniugi al fine di comprendere come possano essere utilizzati gli argomenti dell’interpretazione67. Nell’art. 177 c.c. si individuano le categorie di beni che cadono automaticamente in comunione al momento dell’acquisto (art. 177 c.c. lett. a) e d)) e quelle che invece cadono in comunione solamente al momento dello scioglimento della stessa (art. 177 c.c. lett. b) e c) e art. 178 c.c.). L’art. 179 c.c. invece individua i beni che rimangono di esclusiva proprietà personale dei coniugi. Uno dei problemi giuridici più controversi è oggi rappresentato dalla individuazione del proprietario o dei proprietari dell’edificio costruito durante la vigenza del regime di comunione legale sul suolo di proprietà di uno dei coniugi. Vediamo nel dettaglio e in sequenza gli argomenti interpretativi portati dalla dottrina a sostegno delle diverse soluzioni proposte. L’argomento di carattere storico combinato con quello letterale (punto 10 e punto 1 della classificazione). Il legislatore del 1942 aveva previsto quale regime patrimoniale legale della famiglia quello della separazione dei beni, riconoscendo tuttavia agli sposi la possibilità di dar vita convenzionalmente anche al regime della comunione degli utili e degli acquisti, disciplinato dall’art. 217 c.c. del 1942. Ai sensi di tale articolo cadevano in comunione convenzionale tutti gli acquisti fatti durante la comunione dall’uno o dall’altro coniuge “a qualunque titolo”. In considerazione dell’inciso “a qualunque titolo” contenuto nell’art. 217 c.c., la dottrina ammetteva la caduta in comunione, oltre che degli acquisti a titolo derivativo, anche di quelli a titolo originario, cosicché la circostanza che l’art. 177 c.c., come modificato dalla novella del 1975, non contenga più la dizione “a qualunque titolo” dettata nel codice del 1942 in tema di comunione convenzionale, dovrebbe consentire di escludere che l’edificio costruito cada in comunione68. L’argomento di carattere equitativo (punto 16 della classificazione). Una teoria prevede la caduta in comunione dell’edificio costruito in costanza di matrimonio e in comunione legale su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi, ma limitatamente al periodo in cui dura la comunione. Il coniuge proprietario esclusivo del fondo acquista per accessione il bene su di esso costruito, acquisto che si comunica al coniuge in forza dell’art. 177 lett. a) c.c.. Tuttavia, una volta sciolta la comunione, tale comproprietà non ha più ragione d’essere, cosicché il diritto di proprietà sull’opera torna a dilatarsi in capo al coniuge a cui appartiene il terreno, il quale è tenuto a corrispondere al consorte una indennità pari alla metà della costruzione69.Ancora l’argomento letterale (punto 1 della classificazione). Vi sono teorie secondo le quali l’inciso “acquisti compiuti” contenuto nell’art. 177 lett. a) c.c. implica una attività negoziale da parte del coniuge, in altri termini un acquisto a titolo derivativo; si devono pertanto escludere dall’applicazione di tale norma tutti gli acquisti a titolo originario e pertanto anche quelli avvenuti tramite il meccanismo dell’accessione (art. 934 c.c.)70. Tale tesi è confutata attraverso un altro argomento letterale, secondo il quale la dizione “acquisti” contenuta nell’art. 177 lett. a) c.c. non può essere riferita solamente a quelle attività negoziali che si manifestano tramite la stipula di un contratto di compravendita ex art. 1470 c.c., ma si deve ritenere costituisca termine di rinvio all’art. 922 c.c., che enuncia i modi di acquisto della proprietà a titolo originario e a titolo derivativo71. L’argomento della coerenza della disciplina (punto 11 della classificazione). Vi sono teorie che a sostegno della esclusione degli acquisti per accessione dalla comunione legale affermano che la norma di cui all’art. 934 c.c. è norma speciale e pertanto dovrebbe prevalere su quella generale di cui all’art. 177 lett. a) c.c.72. Tale tesi è stata confutata utilizzando un altro argomento fondato sulla coerenza della disciplina, dal momento che la norma di cui all’art. 934 c.c. non avrebbe carattere di specialità, in quanto diversamente argomentando, ci dovrebbe essere una norma di carattere generale in rapporto alla quale è possibile affermare che l’art. 934 c.c. è norma di natura speciale; tale norma di carattere generale non esiste nel nostro ordinamento. L’art. 934 c.c. è norma di carattere generale e pertanto non trova applicazione quando vi è una norma di carattere speciale quale quella di cui all’art. 177 lett. a) c.c.73. L’argomento di carattere sistematico combinato con un argomento apagogico (punti 13 e 7 della classificazione) Altra teoria ritiene che la prevalenza della regola secondo cui “superficies solo cedit” si possa desumere anche dal fatto che, se si ritiene che la costruzione cada in comunione, quest’ultima lo consegue a titolo di proprietà superficiaria, cosicché si dovrebbe sostenere che sorge a favore della comunione un diritto reale di superficie. Tale costruzione contrasta non solo con il principio che la creazione di un diritto di superficie deve avvenire attraverso un atto avente forma scritta a pena di nullità (art. 1350, n. 2 c.c.), ma anche con la lettera dell’art. 952 c.c. secondo il quale il diritto di superficie può essere costituito soltanto mediante un atto negoziale74. Tali teorie vengono confutate utilizzando un argomento di natura sistematica dal momento che si è osservato che la possibilità della costituzione del diritto di superficie anche al di fuori di un atto di autonomia privata è prevista dall’art. 2816, comma 2 c.c. il quale prevede che anche nell’ipotesi di consolidazione del diritto di proprietà e del diritto di superficie, le ipoteche accese sul diritto di proprietà e sul diritto di superficie continuano a gravare separatamente sugli stessi. Si è anche sottolineato che l’art. 934 c.c., dopo aver espresso in maniera sintetica il principio secondo cui “superficies solo cedit” (“qualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di questo”) precisa nella seconda parte che la regola di cui sopra non opera nel caso in cui “risulti diversamente dal titolo o dalla legge”: una previsione in tal senso sarebbe l’art. 177 lett. a) c.c.75. Ancora l’argomento di carattere sistematico combinato ora con l’argomento della dissociazione (punto 13 e 14 della classificazione) Ancora in tema di conflitto fra il principio di accessione e gli acquisti dei coniugi in regime di comunione, alcuni Autori hanno evidenziato che più della distinzione fra acquisti a titolo originario e acquisti a titolo derivativo, occorrerebbe dare rilievo ad un’altra distinzione, quella fra gli acquisti a titolo originario fondati su fenomeni di attrazione personale, come l’usucapione, e quelli fondati su fenomeni di attrazione reale, come appunto l’accessione. Nei primi l’acquisto è determinato da un’attività del soggetto, nei secondi da un particolare rapporto intercorrente fra il bene oggetto dell’acquisto ed un’altra res che già si trova nel patrimonio del soggetto acquirente. Consegue logicamente che in tale ultima ipotesi il bene oggetto dell’acquisto debba sottostare al medesimo regime del bene a cui collegato, come è dimostrato dagli artt. 959, comma 2, 983 e 2811 c.c., i quali assoggettano le accessioni ai medesimi diritti reali che già gravano la cosa principale76. Ancora l’argomento sistematico. Pur rimanendo il suolo di proprietà del dominus soli, a favore della comunione coniugale si costituisce ex lege un diritto reale di superficie che permette alla comunione di divenire proprietaria della costruzione, a titolo di proprietà superficiaria. In questo modo non si verifica a carico del proprietario esclusivo del suolo un esproprio del diritto di proprietà, ma si realizza solamente la costituzione automatica di un diritto di superficie a vantaggio della comunione, la quale deve indennizzare il dominus soli per la perdita subita77. L’argomento a partire dai principi generali (punto 16 della classificazione). La prevalenza dell’art. 934 c.c. sull’art. 177 lett. a) c.c. deriva anche dall’argomento della certezza dei rapporti giuridici78. Tale ragionamento è stato confutato a partire da una interpretazione del medesimo principio della certezza dei rapporti giuridici ritenuta più aderente utilizzando anche un argomento di natura sistematica: le esigenze di certezza sarebbero disattese numerose volte in seno al regime di alcuni fondamentali istituti giuridici del nostro codice civile, come accade in materia di usucapione. La riforma del diritto di famiglia ha innovato in maniera radicale la disciplina della pubblicità del regime patrimoniale della famiglia, cosicché è stato abrogato l’ultimo comma dell’art. 2647 c.c., che attribuiva alla trascrizione presso i registri immobiliari una efficacia di pubblicità dichiarativa, la cui omissione rendeva inopponibile ai terzi qualsiasi regime patrimoniale diverso da quello legale della separazione dei beni; la Novella ha così introdotto il quarto comma dell’art. 162 c.c., rendendo necessaria, ai fini della opponibilità ai terzi di qualsiasi convenzione matrimoniale che deroghi alla comunione legale, una pubblicità da effettuarsi attraverso i registri di stato civile79. L’argomento a partire dai principi generali (punto 16 della classificazione) per sostenere la tesi opposta. Da ultimo, vale la pena di analizzare la teoria secondo la quale la prevalenza dell’art. 177 lett. a) c.c. sull’art. 934 c.c. dovrebbe consentire di realizzare la piena uguaglianza morale e giuridica dei coniugi secondo una direttiva contenuta nella Costituzione (art. 29, comma 2)80. Risulta chiaro non solo che il medesimo argomento interpretativo possa suggerire soluzioni opposte ma anche che non vi è alcun modo di comprendere in quale momento l’argomento letterale, che pure secondo la dottrina giuridicofilosofica più accreditata è considerato il criterio per eccellenza81, possa ritenersi insufficiente e cedere il campo a diverse «strategie alternative», né quale possa ritenersi l’argomento dell’interpretazione tra tutti preferibile poiché, se così fosse, e cioè fosse possibile individuare l’argomento dell’interpretazione più sicuro, lo scienziato giuridico sarebbe sempre in grado di indicare l’interpretazione più soddisfacente. Per ovviare a tali problemi in dottrina è stato proposto il concetto di “metodi dell’interpretazione”, i quali dovrebbero consentire di raggruppare tra loro gli argomenti interpretativi: il metodo letterale comprende l’argomento del significato letterale; il metodo sistematico quello della costanza terminologica, l’argomento topologico, della conformità si principi del diritto e l’argomento sistematicoconcettuale; il metodo storico l’argomento psicologico e quello storico; il metodo teleologico indica l’argomento della natura delle cose e quello teleologico. Non si tratta di una semplice classificazione ma della risoluzione del problema di individuare una qualche gerarchia tra gli argomenti dell’interpretazione, e comunque, riconducendo i metodi interpretativi a corrispondenti concezioni del diritto, dare ragione dell’utilizzo di questo o di quell’argomento dell’interpretazione, proprio per le diverse soluzioni interpretative che ne derivano. Si è pertanto sostenuto che di fronte ad un enunciato normativo, ogni interprete può scegliere «tra sei alternative interpretative distribuite in coppie antitetiche»: 1) interpretazione “oggettiva” – interpretazione “soggettiva” in cui si «propone o di accertare il significato della legge o ciò che ha voluto dire il legislatore»; 2) interpretazione “storica” – interpretazione “evolutiva” caratterizzata dall’antitesi tra la ricerca del significato «al momento dell’entrata in vigore della norma e quello al tempo dell’interpretazione»; 3) interpretazione “letterale” – interpretazione “fondamentale” mirante a riconoscere il significato dell’enunciato a partire «dal significato delle parole oppure dallo “spirito” della legge»; 4) interpretazione “fondamentale concettuale” – “interpretazione fondamentale teleologica” in cui ci si propone di ritrovare il fondamento di una norma attraverso «una norma di grado superiore sul piano strettamente concettuale oppure a partire dal fine per cui essa è stata posta»; 5) interpretazione “settoriale” – interpretazione “sistematica” a seconda che si limiti a interpretare «la norma con se stessa oppure congiuntamente con altre norme»; 6) interpretazione “sistematica parziale” – interpretazione “sistematica totale” che pone due diverse opzioni in tema di interpretazione sistematica82. Risulta chiaro che in Lombardi Vallauri la scelta di questo o di quell’argomento dell’interpretazione dipende dall’«alternativa interpretativa» prescelta dall’interprete; ma l’opzione per questa o quella alternativa interpretativa risponde a motivi che potremmo definire politici: «è chiaro che i motivi sono di vario tipo, di natura sociologica e ideologica generale, motivi di casta, interni al certo giurisprudenziale, e motivi di altro genere che si tratterebbe di esaminare in una sociologia generale»83. Più recentemente, pur sempre da una prospettiva giusrealistica, sono state proposte cinque tipologie di alternative interpretative: la «strategia

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