Citazione ad uso del diplomatico manovratore di concorsi universitari


Fu Talleyrand che disse: La parola serve non a rivelare ma a mascherare il pensiero.

Vattelapesca quello che intendeva dire con questa frase, visto che la parola gli serviva a mascherare il pensiero. Comunque, la massima riassume i canoni della politica di quel grande, rimasti poi tradizionali nella diplomazia, il cui studio fu sempre di dire il contrario della verità. Voi direte che, una volta scoperto il sistema, esso perde ogni efficacia poiché basterà interpretare a rovescio le parole (..). Però, piano. C’è modo e modo di applicare il sistema e Talleyrand l’applicava molto bene. La cosa filava come un olio in politica estera. (…) Certe volte quell’uomo astuto diceva bianco perché non si sospettasse che la verità era nero; ma certe volte diceva bianco acciocché gl’interlocutori, conoscendo la sua astuzia, pensassero che la verità fosse nero e invece era proprio bianco. E certe volte diceva bianco affinché gli ascoltatori, sapendolo diabolicamente furbo, pensassero ch’egli volesse far credere nero mentre era realmente bianco e invece era proprio nero. E certe volte …

Talleyrand espose le proprie teorie e volle applicarle anche in famiglia, nella vita quotidiana. Ricordate, diceva: mai rivelare le proprie intenzioni; la parola serve per mascherare il pensiero. Ma in pratica tutto gli andava a rovescio, propria a causa delle sue astuzie. Talleyrand diceva: Oggi a pranzo gradirei non carne, ma pesce. La verità era che voleva carne. Viceversa i familiari, dimentichi della sua teoria, gli servivano pesce. Il famoso diplomatico s’imbestialiva. Ma hai detto tu che preferivi il pesce, obiettava quella santa donna della moglie (brava signora ma un po’ oca). E Talleyrand: Quante volte debbo ripeterti che la parola serve non a rivelare, ma a mascherare il pensiero. (…) Stasera preparate la cena non per le sette, ma per le otto, come tutti i giorni, perché io non debbo uscire. In realtà doveva proprio uscire e gli era indispensabile anticipare l’ora di cena. Ma al solito si serviva della parola per mascherare il pensiero. Senonché, quel bestione del maggiordomo, digiuno di teorie diplomatiche, si bevevo alla lettura le parole del padrone e alle otto in punto serviva in tavola. Apriti, cielo. Talleyrand scattava: Ma vi ho detto che volevo cenare in anticipo! Appunto per questo, balbettava il maggiordomo confuso. Ma come non capite che la parola serve per mascherare il pensiero? Il mio pensiero era di cenare alle sette e per questo l’ho mascherato da pensiero di cenare alle otto, altrimenti se vi avessi detto chiaramente che volevo cenare alle sette voi avreste potuto credere che tali mie parole mascherassero il pensiero di cenare alle otto e a quest’ora avreste servito. Quindi vi ho detto che volevo mangiare alle otto perché non volevo cenare alle otto. Avete capito? No, faceva quello scioccone del maggiordomo con brutale franchezza, quasi con cinismo:

Viceversa, chi aveva capito era la moglie. Ma Talleyrand ancora non si fidava. A evitare il ripetersi degli incresciosi equivoci che avevano scombussolato la sua vita privata, metteva i puntini sulle i. Le diceva, per esempio: Domani non debbo partire per Vienna, quindi è inutile che tu mi faccia preparare le valigie. La moglie capiva che egli doveva partire. Il che era la verità. Ma, trattandosi di cosa importante, Talleyrand non si fidava della comprensione della moglie e aggiungeva: Dalle mie parole hai certo capito che debbo partire e che mi occorrono le valigie. Siamo intesi. Benissimo, diceva la signora, convinta che il marito continuasse a mascherare il pensiero con le parole. E l’indomani, niente valigie. Altre volte, tra una frase del marito che mascherava il pensiero e quel mettere i punti sulle i, la brava signora non sapeva a che attenersi, non capiva qual era il vero pensiero di Talleyrand. Perciò, acciocché il marito capisse ch’ella non aveva capito, s’affrettava a dirgli: Ho capito. E faceva il rovescio di quel che desiderava Talleyrand. Ma come, gridava costui, se mi avevi detto che avevi capito? E lei: Mascheravo anch’io il pensiero con le parole. (…)

Sottile diplomatico con tutti, in casa egli si rassegnò a dire pane al pane … Troppo tardi! Ormai in casa avevano capito il sistema, avevano afferrato il segreto, possedevano la chiave della sua diplomazia… Guardate, diceva Talleyrand, che io ormai con voi ho rinunziato a mascherare il pensiero con le parole. Non dovete interpretare a rovescio quello che dico. Ma sì! Andate a farlo capire a quei tali, cresciuti alla scuola del grande diplomatico. Quand’egli diceva che non dovevano interpretarlo a rovescio, costoro interpretando a rovescio ritenevano che volesse essere interpretato a rovescio e perciò lo interpretavano a rovescio[1]

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[1] Da ACHILLE CAMPANILE, Vite degli uomini illustri, Rizzoli, Milano 1975, pp. 141-145.