La Vittima nel diritto penale e la legittima difesa
di Mauro Ronco

[10] E’ impossibile in questa sede dare conto dello sforzo che una parte non irrilevante della cultura giuridica italiana ha compiuto per sottoporre il diritto in genere e il diritto penale in specie ai criteri metodologici tratti dalla teoria materialistica della storia di Karl Marx (1818-1883). Al proposito è opportuno ricordare che nel corso degli anni ‘70 e ‘80 sono state pubblicate in Italia due riviste di studi penalistici (“La questione criminale”, fondata nel 1975 e “Dei delitti e delle pene”, fondata nel 1983), specificamente orientate in senso materialistico/marxista, le quali hanno elaborato a 360 gradi una metodologia di approccio al diritto penale inteso a distruggere la rilevanza sociale e la tutela giuridica della proprietà privata. Tra i contributi più significativi nella direzione esposta, quasi “manifesti” di tale corrente cfr. Alessandro BARATTA, Forma giuridica e contenuto sociale: considerazioni in tema di labelling approach, in Dei delitti e delle pene, 1984, 2, 241-269; Massimo PAVARINI, Ricerca in tema di «criminalità economica», in “La questione criminale”, 1975, pp. 537-545; Filippo SGUBBI, Tutela penale di «interessi diffusi», in “La questione criminale”, 1975, 3, pp. 439-481

[11] Questa tendenza è espressa soprattutto dalla cosiddetta criminologia critica, su cui v. riassuntivamente Franca FACCIOLI, Il sociologo e la criminalità. Riflessioni sulle origini della criminologia critica in Italia (1950-1975), in “Dei delitti e delle pene”, 1984, 4, pp. 602-642; Alessandro BARATTA, Criminologia critica e critica del diritto penale. Introduzione alla sociologia giuridico-penale, Il Mulino, Bologna, 1982, passim

[12] Così, per tutti, Giovanni FIANDACA- Enzo MUSCO, Diritto Penale. Parte generale, IV Ed., Zanichelli, Bologna, 2001, 259: “E’ dunque da accogliere l’orientamento che assume a termine del giudizio di proporzione il rapporto di valore tra i beni o interessi in conflitto: in questo senso, occorre operare un bilanciamento tra il bene minacciato e il bene leso, con la conseguenza che all’aggredito che si difende non è consentito di ledere un bene dell’aggressore marcatamente superiore a quello posto in pericolo dall’iniziale aggressione illecita”.

[13] Naturalmente il cosiddetto “stato di natura” va inteso non come una realtà effettiva che sarebbe esistita prima di un ipotetico patto sociale, bensì, tutto al contrario, come mera ipotesi circa lo stato in cui gli uomini si troverebbero se le loro relazioni non fossero regolate, fin dall’origine dei tempi, dall’inclinazione naturale ad agire secondo il diritto. Per la critica all’ideologia dello “stato di natura” nel giusnaturalismo moderno cfr. per tutti Francesco GENTILE, Politica aut/et statistica. Prolegomeni di una teoria generale dell’ordinamento giuridico, Giuffré, Milano, 2003, passim e, in particolare, pp. 72-83.

[14] L’espressione è di Albert Friedrich BERNER (1818-1907), Strafrecht, XIV Ed., 1886, p. 102: “Das Recht braucht dem Unrechte nicht zu weichen”; tr. it. Trattato di diritto penale tradotto e annotato dall’Avv. Eduardo Bertola con prefazione del Prof. Luigi Lucchini, Società Editrice Libraria, Milano, 1899, p. 122: “Il diritto non deve piegare dinanzi all’ingiusto”.

[15] Cfr. per esempio FIANDACA-MUSCO, op. cit., 260, secondo cui sarebbe in generale ingiustificato uccidere per salvaguardare un interesse patrimoniale, potendo, al massimo “[…] apparire lecito infliggere una ferita facilmente curabile per mettere al sicuro un patrimonio di rilevantissima entità”. Osservazione, quest’ultima da cui affiorano sia lo scarso realismo sia l’arbitrarietà della soluzione adottata.

[16] La giurisprudenza recente, abbandonato il criterio della proporzione tra i mezzi usati dall’aggredito e quelli a sua disposizione, inclina ora, ai fini del giudizio di proporzione, a far riferimento al criterio della valutazione comparativa tra i beni in conflitto, pur tenendo conto di tutte le circostanze concrete che possono avere apprezzabilmente influenzato il comportamento dell’aggredito (l’intensità del pericolo, le caratteristiche dell’aggressore e i rapporti di forza tra l’aggredito e l’aggressore). Per l’esame della giurisprudenza cfr. Codice Penale Ipertestuale. Commentario con banca dati di giurisprudenza e legislazione a cura di Mauro RONCO e Salvatore ARDIZZONE, Utet, Torino, 2003, pp. 324-331.

[17] Cfr. Strafgesetzbuch und Nebengesetze, 52 Ed., Verlag C.H.Beck, München 2004, §32 e § 33 con i relativi commenti, pp. 267-283

[18] Cfr. Code pénal. Nouveau code pénal, Editions Dalloz, Paris, 1993-1994, artt. 122-1/122-6, pp. 1728-1729

[19] Cfr. Codigó penal. Edición actualizada septiembre de 2000, 6° edizione, Tecnos, Madrid, 2000, art. 20, pp. 59-61

[20] Il Codice penale polacco, tr. it. di Diego CONTE e Adrianna MIEKINA, revisore della traduzione e curatore dell’edizione Sergio Vinciguerra, Cedam, Padova, 2005, art. 25

[21] Così recitano il nuovo art. 52, co. 2° e 3°: “Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere :a) la propria o altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.

[22] Cfr. in particolare l’intervento del Sen. Giampaolo Zancan dei Verdi nella seduta del 6.7.2005: “Conferma la contrarietà al disegno di legge stigmatizzando l’irragionevolezza della norma di cui all’emendamento 1.107 e più in generale del provvedimento, rilevata peraltro da tutto il mondo giuridico. Nell’intento di perseguire obiettivi puramente demagogici si smantella una cultura giuridica sedimentata nel corso di decenni e si lede il principio fondamentale secondo cui spetta allo Stato, attraverso le forze dell’ordine, tutelare la sicurezza dei cittadini. Al contrario, si fomenta un pericoloso modello di difesa fondato sulla presunzione di legittimità che rischia di favorire un’indiscriminata corsa agli armamenti da parte dei cittadini” (Atti Parlamentari del Senato della Repubblica).

[23] Cfr. in particolare l’intervento del Sen. Elvio Fassone dei DS nella medesima seduta del 6.7.2005: “I Democratici di sinistra voteranno contro il testo proposto dalla maggioranza che, ponendosi come norma speciale rispetto a quella che codifica in astratto la legittima difesa, si caratterizza, n primo luogo, per l’affermazione della pregiudiziale impunità degli atti compiuti per legittima difesa all’interno del privato domicilio […]; in secondo luogo, per l’espressa presa in considerazione dell’uso dell’arma da parte dell’aggredito e, soprattutto, per l’affermazione di una presunzione di proporzione tra l’aggressione e la reazione che stabilisce un’equivalenza giuridica tra la vita e i beni difesi, propri e altrui” (Atti Parlamentari del Senato della Repubblica).

[24] Stomatios TZITZIS, La vittima e il carnefice. Lezioni romane di filosofia del diritto, a cura di Francesco D’AGOSTINO e Fabio MACIOCE, tr. it. di Fabio MACIOCE, Giuffré, Milano, 2004, pp. 57-77; in passo citato è a p. 76

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