La Vittima nel diritto penale e la legittima difesa
di Mauro Ronco

In questa situazione merita di essere valorizzata la legge da poco approvata, che aggiunge all’art 52 del codice penale due nuovi commi, volti ad autorizzare specificamente l’autotutela della vittima contro l’aggressione compiuta nel privato domicilio. Nel co. 1° dell’unico articolo di cui si compone la proposta di legge è precisato che, nei casi in cui sia violato dall’aggressore il domicilio della persona, sussiste il rapporto di proporzione quando la persona legittimamente presente nel domicilio o nella dimora “[…] usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità: b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”. Il 2° co. dell’articolo di modifica soggiunge che tale disposizione si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata una attività commerciale, professionale o imprenditoriale[21].

Al di là degli aspetti tecnici della norma, è evidente che essa, in perfetta sintonia con la normativa francese e spagnola, recentemente entrate in vigore, vuole evitare che la vittima dell’aggressione ai beni patrimoniali, compiuta con l’invasione del domicilio, sia costretto a tollerare l’ingiustizia e che il diritto, in tale situazione, debba cedere all’ingiustizia. Lungi dall’introdurre una specie di licenza di uccidere, come è stato detto dall’opposizione parlamentare nel corso della discussione al Senato[22], la norma definisce in modo congruo e realistico il rapporto di proporzione tra l’aggressione e la difesa nei casi in cui, in forza dell’azione illecita dell’agente, la vittima si trovi, fin dall’inizio, in una situazione di forza incomparabilmente deteriore rispetto al delinquente. In questi casi, infatti, pretendere, come suggeriscono una parte della dottrina e la giurisprudenza dominante, che il rapporto di proporzione si esaurisca nel confronto tra i beni, astrattamente considerati, significa vietare la legittima difesa, sostituendo a essa il principio opposto dell’obbligo di tollerare l’ingiustizia. Né si può sostenere, come taluno ha detto pure nel corso della discussione parlamentare, che la legge fisserebbe una presunzione di proporzionalità[23], incompatibile con i principi generali dell’ordinamento. Forse tale critica potrebbe essere valida nei confronti della normativa francese, prevista all’art. 122-6, che afferma espressamente la presunzione di legittima difesa a favore della vittima in determinate situazioni; essa certamente non è congrua rispetto alla norma appena approvata in Italia. Quest’ultima disposizione, infatti, fissa un criterio preciso per misurare la proporzione in modo consono alla esigenza di consentire effettivamente l’esercizio della legittima difesa nei casi in cui, per l’avvenuto ingresso dell’autore del reato nella sfera di privatezza altrui, la vittima è costretta, se vuole realmente difendersi, a usare un mezzo che può anche provocare danni all’incolumità o alla vita dell’aggressore.

5. Il problema concernente la riassegnazione di un significato congruo e realistico alla difesa legittima non è secondario e marginale in vista del recupero dei valori propri di un diritto penale che non sia genuflesso al pietismo di conio scadente che invoca a gran voce una penalità sempre più imbelle e impotente di fronte alla brutalità del delitto e alla sua onnipervadente capacità di inquinare i fondamenti della pace sociale.

La indifferenza verso la vittima del reato esprime invero il volto materialistico ed utilitaristico di una società che, allontanando da sé il ricordo del crimine e della sua vittima, si sottrae al dovere della memoria, rinunciando alla giusta retribuzione del colpevole e suggerendo di vivere acquattati comodamente nelle increspature di un presente deprivato di ogni profondità metafisica, etica e giuridica.

La memoria, come profondamente ha notato Stamatios Tzitzis: “[…] storicizza gli eventi che segnano l’umanità, conserva i ricordi che l’uomo accumula come rappresentazioni del mondo; in quest’ottica, essa appare come un diritto alla conoscenza storica dell’umanità e come un dovere nei confronti delle generazioni future. E’ per questo che svolge la funzione di coscienza universale, dalla quale traggono linfa quelle individuali, ed alle quali impone un orientamento come custode dell’umano. Si oppone all’oblio che è fonte di ingiustizia perché nascondimento del vero e del bene, segno di un colpevole silenzio, quando invece la memoria ha bisogno della forza della voce” [24].

Se si dimentica la vittima, la distinzione tra giustizia e ingiustizia si affievolisce via via sempre più e il carnefice primeggia sulle rovine di una società priva di rettitudine e di energia morale. La memoria della vittima innerva la reazione vitale di un popolo che custodisce al suo centro la distinzione tra il giusto e l’ingiusto e rivendica il primato della giustizia contro ogni sopraffazione, da qualunque parte essa provenga.

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[1] Per la messa a fuoco della legittima difesa nel diritto penale italiano v. per tutti Ferrando MANTOVANI, Diritto Penale, Parte Generale, IV, Ed., Cedam, Padova, 2001, 266-275; Carlo Federico GROSSO, Legittima difesa a) Diritto penale (voce) in Enciclopedia del diritto, vol. XXIV, Giuffré, Milano, 1974, pp.27-47. Per la ricostruzione storica dell’istituto v. Tullio PADOVANI, Difesa legittima (voce), in Digesto penale, vol. III, Utet, Torino, 1989, pp. 496-500.

[2] Non a caso, proprio per rispondere all’esigenza di difesa contro le aggressioni violente e nelle dimore private ai beni patrimoniali sono state presentate in Parlamento nell’attuale legislatura (la XIV) varie proposte di legge che introducono dei cambiamenti all’istituto della legittima difesa. Le relazioni a tali proposte si richiamano tutte nel loro incipit alle vicende di cronaca relative a violente aggressioni in abitazioni private o in pubblici esercizi a scopo di furto o di rapina. Cfr. al riguardo le proposte n. 4115 (in Atti Parlamentari Camera dei Deputati n. 4115), n. 4926 (in Atti Parlamentari Camera dei Deputati n. 4926), e n. 5417 (in Atti Parlamentari Camera dei Deputati n. 5417), rispettivamente presentate il 26 giugno 2003, il 22 aprile 2004, il 12 novembre 2004, che menzionano come ragione delle riforme proposte l’espandersi della violenza nelle aggressioni a privati in abitazioni o pubblici esercizi.

[3] Cfr. Rudolph von JHERING (1818-1892), Geist des römischem Rechts auf den verschiedenen Stufen seiner Entwickhing, 3 volumi, Leipzig, 1877, 1878, 1880, tr. it. Lo spirito del diritto romano nei diversi gradi del suo sviluppo, Pirotta, Milano, 1855, passim e, in particolare, pp. 80; 118; 249.

[4] Ibidem, p. 129.

[5] Ibidem, p. 129.

[6] La legittima difesa costituisce il punto di incontro della tutela del bene giuridico individuale e dell’ordine giuridico oggettivo. Per questa ragione i criteri che ne fondano la portata nell’ordinamento non debbono essere unilateralmente ricavati privilegiando il solo profilo individualistico o il solo profilo sopraindividuale, bensì determinati in base agli effettivi presupposti di necessità della difesa, secondo la misura variabile dell’intensità dell’aggressione antigiuridica e della responsabilità interpersonale che avvince tra loro tutti i soggetti dell’ordinamento giuridico, senza alcuna eticizzazione dell’agire umano, che condurrebbe, nel richiedere una incongrua benignità alla vittima, a far subite a quest’ultima l’ingiustizia dell’aggressione. Sul punto cfr. Michael KÖHLER, Strafrecht. Allgemeiner Teil, Springer Verlag, Berlin Heidelberg, 1997, p. 263

[7] Sul punto rinvio a Mauro RONCO, Il problema della pena. Alcuni problemi relativi allo sviluppo della riflessione sulla pena, Giappichelli, Torino, 1996, pp. 174-184 e, in particolare, p. 179.

[8] ARISTOTELE, Politica, 1253 a 9-19, in Opere, vol. 9, Laterza, Bari, 1986, pp. 6-7. Sul tema delle inclinazioni naturali, tra cui quelle al “giusto” e al “ben vivere”, cfr. Dario COMPOSTA, Natura e ragione. Studio sulle inclinazioni naturali in rapporto al diritto naturale, PAS- Verlag, Zürich, 1971, passim, e, soprattutto, p. 239.

[9] La pre-comprensione utilitaristica ed edonistica dell’uomo caratterizza le dottrine che intendono legittimare il diritto penale in una prospettiva esclusivamente materialistica. L’idea antropologica dell’uomo come ente soltanto materiale, che realizza se stesso esclusivamente nel soddisfare il piacere o sull’evitare il dis-piacere, è paradigmaticamente esposta, tra i filosofi del diritto penale, in Norbert HOERSTER, Zur Generalprävention als dem Zweck staatlichen Strafens, in Goltdammer’s Archiv für Strafrecht, 1970, p. 280, che fonda la pena sulla legge del costo sociale minore.

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