La Vittima nel diritto penale e la legittima difesa
di Mauro Ronco

3. La rivalorizzazione della persona offesa a fronte dell’aggressione ingiusta si è imposta, pertanto, nel quadro problematico che caratterizza l’attuale momento storico, come compito giuridico di primario rilievo. Le antiche formulazioni della legittima difesa, tipiche, per esempio, del codice italiano del 1930, che si limitavano a statuire, per un verso, la legittimità della difesa contro l’aggressione ingiusta, e, per altro verso, a precisare l’essenzialità del requisito della proporzione con l’offesa, meritavano di essere riviste, sia perché inidonee a offrire alla vittima del reato un chiaro orientamento circa il perimetro di liceità dell’agire difensivo, sia perché lasciavano al pubblico ministero e al giudice penale uno spazio troppo ampio di discrezionalità nel valutare le concrete situazioni di vita che si presentano nella complessità e multiformità dell’esperienza.

Queste due ragioni di incertezza, peraltro, erano inevitabilmente destinate ad avvantaggiare, contro ogni razionalità, colui che infrange il dettame della legge, favorendone la tracotanza e la temerarietà. La vittima, invece, rischiava di rimanere, per il timore delle conseguenze giudiziarie e punitive, paralizzata, e conseguentemente costretta, senza sua colpa, a subire l’aggressione ingiusta.

Va al riguardo precisato che, a fronte di una tendenza generalizzata nel corpo sociale volta a pretendere disposizioni più rigorose a tutela della vittima, una parte della dottrina penalistica e la giurisprudenza prevalente hanno per troppo tempo insistito in una interpretazione del requisito della proporzione, che schiacciava la legittima difesa in confini operativi sempre più ristretti. Si tendeva, infatti, da parte di molti esperti e operatori giuridici, a impostare il giudizio di bilanciamento in ordine al requisito della proporzione esclusivamente tra il valore dei beni in conflitto[12], trascurando che la condotta difensiva è di valore qualitativamente superiore a quella offensiva, perché spesa, oltre che per la tutela di un bene particolare, altresì per garantire validità e stabilità all’ordine giuridico. Non si trattava affatto, a fronte di questa tendenza, di rinnegare l’importanza cruciale del diritto, come se si pretendesse quasi il ritorno allo stato di natura[13], ove sarebbe concesso al più forte di fare tutto ciò che gli è possibile, bensì, tutto al contrario, di riconoscere il legame inscindibile, nella legittima difesa, tra la protezione del bene giuridico individuale e il momento di garanzia obiettiva dell’ordinamento giuridico, ben espresso dall’espressione antica per cui “il diritto non deve cedere all’ingiustizia”[14].

Ora, se la legittima difesa viene concepita, come è nella realtà, in termini di riaffermazione della validità della relazione giuridica intersoggettiva, frantumata dall’aggressione del delinquente, si comprende come essa debba certamente essere soggetta a rigorosi limiti giuridici, affinché non si tramuti in un’irresponsabile azione di violenza, ma neppure compressa in modo tale da non rispondere più in alcun modo alla sua natura di ultimativa modalità di salvezza dell’aggredito, quando non è possibile l’intervento dell’autorità preposta istituzionalmente alla protezione dell’ordine giuridico.

Il mero confronto tra i beni in conflitto, pertanto, non esprime in modo corretto i termini del giudizio di proporzione, perché non tiene conto della differenza qualitativa, in ragione del valore giuridico radicalmente diverso, tra l’aggressione e la difesa, e perché, conseguentemente, non fornisce un fondamento adeguato alla tutela della vittima, lasciando, per giunta, del tutto sprovvisti di tutela i beni di tipo patrimoniale.

In molte circostanze, invero, l’aggressore al bene patrimoniale non è realmente paralizzabile nella sua azione antigiuridica se non attraverso un’azione che ne mette a rischio la incolumità. Ed è evidente che imperniare il giudizio di bilanciamento esclusivamente sui beni in conflitto significa, atteso il rango astrattamente superiore del bene personale rispetto a quello patrimoniale, mettere in discussione, contro il dettato stesso dell’art. 52 c.p., la legittimità della difesa a riguardo dei beni patrimoniali[15].

Ma v’è di più. Le norme giuridiche posseggono efficacia, quando, costruite su basi solide nell’officina dell’esperienza, e non semplicemente immaginate in qualche asettico laboratorio scientifico, tengono conto della realtà effettiva dei fenomeni giuridici. Ora, l’esperienza insegna che la vittima di un gran numero di delitti patrimoniali, la vittima, per esempio, della rapina compiuta a mano armata ovvero del furto tentato o consumato nell’abitazione o nel luogo di dimora o nel domicilio privato, viene a trovarsi, prima di soccombere alla violenza brutale dell’offensore, in una situazione di sbigottimento e di panico che provoca una tempesta emotiva difficilmente controllabile sul piano razionale. Pretendere, conseguentemente, che il giudizio di bilanciamento sia svolto esclusivamente tra il valore dei beni, significa postulare un previo calcolo razionale, che la vittima dell’aggressione normalmente non è in grado di svolgere. Un simile giudizio finisce per trascurare la situazione psicologica dell’aggredito, nonché erigere una barriera insormontabile alla normale operatività della legittima difesa, non consentendo alla norma di operare come regola pratica della vita giuridica, e consegnandola incongruamente alla cavillosità di un giudizio a posteriori condotto in modo estraneo alla reale natura dei rapporti giuridici[16].

4. Gli ordinamenti giuridici contemporanei si sono col tempo fatti carico di questi problemi, introducendo norme che, sia pure in modo diverso, forniscono rilievo, in favore della vittima, alle situazioni in cui, a condizione che l’aggredito agisca con un finalismo rigorosamente difensivo, egli sia stato costretto ad attingere l’aggressore nei beni della incolumità o della vita.

Il Codice Penale tedesco, dopo aver statuito al §32 il principio della legittima difesa, con norma ancora più generica di quella del codice italiano, stabilisce al §33 il principio per cui non è punita la vittima che abbia oltrepassato i limiti della legittima difesa a causa di confusione (Verwirrung), paura (Furcht) o spavento (Schrecken)[17].

Il Codice Penale francese, riformato con l. 19 luglio 1993 entrata in vigore il 1 marzo 1994, stabilisce all’art. 122-5, co. 1 la non punibilità del fatto compiuto per legittima difesa di se stessi o di altri, ad eccezione del caso in cui sussista sproporzione tra i mezzi di difesa impiegati e la gravità dell’aggressione. Il co. 2 del medesimo articolo, contemplando il caso dell’interruzione di un crimine o di un delitto realizzato contro un bene, statuisce la legittimità della difesa, a meno che l’aggredito non provochi volontariamente un omicidio volontario, e sempre che i mezzi impiegati siano proporzionati alla gravità dell’infrazione. Tuttavia, facendosi carico della gravità intrinseca di determinate aggressioni patrimoniali, l’art. 122-6 introduce la presunzione che abbia agito in stato di legittima difesa l’autore di un atto compiuto: 1. per respingere, di notte, l’ingresso in un luogo abitato realizzato con effrazione, violenza o inganno; 2. per difendersi contro gli autori di furti o danneggiamenti eseguiti con violenza[18].

E’ evidente che la presunzione prevista all’art. 122-6 non implica tanto una inversione dell’onere probatorio, ma esclude addirittura che il requisito della proporzione tra i mezzi impiegati e la gravità dell’aggressione possa funzionare in tutti i casi in cui, per il rispetto dovuto alla vittima, e per la conseguente inaccettabilità sociale del fatto – compiuto, appunto, con violenza ovvero con l’ingresso di notte in luoghi di privata dimora – la difesa del bene patrimoniale deve prevalere, anche a costo di attingere l’incolumità fisica o la vita dell’aggressore.

Il Codice Penale spagnolo, entrato in vigore con la legge organica del 23 novembre 1995, n. 10 statuisce all’art. 20, n. 4 la non punibilità di chi abbia agito per difendere la persona o i diritti propri o altrui contro una aggressione illegittima, precisando che, in caso di difesa dei beni, ogni attacco nei loro confronti è considerato aggressione illegittima quando realizzi una situazione di grave e incombente pericolo di loro deterioramento o perdita. Allorché, però, la vittima agisca in difesa della dimora, anche il solo ingresso indebito è considerato aggressione illegittima. Quanto al giudizio di proporzione tra difesa e offesa, l’art. 20 stabilisce che la reazione è sempre legittima quando la vittima abbia adoperato un mezzo ispirato razionalmente al principio della necessità[19].

Il Codice polacco, approvato con legge 6 giugno 1997 ed entrato in vigore il 1° settembre 1998, statuisce all’art. 25, § 1 che non commette reato chi, per necessità della difesa, respinge un attacco diretto e illecito rivolto contro un qualsiasi bene tutelato dal diritto. Il § 2 soggiunge che, in caso di oltrepassamento dei limiti della difesa, in particolar modo quando l’agente abbia usato metodi difensivi non proporzionati alla pericolosità dell’attacco, il giudice può applicare una attenuazione straordinaria della pena e anche non infliggerne alcuna. Al § 3 stabilisce, infine, che il giudice possa non infliggere alcuna pena anche se l’eccesso dai limiti della difesa è stato conseguenza della paura o dello stato di sconvolgimento determinati dalle circostanze in cui è avvenuto l’attacco[20].

Il breve excursus comparatistico consente di dire che nessun ordinamento prevede il requisito della proporzione come rapporto tra il valore dei beni rispettivamente oggetto di aggressione e di reazione. Una conferma dell’assunto la si ricava in modo inconfutabile dal raffronto della legittima difesa con la regolamentazione dell’istituto dello stato di necessità, che ricorre allorché il destinatario della reazione difensiva sia una persona incolpevole della situazione di pericolo determinatasi. Orbene in tutti gli ordinamenti stranieri sopra considerati, il requisito della proporzione, secondo il criterio del confronto tra il valore dei beni in conflitto, è previsto soltanto con riferimento allo stato di necessità, ove il destinatario della reazione difensiva è una persona incolpevole, e non con riferimento alla legittima difesa, in cui v’è radicale differenza in termini qualitativi tra i beni in gioco, a causa dell’ingiustizia dell’aggressore.

Il Codice francese, per esempio, all’art. 122-7 prevede la non punibilità di chi abbia leso un bene trovandosi in stato di necessità, salvo che vi sia sproporzione tra i mezzi impiegati e la gravità della minaccia. L’art. 20, n. 5 del Codice spagnolo statuisce, con riferimento al solo stato di necessità, che il male causato non deve essere maggiore di quello che si cerca di evitare. Il Codice polacco all’art. 26 §1 esclude la punibilità di chi agisca allo scopo di respingere un pericolo immediato non altrimenti evitabile, che minaccia un qualsiasi bene tutelato dal diritto soltanto “[…] se il bene sacrificato ha un valore inferiore al bene salvato”, mentre non pone alcuna indicazione circa il rapporto tra i beni nel caso della legittima difesa.

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