Enrico Opocher [1]
di Francesco Gentile


[4] Per una prima, tenera e insieme rigorosa, ricostruzione della “storia” di Opocher si può vedere le Memorie di Enrico Opocher a cura di Arrigo Opocher, Padova 2004.

[5] Giuseppe Capograssi ricoprì la cattedra di Filosofia del Diritto a Padova nel 1938, quando Adolfo Ravà venne collocato in congedo obbligatorio per le Leggi razziali che allontanarono dall’insegnamento tutti i professori ebrei delle università italiane, e la tenne per due anni fino quando venne chiamato a Napoli. A lui successe Norberto Bobbio.

[6] Opocher, che ha sempre evitato per sé le classificazioni scolastiche, ha lasciato tuttavia intendere che il personalismo rappresentava una posizione nella quale anch’egli poteva riconoscersi. “Il personalismo – scrive nelle Considerazioni sugli ultimi sviluppi della Filosofia del diritto italiana del 1951 – costituisce il logico sbocco dell’attuale fase problematica della filosofia del diritto italiana. E, per quanto questo personalismo possa essere piegato alle più diverse interpretazioni ideologiche, esso resta pur sempre la nota comune dell’attuale problematica sul valore dell’esperienza giuridica” (ENRICO OPOCHER, Considerazioni sugli ultimi sviluppi della filosofia del diritto italiana, “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto”, XXVIII (1951), fasc. 1, p. 334). Va peraltro ricordato come l’anno prima, in occasione del VI° Convegno di studi filosofici cristiani tra professori universitari di Gallarate, Opocher sostenesse che “il problema della persona può essere senz’altro considerato – ed in modo particolare proprio per quanto concerne il rapporto tra persona e società – non solo come uno dei massimi problemi metafisici di tutti i tempi, ma anche come il problema cruciale di questa nostra tormentata cultura contemporanea. Esso, infatti, esprime più concretamente di ogni altro problema l’ansia profonda di assoluto che pervade l’esistenza singolare, costretta e come smarrita in una esperienza sociale sempre più sconvolta dall’estrema labilità delle sue forme”. Precisando però anche che “questo problema, come del resto tutti i problemi che la speculazione coglie nell’immediata concretezza dell’esistenza singolare, oltre la astratta oggettività delle forme culturali, può essere facilmente oggetto di deviazioni e, diciamolo pure, mistificazioni meramente ideologiche” (OPOCHER, Socialità della persona, in Persona e società, “Atti del VI° Convegno di studi filosofici cristiani tra professori universitari – Gallarate – 1950”, Padova 1951, p. 81).

[7] Op. cit., pp. 96-97.

[8] Si vedano le Considerazioni sugli ultimi sviluppi della filosofia del diritto italiana,cit, p. 319.

[9] OPOCHER, Ricordo di Adolfo Ravà (1879-1957), “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto”, XXXIV (1957), fasc. 2, p.247.

[10] Lavorando con i manoscritti di Ravà, messigli a disposizione da Opocher, l’allievo Antonio Negri pubblicherà il saggio Alle origini del formalismo giuridico (Padova 1962).

[11] E.OPOCHER, Ricordo di Adolfo Ravà (1879-1957), cit., p. 246.

[12] Roma 1914. I due lavori vennero poi raccolti nel volume Diritto e Stato nella morale idealistica, Padova 1950.

[13].OPOCHER, Ricordo di Adolfo Ravà (1879-1957), cit., p. 248.

[14] Op. cit., p. 249.

[15] Da una lettera di Ravà da Campo Tures del 18 luglio 1937: “Caro Opocher, ho letto la sua relazione per il congresso di Parigi, e ne sono contento. L’impostazione è felice, ed è anche esposta bene e chiaramente. La soluzione credo anche che sia giusta, almeno come orientamento; ma l’esposizione ne è un po’ confusa. In una relazione definitiva dovrebbe cercare un grado maggiore di chiarezza (…). Ho piacere comunque che Lei abbia preparato una relazione che interesserà. . Specialmente interesserà il Prof. Medicus, a cui scriverò che anche Lei va a Parigi, come lo scriverò a Brunschvicg (…). Ma ha avuto il passaporto? Trabucchi ha trovato delle notevoli difficoltà, ma poi lo ha avuto e deve essere partito ieri. Chi verrà dei suoi amici? Mi dispiace che la nostra brigata si sia così ridotta. (…) Mi dia sue notizie e mi creda cordialmente Suo A.Ravà” (Cfr. Memorie di Enrico Opocher, cit., p. 50).

[16] “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto”, XX (1940), fasc. 3, pp. 146-175, e fasc. 5, pp. 246-261.

[17] VIII volume delle Pubblicazioni della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova.

[18] OPOCHER, G.A.Fichte e il problema dell’individualità, Padova 1944, p. 207.

[19] Op. cit., pp. 207-208.

[20] Op. cit., p. 209.

[21] Torino 1942. Potrebbe essere utile ricordare anche un saggio di CARLO GRAY, L’irrazionale nel diritto, “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto”, XII 81932), pp. 539 ss.

[22] OPOCHER, Considerazioni sugli ultimi sviluppi della filosofia del diritto italiana, cit., pp. 319-320.

[23] Op. cit., p. 320.

[24] Op. cit., p. 323.

[25] Op. cit., p. 325.

[26] Si pensi al dibattito sviluppatosi sulla “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto” negli Anni Venti del secolo scorso a partire dall’intervento di A.E.CAMMARATA, Su le tendenze antifilosofiche della giurisprudenza moderna in Italia, “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto”, II (1922), fasc. 2, pp. 234-258.

[27] OPOCHER, Considerazioni sugli ultimi sviluppi della filosofia del diritto italiana, cit., p. 327.

[28] Padova 1939.

[29] OPOCHER, Considerazioni sugli ultimi sviluppi della filosofia del diritto italiana, cit., p. 332. Due esempi significativi di questo nuovo rapporto tra filosofia del diritto e scienza giuridica, specificamente sotto l’aspetto della produzione scientifica, sono offerti dalle opere dei due allievi maggiori di Opocher, di LUIGI CAIANI, I giudizi di valore nell’interpretazione giuridica, Padova 1954 nonché La filosofia dei giuristi italiani, Padova 1955 e di RUGGERO MENEGHELLI, La genesi del diritto nell’esperienza etica del matrimonio, Padova 1957.

[30] OPOCHER, La filosofia dell’esperienza giuridica, in La filosofia del diritto in Italia nel secolo XX°, “Atti dell’XI Congresso Nazionale della Società Italiana di Filosofia Giuridica e Politica”, a cura di R. ORECCHIA, I, Milano 1976, p. 71.

[31] Op. cit., pp. 73-74. Le opere di Capograssi a cui, in questo contesto, Opocher fa riferimento sono Saggio sullo Stato (1918), Riflessioni sull’Autorità e la sua crisi (1921), La Nuova Democrazia Diretta (1922), L’analisi dell’esperienza comune (1930), Studi sull’esperienza giuridica (1932), Il problema della scienza giuridica (1937), Il significato dello stato contemporaneo (1942), Il diritto dopo la catastrofe (1950), L’ambiguità del diritto contemporaneo (1953), Introduzione alla vita etica (1953), Su alcuni bisogni dell’individuo contemporaneo (1955) e Considerazioni sullo Stato, apparso postumo nel 1958.

[32] Il 14 marzo 1949, Opocher, nuovo titolare della cattedra di Filosofia del diritto, tenne nell’Aula E del Palazzo del Bo’, in Padova, la prolusione al suo insegnamento, trattando il tema: “Il diritto senza verità: la crisi della ideologia ‘laica’ nell’esperienza giuridica contemporanea”.

[33] OPOCHER, Il diritto senza verità, in Scritti giuridici in onore di F. Carnelutti, Padova 1950, I, p.181.

[34] Op. cit., p. 182.

[35] OPOCHER, La filosofia dell’esperienza giuridica, cit., p. 72.

[36] Esplicito il riferimento a La trahison des clercs di Julien Benda (OPOCHER, Il diritto senza verità, cit., pp. 183 ss).

[37] Ibidem.

[38] Ibidem.

[39] Milano 1977.

[40] OPOCHER, Il filosofo di fronte allo stato contemporaneo, “Atti dell’Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti”, a.a. 1964-65, Tomo CXXIII, Classe di scienze morali e lettere, pp. 585 ss.

[41] Op. cit., p., 588.

[42] Nella Presentazione del volume collettaneo La società criticata (Napoli 1974), con i contributi degli allievi di Cotta e dei suoi, Opocher segnala “con profondo consenso (..) il fatto che in questo volume gli autori sembrano recuperare, oltre lo sterile ‘metodologismo’ in cui sembra consumarsi il comodo e, per la verità, contraddittorio atteggiamento ‘avalutativo’ di tanta parte della cultura contemporanea, l’impegno e la funzione della filosofia per l’interpretazione dell’universo culturale in cui siamo immersi” (p. VI).

[43] OPOCHER, Il filosofo di fronte allo stato contemporaneo, cit., pp., 588-589.

[44] L’espressione eraclitea,“pensiero comune”, è usata da Opocher con una valenza tipicamente capograssiana (Cfr. Analisi dell’esperienza comune, cit.), anche se in proposito la sua interpretazione del maestro, Capograssi, diverga da quella dell’altro allievo, Piovani (Cfr. La filosofia del diritto in Italia nel secolo XX°, cit., I, pp. 86-87; II, p. 195).

[45] OPOCHER, Il filosofo di fronte allo stato contemporaneo, p., 590.

[46] Op. cit., p., 592.

[47] OPOCHER, Filosofia e potere, Napoli 1980. pp. 14-15.

[48] In questo senso Opocher interpreta, discutibilmente, la tesi platonica della Politéia connettendola, seppur per opposizione, alle tesi hegeliana e marxista dello Staat (Cfr. Op. cit., pp. 18ss.).

[49] Op. cit., p., 596.

[50] Berlin 1963.

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