TEMI E PROBLEMI DI SCIENZA GIURIDICA
Il dibattito in Italia prima della nascita della scuola analitica di Torino
di Federico Casa

[348] G. Capograssi, Leggendo la “Metodologia”, cit., p. 303.

[349] Cfr. G. Capograssi, Il problema della scienza del diritto, cit., p. 27: “fra dato e scienza vi è eterogeneità, la eterogeneità che vi è tra concretezza e logica, tra azione e concetto […]. E’ insomma la vecchia aporia aristotelica: se il reale è concretezza e singolarità, com epuò la scienza che è astrazione e generalità attingere il reale? E questa vecchia aporia assume più grave forza di fronte alla scienza giuridica la quale ha per oggetto l’esperienza stessa pratica in una sua forma specifica”.

[350] Cfr. in particolare E. Bergson, In pensiero e il movente, 1934, secondo il quale alla scienza competerebbe la conoscenza intellettuale della materia e alla metafisica l’intuizione dello spirito. Quest’ultima “giunge in possesso di un filo: dovrà essa stessa vedere se questo filo sale fino al cielo o si ferma a qualche distanza dalla terra. Nel primo caso, l’esperienza metafisica si collegherà a quella dei grandi mistici […]; nel secondo caso le esperienze metafisiche resteranno isolate le une dalle altre senza tuttavia contrastare tra loro. In ogni caso, la filosofia ci avrà sollevati al di sopra della condizione umana”.

[351] Da più parti sono state evidenziati le influenze degli studi di Meyerson, e, in particolare, E. Meyerson, La spiegazione nelle scienze, 1927, secondo il quale “la sola differenza tra scienza e filosofia è che la filosofia tenta di raggiungere di colpo e in misura completa quella identità che la scienza realizza sempre parzialmente e provvisoriamente […]. Considerato, infatti che “gli scienziati non possono non fare della metafisica appena si elevano ad una concezione generale, l’unità della scienza e della filosofia è l’unità stessa della ragione come procedimento o schema d’identificazione”.

[352] Cfr. R. Treves, Empirismo e idealismo nel problema della scienza del diritto, cit., p. 199, in cui veniva evidenziato come Capograssi si fosse sempre sforzato “di mantenere distinta la scienza dall’esperienza, e che quella concezione per la quale scienza ed esperienza sarebbero due momenti dello stesso processo” era il risultato di una indagine particolare, “il semplice criterio che differenziava la scienza giuridica dalle altre scienze dello spirito, e non certo il corollario di quella concezione generale dell’idealismo per cui soggetto e oggetto, pensiero ed essere, non sarebbero altro che i due momenti dialettici del divenire dello spirito”.

[353] Cfr. U. Pagallo, La struttura della conoscenza scientifica, cit., p. 356.

[354] Cfr. G. Zaccaria, Esperienza giuridica, dialettica e storia, cit., pp. 123-129.

[355] G. Capograssi, Il problema della scienza del diritto, cit., p. 134, in cui pure Capograssi avrebbe affermato che la scienza giuridica sarebbe stata incapace di diventare o una scienza puramente logica o una scienza puramente storica, ed insieme incapace di escludere interamente l’una e l’altra esigenza; incapace di divenire strumento, pura pratica, incapace di diventare pura conoscenza”.

[356] Op. cit., p. 127, in cui l’Autore affermava che “le scienze sperimentali e naturali cercavano di spiegare la vita del loro oggetto, ma la loro opera [sarebbe rimasta] esteriore a quella vita , la quale poteva essere modificata ma dall’esterno”.

[357] Op. cit., pp. 127, 129.

[358] Op. cit., pp. 131, 134.

[359] Cfr. G. Capograssi, Leggendo la “Metodologia”, cit., pp. 302-302, in cui egli dichiarava che “la differenza” tra scienze della natura e le scienze della cultura non sarebbe dipesa dal fatto che le prime erano “scienza” e le seconde “filosofia”, ma piuttosto che “nelle scienze della natura i fatti si riportano ai valori si direbbe automaticamente e il pensiero non fa che riconoscere questo riportarsi; mentre nella scienza del diritto (è una fonte di equivoci considerare in blocco le scienze della cultura) è proprio l’oggetto che è costituito da questa frattura tra fatto e valore , e perciò il suo lavoro non è risolubile in quella identificazione e risoluzione di differenze che sono proprie della logica delle scienze naturali e che fanno la sicurezza del giudizio di queste scienze”.

[360] G. Capograssi, Il problema della scienza del diritto, cit., pp. 234-235.

[361] Ibidem.

[362] Cfr. G. Capograssi, Leggendo la “Metodologia”, cit., p. 313: “E’, insomma, anch’essa, la scienza del diritto, una forza umana che sta nella storia e che ha anch’essa la responsabilità del formarsi del mondo umano nella storia”.

[363] Op. cit., p. 315, in cui si legge: “Certo: in questo mistero che è la vita del concreto non sono certo i problemi che mancano! Se non lo avesse, non sarebbe nata e si sarebbe risoluta nella scienza. Ma quale è questo problema? Trovarlo (non risolverlo) è proprio il problema – sia venia al bisticcio – della filosofia del diritto”. Che è un modo elegante per identificare la filosofia con la scienza, considerato che poco prima Capograssi aveva affermato con riferimento a quanto sostenuto da Carnelutti, che “la scienza deve avere in sé.[…] qualche cosa di assoluto, altrimenti non è scienza: in quanto ha questo qualche cosa, essa, se si vuole, è filosofia”.

[364] Cfr. R. Treves, Il fondamento filosofico della Dottrina pura di Hans Kelsen, estr. dagli “Atti della Reale Acc. Scien. Torino”, vol. 69, Torino, 1933-1934., p. 3, in cui così l’Autore riassumeva l’obiettivo del contributo:”respinti gli argomenti contrari, l’A. dimostra che la dottrina giuridica del Kelsen poggia su fondamenti filosofici ed in particolar modo con la “Logica del,la conoscenza pura” di Ermanno Cohen”.

[365] Si tratta di un punto di vista adombrato anche da Treves, Empirismo e idealismo nel problema della scienza del diritto, cit., pp. 196-197, quando evidenziava come non sarebbe risultato chiaro se Capograssi si fosse mantenuto “nello stretto campo della scienza e dell’esperienza comune o s’egli piuttosto ne sia uscito e sia saltato involontariamente in quello della speculazione e della filosofia”, limitandosi ad affermare “l’esigenza di riconoscere da una lato tutti i dualismi e i contrasti che la vita presenta e di cogliere, dall’altro, l’indissolubile legame e la profonda unità che li unisce i li separa”.

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