TEMI E PROBLEMI DI SCIENZA GIURIDICA
Il dibattito in Italia prima della nascita della scuola analitica di Torino
di Federico Casa

[267] Cfr. R. Treves, Il metodo teleologico nella filosofia e nella scienza del diritto, in “Riv. Int. Fil. dir.”, 1933, pp. 544-566, nel quale l’Autore riteneva che la reazione al formalismo giuridico sarebbe potuta passare anche attraverso il “concetto di scopo”, come punto di partenza per l’interpretazione dei concetti giuridici”.

[268] Cfr. la disputa tra l’economista Carl Menger e il filosofo Wilhelm Dilthey, a cui fa riferimento anche U. Pagallo, La struttura della conoscenza scientifica tra realismo e idealismo. Il problema epistemologico di Giuseppe Capograssi in “Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti”, CLI, 1992-1993, pp. 326-338, in cui il pensatore padovano afferma: “da una parte, infatti, si insisteva, ed era il caso del Menger, sull’indiscutibile rigore metodico raggiunto dalle ricerche fisico-matematiche; dall’altra, invece, Dilthey sottolineava l’impossibilità di ridurre tutta la ricchezza problematica dell’esperienza storica alla razionalità di siffatto metodo”. Dilthey evidenziava i limiti delle “tesi metodologiche avanzate dal Comte e, con lui, da John Stuart Mill, dal positivismo e dall’empirismo anglosassone proprio perché, spiegava il filosofo tedesco, “mi parvero mutilare l’effettiva realtà storica al fine di adattarla ai concetti e ai metodi delle scienze naturali” (pp. 327-328).

[269] Cfr. G. Windelband, Storia e scienza naturale (1907), tr. it., e H. Rickert, I limiti della formazione dei concetti della scienza naturale (1929).

[270] R. Treves, Il diritto come relazione, cit., pp. 10.

[271] Cfr. N. Abbagnano, Storia della filosofia, III, Torino, 1950, p. 333. ma vedere con più precisione. Secondo questa accezione possono definirsi realisti Francesco Bacone, Galileo, Comte, ma anche recentemente H. Putnam, The many faces of realism, tr. it., Milano 1999.

[272] Di contro, gli strumentalisti, Berkeley, Mach, Poincarè, Duhem, fino a Einstein ed Heisemberg asseriscono che la spiegazione non è lo scopo della scienza, dal momento che le scienze non possono scoprire le “essenze occulte delle cose. “Tutti questi filosofi sono concordi che le spiegazione scientifica (ultima) è impossibile. E dal fatto che non c’è essenza occulta che le teorie scientifiche possano descrivere, concludono che queste teorie non descrivono nulla affatto. Dunque, sono puri e semplici strumenti. E ciò che può sembrare accrescimento della conoscenza, non è altro che il miglioramento di certi strumenti” (p. 22). Salvo, poi, tentare una mediazione tra le due concezioni, e concludere: “ritengo che con le nostre leggi universali [della scienza] non saremo mai capaci di descrivere l’essenza ultima del mondo, ma non ho alcun dubbio che possiamo sondare sempre più profondamente la struttura del nostro mondo o, come potremmo anche dire, raggiungere le proprietà del mondo sempre più essenziali, ossia, situate a profondità sempre maggiore” (p. 57).

[273] Cfr. G. Del Vecchio, Il concetto del diritto, cit., p. 67.

[274] R. Treves, Il diritto come relazione, cit., pp. 90-91.

[275] Cfr. op. cit., p. 103.

[276] Op. cit., pp. 100-102.

[277] Cfr. op. cit., p. X, in cui l’Autore affermava: “il problema, enunciato nei termini più chiari, era il seguente: “nel mondo dei giuristi si sono avvicendate dottrine diversissime riguardo al concetto del diritto ed ognuna di esse prevede un’indicazione originale che non può essere trascurata, valorizza uno o l’altro elemento della giuridicità […]”. Ora è possibile aspirare ad una sintesi […]. Come si può passare da una molteplicità così variopinta ad una unità, non astratta, ma comprensiva ed ispiratrice di ogni momento della molteplicità?”.

[278] Op. cit., p. X.

[279] Op. cit., p. 269.

[280] Op. cit., p. 270.

[281] S. Ventura, Presentazione, in K. Larenz, Storia del metodo della scienza giuridica, cit., p. XIII-XIV.

[282] Op. cit., p. 270.

[283] Ibidem.

[284] F. Olgiati, Il concetto di giuridicità, cit., p. 269.

[285] Op. cit., p. 271.

[286] Op. cit., p. 71.

[287] Op. cit., p. 97.

[288] Cfr. op. cit., p. 513, ove Olgiati affermava che tale concetto egli avrebbe espresso “nella nuova edizione, che uscirà tra breve, del mio volume su Il concetto di giuridicità in S. Tommaso d’Aquino”.

[289] Op. cit., p. 513.

[290] Op. cit., p. 311.

[291] Op. cit., p. 373.

[292] Op. cit., p. 270.

[293] K. Larenz, Storia del metodo della scienza giuridica, cit., pp. 77-78.

[294] Ibidem.

[295] F. Olgiati, Il concetto di giuridicità, cit., p. 269.

[296] Per l’evoluzione del rapporto tra filosofia e scienza giuridica in A. Levi si veda Per un programma di filosofia del diritto, Torino, 1905; e Contributi ad una teoria filosofica dell’ordine giuridico, Genova, 1914.

[297] Cfr. I. Vanni, Lezioni di Filosofia del diritto, cit., pp. 14-18.

[298] Cfr. A. Levi, Per un programma, cit., p. 115.

[299] E’ il fondamento filosofico della disputa sui “principi generali del diritto”, sui quali vedi infra nota 201.

[300] G. Carle, La filosofia del diritto nello stato moderno, I, Torino, 1903, p. 54.

[301] Cfr. E. Di Carlo, Il diritto naturale nell’attuale fase del pensiero italiano, Perugina, 1932.

[302] P. Piovani, Momenti, cit., p. 66.

[303] Cfr. B. Croce, Lineamenti, cit., pp. 205, nel quale il filosofo afferma che i concetti delle scienze matematiche, così come quelli delle altre scienze, non sono “conoscenze”, ma “azioni utili”, che “non ci fanno comprendere la realtà o intenderne la natura, ma ci danno il modo di maneggiare prontamente le nostre conoscenze”.

[304] Op. cit., pp. 202-222, secondo il quale l’utilità di questi concetti, il cui contenuto era sempre “reale” o “storico” stava nell’apprestare “gruppi” o “indici” delle conoscenze, che già si possedevano in aiuto della memoria”.

[305] B. Croce, La storia come pensiero e come azione, Bari, 1938, pp. 25, 28, 37.

[306] B. Croce, Il filosofo, oggi in “Ultimi saggi”, 1938, pp. 386-390.

[307] Cfr. P. Rossi, Benedetto Croce e lo storicismo assoluto (1957), cit., pp. 289-292, 322-323.

[308] A. De Gennaro, Crocianesimo, cit., p. 170.

[309] Cfr. B. Croce, Teoria e storia della storiografia (1917), Bari, 1966, pp. 110-111, in cui veniva affermato che pensare la storia in concreto significava “pour pensandone contemporaneamente tutti gl iapsetti, prendere sempre le mosse da uno particolare”, mentre la cosiddetta storia “generale”, “se veramente storia si era sempre risolta in una ben individuata e specificata forma di storiografia. Sicché, le storie che di volta in volta erano state presentate come generali”, non erano altro che “questa o quella storia “speciale” e “particolare”, arbitrariamente elevata, con considerare tutte le altre semplici “appendici”, a storia generale”.

[310] Cfr. G. Capograssi, Leggendo la “Metodologia”, cit., p. 313, in cui Capograssi affermava che “è, insomma, anche la scienza del diritto una forza una che sta nella storia e che ha anch’essa la responsabilità del formarsi del mondo umano della storia”; a proposito del quale si veda A. Pigliaru, Scienza e Filosofia del diritto nel pensiero di Giuseppe Capograssi, in “Riv. int. Fil. dir.”, 1958, p. 219, in cui lo studioso di Capograssi afferma che la scienza del diritto “è il diritto stesso che conosce se stesso, è il diritto che per vivere la sua propria vita cerca di consocersi in ciò che esso è , in cuiò che esso significa nella vita e nell’esperienza. La scienza è il dirtto che racconta a se medesimo ciò che esso è in realtà, per essere effettivamente ciò che è “.

[311] Cfr. sul punto R. Stammler, The theory of justice, New York, 1969, p. 167, in cui Stammler evidenzia come la società dovrà essere scomposta nel suo elemento formale a priori, come forma condizionante le singole volizioni e da un elemento materiale, l’economia, rappresentato dal contenuto delle singole volizioni, con la conseguenza che la conoscenza della società non sarà altro se non la sintesi a priori di diritto ed economia, mentre la giurisprudenza è lo studi o del diritto, quale elemento formale della società.

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