TEMI E PROBLEMI DI SCIENZA GIURIDICA
Il dibattito in Italia prima della nascita della scuola analitica di Torino
di Federico Casa

[180] Cfr. anche A. Pagano, Il carattere scientifico della scienza del diritto, in “Riv. int. Fil. dir.”, 1921, pp. 364-368, il quale con l’occasione di recensire Die Wissenschaftscharakter der Rechtswissensschaft di Julius Binder, dichiara di condividere la tesi secondo la quale la giurisprudenza sarebbe una scienza a tutti gli effetti, ma contesta il neokantismo del Binder, dato che non sarebbe possibile “ridurre l’oggetto dell’attività costitutiva del pensiero ad un sistema di schemi astratti o di tipi intellettuali”, poiché “noi pensiamo che si debba distinguere nei concetti e nelle teorie del diritto il momento logico senza che sia possibile vuotarli del loro contenuto etico”.

[181] Basti pensare alla importanza, ai fini del tema in questione, del saggio di W. Cesarini Sforza, Il concetto del diritto e la giurisprudenza integrale,cit.; quello di A.E. Cammarata, Contributi ad una critica gnoseologica della giurisprudenza Roma, 1925; a quello di G. Maggiore, La dottrina del metodo giuridico e la sua revisione critica, in “Riv. int. Fil. dir.”, 1926, pp. 377 ss.; e, per certo versi, a quello di di F. Battaglia, Diritto e filosofia nella pratica. Saggio su alcuni problemi dell’idealismo contemporaneo, Firenze, 1932.

[182] Cfr. A. Groppali, Istituzioni di scienza generale del diritto (1921), Milano, 1929.

[183] Cfr. P. Piovani, Momenti, cit., p. 66.

[184] Ed era quanto affermava anche F. Carnelutti, I giuristi e la filosofia (1923), in Discorsi intorno al diritto, II, Padova, 1953, p. 184, secondo il quale ogni aspetto o oggetto della realtà poteva essere considerato “e da un punto di vista empirico e da un punto di vista filosofico”.

[185] Cfr. A. Groppali, Filosofia e scienza del diritto, in “Atti del II Congresso Nazionale di Filosofia del diritto”, Milano, 1955, p. 161, in cui l’Autore avrebbe affermato, perfettamente in linea con le dichiarazioni di trent’anni prima, che “se, per converso, si accetta per vero, come, rimanendo nella realtà, è vero, che il diritto si presenta, per la sua stessa natura, come un fenomeno che è nel medesimo tempo un prodotto della società e della psiche dell’uomo, ne deriva come conseguenza che tutte le scienze […] rimarrano legati da intimi rapporti di collaborazione con la filosofia del diritto, che, come scienza sintetica, non potrà che accoglieren ed unificarne i contributi”.

[186] Emblematico a tal proposito il noto saggio di K. Bergbohm, Jurisprudenz und Rechtsphilosophie, Leipzig, 1892.

[187] A Groppali, Istituzioni di scienza generale del diritto, Bergamo, 1921, pp. 8-9.

[188] Cfr. B. Donati, Essenza e finalità della scienza del diritto (1921), Macerata, 1924; e soprattutto B. Donati, Fondazione della scienza del diritto, Padova, 1929.

[189] B. Donati, Essenza e finalità della scienza del diritto, cit., p. 24.

[190] Op. cit., pp. 31, 34, ma anche p. 43, in cui veniva riassunta l’intera costruzione: “attraverso l’analisi dei diritti particolari, che è il tema della giurisprudenza, ossia di quella scienza prudenziale del diritto che serve all’arte giuridica; attraverso, in un momento ulteriore, l’esame sintetico dell’elemento formale e materiale, per opera delle teorie generali dei diritti particolari, nonché l’esame sintetico degli elementi sostanziali, per opera della teoria comparata del diritto; noi vogliamo dire, ancora una volta, che da ogni parte si pone innanzi il problema della unità del diritto”.

[191] Op. cit., p. 46.

[192] B. Donati, Essenza e finalità, cit., p. 9.

[193] Op. cit., p. 31, in cui i “concetti logici” erano l’effetto delle scelte della ragione, “in modo che rimangano emergenti le note comuni e costanti, ricorrenti di regola in qualsiasi avveramento nel tempo e nello spazio, che servono insieme per la determinazione delle note specifiche e differenziali. In questa collocazione logica del dato nel campo del reale si acquista la più piena conoscenza. Questa conoscenza è allora conferita dal concetto logico”.

[194] P. Biondi, Metodo e scienza del diritto, Roma, 1935.

[195] Cfr. B. Croce, Recensione a P. Biondi, Metodo e scienza del diritto (1935), ora in Nuove pagine sparse, II, pp. 242-243.

[196] P. Biondi, Metodo e scienza del diritto, estr. da “Nuovi Studi”, Roma, 1935, p. 12..

[197] R. Treves, Il diritto come relazione, Torino, 1934; N: Bobbio, Scienza e tecnica del diritto, Torino, 1934; G. Capograssi, Il problema della scienza del diritto, Roma, 1937; F.Lopez De Onate, Studi filosofici sulla scienza del diritto, Macerata, 1939; G. Gorla, L’interpretazione del diritto, Milano, 1941; L. Bagolini, Diritto e scienza giuridica nella critica del concreto, Milano, 1942; F. Olgiati, Il concetto di giuridicità nella scienza moderna del diritto (1943), Milano, 1950; B. Leoni, Per una teoria irrazionale del diritto (1942), Torino, 1945; G. Solari, L’idea individuale e l’idea sociale nel diritto privato, Torino, 1949; L. Caiani, La filosofia dei giuristi italiani, cit.

[198] Tra i molti, oltre a quelli già citati, occorre ricordare: R. Treves, Empirismo ed idealismo nel problema della scienza del diritto, in “Riv. int. Fil. dir.”, 1938; G. Calogero, La metodologia del naturalismo giuridico, in Saggi di etica e di teoria del diritto, Bari, 1947; S. Pugliatti, La giurisprudenza come scienza pratica, cit., pp.; L. Caiani, Formalismo ed empirismo nella scienza del diritto, in “Riv. trim. dir. proc. civ.”, I, 1953, pp. 101 ss..

[199] Cfr. A. Colonna, Per la scienza del diritto, Torino, 1938; F. Carnelutti, La Metodologia del diritto, Padova, 1939.

[200] Cfr. B. Leoni, Il problema della scienza giuridica, Giappichelli Torino, 1940; N. Bobbio, Teoria della scienza giuridica, Giappichelli Torino, 1950; E. Opocher, Il problema della natura, cit..

[201] Occorre essere prudenti, poiché siamo perfettamente consapevoli che il tema del rapporto tra filosofia e scienza è il problema epistemologico per eccellenza, ma la presente disamina è unicamente dedicata alla filosofia del diritto ed alla scienza giuridica nel dibattito dei primi cinquant’anni del secolo scorso, con la conseguenza che s’intende lasciare tra parentesi tutto il problema della nascita, dello sviluppo e della trasformazione della scienza moderna, da Galileo a Popper, che altro non è se non un diverso modo per intendere il problema dei rapporti tra filosofia e scienza.

[202] Cfr. G. Perticone, Filosofia e scienza del diritto, in R. Orecchia (a cura di), Filosofia e scienza del diritto, cit., p. 223, secondo il quale si distingue la concezione della filosofia “come giudizio, criterio di valutazione, come impegno umano nei confronti della realtà”, e della scienza “come penetrazione sempre più intima dello sguardo dell’uomo nei congegni della realtà”.

[203] Cfr. G. De Crescenzo, I rapporti tra filosofia e scienza del diritto nel quadro della crisi dell’idealismo, in R. Orecchia (a cura di), Filosofia e scienza del diritto, cit., pp. 115-129; ma soprattutto G. Perticone, Filosofia e scienza del diritto, cit., p. 221-222, secondo il quale è proprio del neo idealismo la definizione della scienza “come approssimazione alla conoscenza e della filosofia come conoscenza assoluta”, mentre è “del periodo precedente l’impostazione positivista di questo rapporto, per cui, salendo di generalizzazione in generalizzazione, dalla scienza si passa alla filosofia come scienza delle scienze”.

[204] . R. Orecchia (a cura di), Filosofia e scienza del diritto, in “Atti del II Congresso Nazionale di Filosofia del diritto”, cit.. Ai fini della presente ricerca, assumono un particolare rilievo la relazione di F. A. Cusimano, La crisi del diritto e il rapporto tra scienza e filosofia, il quale afferma che “se la filosofia del diritto tende a spiegare che cos’è il diritto e che cos’è l’uomo, la scienza del diritto si occupa spiega le operazioni dell’uomo” (p. 101); quella di N. D’Amati, Tecnicismo ed eticità nella norma giuridica, il quale sostiene che “la prima come la seconda hanno a base un unico e medesimo dato rappresentato dalla norma, alla cui osservazione sono entrambi rivolti; sennonché, mentre la scienza giuridica prende in considerazione questa dal punto di vista della sua determinazione concreta, la filosofia ne studia quell’aspetto universale ed eterno, capace di conferire un significato assoluto alle singole disposizioni particolari” (p. 108); ma anche quella di V. Ferola, Il significato universale della filosofia giuridica, a giudizio del quale “la realtà oggettiva delle norme, l’esteriorizzarsi nel modo fenomenico, mentre invitano alla ricerca scientifica, racchiudono nel contempo il segreto del meccanismo spirituale che le ha create, delle forze umane e sociali che le hanno prodotte, per cui anche la filosofia giuridica non può non raccogliersi a questo grande fenomeno che regge le strutture dell’umana società” (p. 134); le cui convinzioni coincidono con quelle di A. F. Ferrari, La comprensione filosofica della giuridicità, il quale è perentorio nel ritenere che l’indagine filosofica sul diritto “tenderà a penetrare il fenomeno giuridico per scoprire ciò che esso presenta di più intimo e irriducibile, sì da conseguire una conoscenza che ne rappresenti la massima possibile comprensione”, mentre la scienza giuridica “studierà gli aspetti particolari e positivi del fenomeno giuridico, le attuazioni storiche dell’organizzazione storica della società” (p. 138); e con quelle di G. Marchello, Scienza e filosofia del diritto, per il quale la filosofia è critica dell’esperienza in quanto opera la problematizzazione dei contenuti elaborati dalla scienza”, dato che “i problemi della filosofia del diritto non sono altro che l’assunzione e l’approfondimento in sede critica dei contenuti elaborati dalla scienza del diritto” (p. 201). E non è certo un caso se U. Scarpelli, La natura della metodologia giuridica, autorevole esponente della Scuola Analitica, che si era prefissa l’obiettivo di applicare alla metodologia giuridica i risultati del neopositivismo logico, continuasse ad impostare la questione, così come l’aveva prospettata il positivismo filosofico: “concludere che la metodologia giuridica ha natura scientifica è dare una determinazione positiva del campo della scienza, ed una determinazione negativa del campo della filosofia del diritto, dalla quale rimane escluso quanto si riconosca alla competenza della metodologia” (p. 247).

[205] Cfr. A. Ravà, Per una dottrina generale del diritto, Roma, 1911.

[206] Cfr. R. Stammler, Lehrbuch der Rechtsphilosophie, 1923.

[207] N. Bobbio, Filosofia del diritto e teoria generale del diritto (1950), in Studi sulla teoria generale del diritto,Torino, 1955, p. 33.

[208] Op. cit., p. 49.

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