TEMI E PROBLEMI DI SCIENZA GIURIDICA
Il dibattito in Italia prima della nascita della scuola analitica di Torino
di Federico Casa

[74] Vedi G. Del Vecchio, La crisi della scienza del diritto, Roma, 1934; G. Pugliatti, La crisi della scienza giuridica (1948), in Diritto civile, Milano, 1951 pp. 601 ss..

[75] Se ne trova un eco anche in I. Vanni, Il problema della filosofia del diritto nella filosofia, nella scienza e nella vita ai tempi nostri, in Saggi di Filosofia sociale e politica, II vol., Bologna, 1911, pp. 5 ss.

[76] P. Bonfante, Filosofia del diritto e scienza del diritto, in “Riv. it. Fil. dir.”, III, 1923, p. 457.

[77] Cfr. sul tema P. Piovani, Momenti, cit., p. 35, secondo il quale il problema dei primi “cinquant’anni di filosofia giuridica italiana” è stato infatti quello di impostare una “opposizione al naturalismo positivistico”, e malgrado “le distinte sfumature, malgrado le differenze spesso profonde, malgrado le varie denominazioni, tutte le più rappresentative tendenze della filosofia del diritto italiana possono qualificarsi come idealistiche”.

[78] Cfr. P. Bonfante, Filosofia del diritto e scienza del diritto, cit., p. 458, il quale affermava anche che”noi non combattiamo la filosofia, ma certa pseudo-filosofia. La quale non è che un tentativo di generalizzazione dogmatica compiuto con mezzi e metodi inadeguati, cioè da chi è forse nutrito di studi filosofici, certamente troppo poco di studi storici e giuridici: fuori dal concetto del diritto è legittimo il disgusto del giurista di fronte a disquisizioni sul possesso, sull’equità[…]”.

[79] Applicazione del metodo naturalistico allo studio del diritto, non significa ritenere che il diritto abbia ad oggetto dei fenomeni naturali, bensì che esso possa venire analizzato come un dato obiettivo staccato dal soggetto che l’ha prodotto, e che per conoscerlo lo riproduce come oggetto di osservazione e di classificazione, come avrebbe dovuto procedere un biologo, uno zoologo o un chimico. Jhering, per esempio, paragona la dogmatica giuridica alla chimica: “la chimica giuridica, che ricerca i corpi, semplici, in quanto essa volatizza in concetti la materia prima (cioè le regole giuridiche), […]. La trasformazione che qui avviene consiste nel fatto che, la materia si spoglia completamente della forma immediatamente pratica ed imperativa, ed assume la forma di un corpo giuridico” (cfr. K. Larenz, Storia del metodo nella scienza giuridica, tr. it., Milano, 1966, p. 31.

[80] L. Caiani, La filosofia, cit.., p. 53.

[81] Per tutti, si veda P. Bonfante, Il metodo naturalistico, cit.; ma anche V. Miceli, Le basi psicologiche del diritto, Roma, 1902.

[82] Come chiariremo meglio in seguito tutta la scienza positivista, e così anche quella giuridica, corre il rischio dello scientismo, con esso intendendosi una rappresentazione del sapere scientifico che assolutezza acriticamente i propri criteri metodologici; cfr. A. Comte, Corso di filosofia positiva, tr. it., I, Milano, 1985 pp. 285 ss. Esemplare ipotesi di scientismo, per quelle teoriche epistemologiche che attribuiscono alla scienza un sapere unicamente “strumentale”, è la perdita della consapevolezza della natura del tutto convenzionale delle ipotesi.

[83] H. Welzel, Diritto naturale e giustizia materiale, tr. it., Milano, 1965, p. 280.

[84] Sul punto cfr. R. Ardigò, La perennità del positivismo, in Opere filosofiche, IX, Padova, 1909, ibidem.

[85] Cfr. W. Dilthey, Introduzione alle scienze dello spirito, tr. It., Firenze, 1974, p. 8.

[86] Si trattava dell’esordio della “Rivista scientifica del diritto”; cfr. A. Mazzacane – P. Schiera (a cura di), Enciclopedia e sapere scientifico, Bologna, 1990, p. 190 n. 64. Sul punto si veda anche P. Grossi, “La scienza del diritto privato”. Una rivista-progetto nella Firenze di fine secolo, 1893-1896, Milano, 1988.

[87] B.Brugi, Introduzione enciclopedica alle scienze giuridiche, in “EGI”, VIII/2, 1913, pp. 932-938.

[88] Op. cit., p. 939, 911.

[89] Cfr. A. Mazzacane – P: Schiera (a cura di), Enciclopedia, cit., pp. 195-196, secondo i quali, a proposito del Brugi, “la continuità “tra le due fortissime correnti del nostro pensiero giuridico e sociale” – scuola storica e positivismo – si rifletteva così in un’obiettiva continuità di metodo: “era sulla base della storia e dell’osservazione quotidiana” – condotta quest’ultima secondo “i procedimenti tecnici della statistica” – che sarebbero dovute sorgere anche nella giurisprudenza le “dottrine scientifiche” ed elaborate, sulla scorta di queste, le leggi dello Stato. Grazie alla filosofia positiva era perciò ora possibile “vedere meglio le linee” e “cercare di eseguire” il “programma della scuola storica”, che “in larga parte ancora il perno su cui gira la giurisprudenza”.

[90] B. Brugi, Enciclopedia, cit., pp. 923, 932.

[91] Cfr. G. Solari, Storicismo e diritto privato, cit., pp. 28-34 (Thibaut), 55-86 (Savigny), 239-250, 256-300.

[92] Op. cit., p. 8.

[93] Cfr. op. cit., p. 23: “è lecito supporre che all’Hugo e ai primi fautori del metodo storico negli studi giuridici la distanza tra i prodotti naturali e i prodotto storici non dovesse apparire tanto grande quanto apparve posteriormente coi progressi dell’analisi psicologica. Al primo costituirsi delle scienze morali su basi induttive, lo scambio di esse e le scienze fisiche si presentava facile e naturale. Il Savigny osserva che l’Hugo ritenne come verità fondamentale che il diritto positivo forma un organismo vivo capace di essere storicamente ricostruito. D’altra parte, la considerazione in cui l’Hugo teneva il Montesquieu può spiegarsi pensando che quest’ultimo intese fondare la scienza della legislazione sui rapporti naturali delle cose”.

[94] H. Welzel, Diritto naturale e giustizia materiale, cit., p. 279.

[95] G. Solari, Storicismo e diritto privato, cit., p. 28.

[96] A. Falchi, Le esigenze metafisiche della filosofia del diritto e il valore dell’a priori, Sassari, 1910, p. 39.

[97] Cfr. A. Levi, Teoria generale del diritto, Padova, 1951, che N. Bobbio, Studi sulla teoria generale del diritto, cit., pp. 58-60, definiva “opera complessa, frutto di lunga preparazione e meditazione costante: di una di quelle opere che per la serietà delle intenzioni, la ricchezza dei temi non disgiunta da una riposante chiarezza nell’esposizione, fa veramente onore ai nostri studi”, evidenziando come “la prima e ben conosciuta stesura” sarebbe apparsa nel 1934 “con il nome di Istituzioni di teoria generale del diritto”.

[98] Op. cit., p. 61, in cui il filosofo piemontese, evidenziava come “il problema più interessante non sarebbe stato quello generico della funzione del concetto di rapporto giuridico in una teoria del diritto, bensì quello più specifico della legittimità

[99] Sul punto si veda M. Gentile, Trattato di Filosofia, Napoli, 1987, pp. 85, 88, secondo il quale il positivismo “vuole soddisfare nello stesso tempo e nello stesso atto sia la necessità di ricorrere ad un principio, sia la necessità che il principio sia ritrovato in tal modo da non essere in contrasto con le reali manifestazioni dell’esperienza”, mentre il neoidealismo “è la realizzazione più completa e spietata del proposito di ritrovare un principio nella storia ma di ritrovarlo in tal modo che esso coincida integralmente con il concetto della storia stessa”.

[100] Cfr. G. Calogero, Croce e la scienza giuridica, cit., pp. 1-13.

[101] Cfr. E. Garin, Cronache, cit., p. 267, in cui l’Autore afferma che “il discorso avrebbe dovuto essere ben più lungo , e fondarsi su ben altro esame delle scienze e dei loro processi, ove gli uni avevano avuto il torto di elevare a potenza metafisica nozioni che valevano nell’ambito dell’indagine scientifica, e gli altri di estendere a critica della scienza quella che era arma più o meno affilata contro pseudofilosofie sedicenti “scientifiche”.

[102] Cfr. N. Abbagnano, Storia della filosofia, II, parte II, pp. 555-558, secondo il quale Ernesto Mach, nel delineare una scienza che “sostituisce all’esperienza rappresentazioni o immagini mediante le quali diventa più facile maneggiare l’esperienza stessa”, segnerebbe il passaggio “dal vecchio al nuovo positivismo”; essa non sarebbe più l’infinito stesso nella sua manifestazione”, ma sarebbe iniziato “il tentativo di circoscriverla in limiti precisi che ne garantiscano la validità relativa”.

[103] Cfr. E. Ponicarè, La scienza e l’ipotesi, 1902, p. 66, a giudizio del quale, così come i postulati delle scienze naturali, “gli assiomi geometrici non sono né giudizi sintetici a priori, né fatti sperimentali. Sono convenzioni. La nostra scelta fra tutte le convenzioni possibili è guidata da fatti sperimentali; ma resta libera ed è evitata solo dalla necessità di evitare la contraddizione. In tal modo i postulati possono restare rigorosamente veri anche quando le leggi sperimentali che hanno determinato la loro adozione sono solo approssimative”.

[104] Cfr. B. Croce, Lineamenti, cit., pp. 120 ss., in cui Croce affermava che “arte, filosofia e storia costituiscono la totalità del conoscere”, così escludendosi “dal campo del conoscere le discipline positive o naturali, ossia quell’ordine appunto di studii che, ai temi nostri, è valso come tipo della vera, solida ed unica scienza”

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