TEMI E PROBLEMI DI SCIENZA GIURIDICA
Il dibattito in Italia prima della nascita della scuola analitica di Torino
di Federico Casa

[37] Sul punto si veda E. Garin, Cronache di filosofia italiana, Bari, 1955, p. 234, in cui l’Autore chiarisce come in Gentile la filosofia venga a coincidere con la storia: “L’insistenza del Gentile sulla spiritualità del reale, sulla realtà che tutta si risolve nel pensiero, onde la filosofia è tutt’uno con la storia, ossia è il pensiero storico che si pensa, e pensando esaurisce la realtà, a dir vero batteva sulla storicità del reale, onde la consapevolezza del suo vivere, il concetto di esso, è, appunto, storia, sì che dir filosofia è dir storia”.

[38] Sul punto ancora E. Garin, Cronache, cit. p. 234, in cui l’Autore afferma: “Ora Gentile, tutto preso dall’orientamento gnoseologico dell’idealismo, lo venne svolgendo con impeccabile rigore fino a risolvere il processo del reale nella coscienza che il soggetto ne ha, che è poi, risolto il tutto nell’atto onde se ne diviene consapevoli, l’atto stesso dell’autocoscienza, che non è soltanto un porre, ma un autoporsi”.

[39] Cfr. G. Gentile, I fondamenti della filosofia del diritto, Firenze, 1961, p. 87 ss.

[40] Op. cit., p. VIII.

[41] Cfr. E. Garin, Cronache, cit., p. 271, in cui si legge: “[…] il Gentile con estremo rigore andava fino in fondo al suo idealismo, e ne traeva le conseguenze estreme. E tutta la realtà si avviava a concentrasi in quell’Atto in atto, in cui si risolveranno senza residui, ma con perfetta coerenza, natura e spirito, storia e filosofia, e ogni oggettivazione astratta”.

[42] Cfr. G. Gentile, I fondamenti., cit., pp. 34-40

[43] Si veda tra i tanti G. Capozzi, Teoria della conoscenza e conoscenza giuridica nella filosofia del diritto di Gentile, Firenze, 1977.

[44] Cfr. G. Gentile, Scienza e filosofia, in “Giornale critico della filosofia italiana”, XH, 1931, pp. 81-92, e ripubblicato quale Nota, in U. Spirito, Scienza e filosofia, Firenze, 1933. Sul rapporto tra Spirito “fedele e in fedelissimo dei suoi scolari il più brillante e sottile”, si veda E. Garin, Cronache, cit., p. ; ma anche M. Ghepardi, Alcune considerazioni sul rapporto tra G. Gentile e U. Spirito, in O.P. Faracovi (a cura di); Tendenze della filosofia italiana nell’età del fascismo, Livorno, 1985, pp. 145-154.

[45] Cfr. B. Troncarelli, Il fondamento antiintellettualistico della filosofia di Gentile, in “Riv. int. Fil. dir”, IV serie, LXXV, 1998, ma anche G. Calogero, Gnoseologia e idealismo, in La conclusione della filosofia del conoscere, Firenze, 1960, pp. 24-44.

[46] Cfr. E. Garin, Cronache, cit., p. 396: “era un battere sulla solidarietà del reale; così come, a proposito della scienza, più che insistere su vecchie critiche il Gentile intendeva sottolineare un avvertimento, “alle scienze come atteggiamento dello spirito la nostra filosofia vuole soltanto dare un avvertimento, che è conforme al loro stesso interesse, ammonendole che quelle realtà cui esse guardano non è tutta la realtà”. In un certo senso tutto l’atteggiamento gentiliano è un avvertimento e un ammonimento: a non dimenticare la radice: a riportare sempre il dato, il fatto, all’atto, alla fonte, alla sorgente. Di qui la forza dell’attualismo, e la difficoltà di criticarlo; ma anche la sua insidia per chi, in luogo di accettarlo come un programma e un’esortazione, passi trascriverlo in una teoria […] nei termini di un gnoseologismo trasformato in metafisica”.

[47] F. Gentile, Per fare il punto, cit., p. 32.

[48] Tra i tanti si veda A. Ambrosetti, Razionalità e storicità del diritto, Milano, 1953, e G. Olgiati, Il concetto di giuridicità nella scienza moderna del diritto, Milano, 1950.

[49] Per la convinzione, invece, che il civilista italiano non potesse prescindere da un “vizio” giusnaturalistico, si veda P. Grossi, La cultura del civilista italiano, Milano, 2002, pp. 1-23.

[50] Cfr. L. Caiani, La filosofia, cit., p. 16

[51] Per una ricostruzione della prospettiva giusnaturalista nei primi cinquant’anni del Novecento, si veda G. Marini, Il giusnaturalismo nella cultura filosofica italiana del Novecento, in R. Orecchia (a cura di), “Atti dell’XI Congresso”, cit., pp. 35-67.

[52] F. Todescan, Intervento su Il giusnaturalismo, in R. Orecchia (a cura di), “Atti dell’XI Congresso”, cit., vol. II, p. 119.

[53] Cfr. G. Del Vecchio, Il concetto della natura e il principio del diritto (1980), ora in Presupposti, concetto e principio del diritto, Milano, 1959.

[54] Cfr. F. Gentile, Per fare il punto, cit., pp. 35-40.

[55] Cfr. R. Treves, Il diritto come relazione, Torino, 1934, p. 20.

[56] Una posizione a parte dovrebbe meritare Giorgio Del Vecchio, il quale indica in tre i compiti della filosofia del diritto, evidenziando come ess isiano intimamente connessi tra loro, in quanto la definizione del concetto di diritto rappresenta il presupposto di ogni altra ricerca, dal momento che è sempre lo spirito umano che produce il diritto storicamente, lo contempla in se stesso, a priori, sub specie aeternitatis, come supremo ideale di giustizia.

[57] Cfr. I. Petrone, La fase recentissima della filosofia del diritto in Germania- Analisi critica poggiata sulla teoria della conoscenza, Pisa, 1895, pp. 188-189.

[58] Cfr. R. Treves, Il diritto come relazione, cit., p. 22.

[59] Emblematico a tal proposito l’itinerario filosofico di Petrone, il quale, dopo aver attribuito alla filosofia del diritto anche una funzione deontologica molto vicina a quella del giusnaturalismo (si veda I. Petrone, Filosofia del diritto al lume dell’idealismo critico, Firenze, 1896) sino a giungere alla fine della sua speculazione ad un punto di arrivo hegeliano piuttosto che kantiano; si veda in proposito I. Petrone, Il diritto nel mondo dello spirito, Milano, 1910.

[60] Chiarissimo sul punto A. Ravà, I compiti della filosofia di fronte al diritto, Roma, 1907, p. 15.

[61] Cfr. A. Ravà, I compiti della filosofia, cit., p. 10.

[62] Vedi A. Ravà, Il diritto come norma tecnica, in Diritto e Stato nella morale idealistica, Padova, 1950, pp. 1-120.

[63] A. Ravà, I compiti della filosofia, cit., p. 10.

[64] Cfr. P. Bonfante, Il metodo naturalistico, cit..

[65] Cfr. De Francisci, Dogmatica e storia nell’educazione giuridica, in “Riv. int. Fil. dir., 1923, pp. 379-385, ma anche La scienza del diritto comparato secondo recenti dottrine, in “Riv. int. Fil. dir.”, 1921, p. 233 ss.

[66] L. Ferrajoli, La cultura giuridica nell’Italia del Novecento, Bari, 1999, pp. 16-18.

[67] Sul punto cfr. op. cit., pp. 20-28, in cui l’Autore evidenzia come “nella giuspubblicistica il trapianto del modello civilistico si sarebbe compiuto ad opera di Vittorio Emanuele Orlando e di Santi Romano, attraverso la distinzione anche del diritto pubblico dalla legge positiva e la sua configurazione come un “sistema di principi giuridici piuttosto che di precetti legislativi”. “E il mezzo semplicissimo, almeno ad enunciarlo, cioè che il diritto pubblico si consideri, nel modo stesso che il diritto privato, come un complesso di principi giuridici sistematicamente coordinati”; giacché “il diritto precede alla legge: e le scienza giuridiche sono sistemi di principii di diritto, e non già commento di legislazioni positive”, costruiti dal giurista “con la maggiore precisione e rigore di concetti che sia possibile” (pp. 20-22). Si veda anche M. Fioravanti, Costituzione, amministrazione e trasformazione dello Stato, in A: Schiavone, Stato e cultura giuridica in Italia dall’Unità alla Repubblica, Roma-Bari, 1990, pp. 10-21.

[68] Op. cit., p. 7.

[69] Op. cit., p. 35.

[70] T. Ascarelli, Prefazione a Studi di diritto comparato e in tema d’interpretazione, Milano, 1952, p. XXIX:

[71] Cfr. L. Ferrajoli, La cultura giuridica, cit., p. 35, secondo il quale “il paradigma civilistico avrebbe continuato ad essere dominante almeno fino agli anni sessanta del nostro secolo e a fornire i postulati della deontologia del giurista e alla sua ideologia di ceto: la neutralità e l’apolicità del diritto; la completezza e la coerenza dell’ordinamento; il carattere tecnico-avalutivo dell’interpretazione, sia dottrinaria che giudiziaria. Lo stesso si dica del paradigma stato centrico del diritto pubblico e di quello formalistico del diritto penale […].

[72] Vedi sul punto: F. Lopez de Onate, La certezza del diritto (1942), Milano, 1968; G. Capograssi, Il diritto dopo la catastrofe, in Scritti giuridici in onore di Francesco Carnelutti, cit., pp. 1 ss.; E. Opocher, Il diritto senza verità, in Scritti giuridici in onore di F. Carnelutti, I, Padova, 1950, pp. 177 ss.; F. Carnelutti, La crisi del diritto, in Discorsi intorno al diritto, vol. II, 1953, p. 51 ss., ma anche La morte del diritto, in Discorsi, II vol., cit., pp. 277 ss.

[73] Cfr. W. Cesarini Sforza, La crisi della legge, in “Riv. int. Fil. dir.”, 1954, I, pp. 13-16; T. Ascarelli, Funzioni economiche e istituti giuridici nella tecnica dell’interpretazione, Milano, 1949; F. Carnelutti, La crisi della legge, in Riv. di dir. pubblico, I, 1930, pp. 424-429.

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