INTORNO A DIRITTI E CULTURE.
LINEE DI RICERCA SU INTERCULTURALITÀ ED ESPEREINZA GIURIDICA.
di Marco Cossutta

6. Multiculturalismo e interculturalità.

Ritornando alla nostra questione intorno a diritti e culture, va specificato che l’attributo interculturale non debba considerarsi quale sinonimo di multiculturale . Quest’ultima prospettiva, sviluppatasi nei paesi di lingua e cultura anglosassone (ma fondamentalmente da restringersi al Regno Unito, al Canadà ed agli Stati Uniti) , si fonda su postulati diversi da quelli che presiedono ad una analisi interculturale della società, la quale ritrova la propria origine nel centro della cultura francese .
Per la prospettiva interculturale, il multiculturalismo concentra la propria attenzione sull’idea di gruppo di appartenenza ; viene, quindi, postulata una identità di gruppo logicamente precedente all’identità individuale. Questa particolarità è, fra l’altro, evidenziabile nel citato articolo di Raz, Multiculturalism, ove l’analisi si svolge intorno all’idea di gruppi culturali differenti, tanto che l’obbiettivo è di dar vita a una "relatively harmonious coexistence of non-oppressive and tolerant communities". Che la costruzione ruoti intorno al gruppo e non all’individuo è evidente anche nell’analisi dei limiti di tolleranza, i quali si rivolgono sempre ai gruppi e non agli atteggiamenti individuali; ad esempio, "all cultural communities should be denied the right to repress their own members", o ancora, "no community has a right to be intolerant of those who do not belong to it", nonché "the opportunity to leave one’s community must be a viable option for its members". Tutto ciò in un quadro in cui il "liberal multiculturalism will require all groups to allow their members access to adequate opportunities for self-expression and for participation in the economic life of the country, and the cultivation of the attitudes and skills required for effective participation in the political culture of the state".
Appare evidente come lo sforzo concettuale sia teso a individuare regole di convivenza fra i gruppi e regole volte alla tutela delle individualità appartenenti ai gruppi; in questo la prospettiva multiculturale rientra nella più genuina tradizione liberale, sia pur attraverso una rivisitazione delle sue forme classiche operata, ad esempio, da Rawls e Dworkin .
Va altresì rilevato che, non solo dal punto di vista etimologico, il sostantivo multiculturalismo, nonché il suo calco pluriculturalismo, indicano solamente la presenza di più culture nello stesso ambito sociale ; infatti, le prospettive che a questi si ricollegano non pongano assolutamente l’accento sulla relazione, meglio, sull’interazione, che non sia formale, fra le differenti culture.
In proposito viene, infatti, riconosciuto come il multiculturalismo miri al riconoscimento ed al rispetto delle diversità etniche e culturali, alla promozione della coesione sociale in base al principio della partecipazione alla vita politica dei vari gruppi, a favorire l’eguaglianza delle possibilità di tutti gli individui ed a sviluppare una società fondata sulla pari dignità di tutti i consociati. Queste aspirazioni in ogni caso si concretizzerebbero, sempre secondo una prospettiva critica, nella spazializzazione delle differenze, sia per mezzo di una divisione urbanistica (quartieri separati), che attraverso la posizione di una giurisdizione specifica che riconosca e garantisce le precipuità culturali . Paradossalmente si assiste ad una politica di identità culturale chiusa, una sorta di identità-muro . Emergerebbe, in definitiva, una sorta di relativismo culturale , il quale, anziché venire mitigato dai cosiddetti limiti di tolleranza, richiamati anche da Raz, ritroverebbe la sua concreta espressione in comportamenti sociali di rigetto ed esclusione dell’altro. Il tal senso si postula che ogni gruppo si caratterizzerebbe in opposizione agli altri, ciò determinerebbe delle situazioni di potenziale conflittualità sociale nonché limiterebbe la mobilità fra i gruppi, apportando, come ultima conseguenza l’accantonamento di una riflessione sui valori che costituiscono le singole culture .
Va rilevato che questo approccio critico appare pesantemente influenzato da quella che è stata definita a recondita anima giacobina di certa cultura laica francese , che finisce per porre in essere un processo di omologazione delle diverse culture in nome di valori ritenuti universali, e riconducibili a quelli espressi nella Dichiarazione del 1789 . Epifenomeno di ciò appare il divieto di espressione della differenza nei luoghi pubblici, ovvero negli edifici pubblici, in modo da legare la concreta possibilità di fruizione di determinati servizi sociali all’accettazione dei valori incarnati dalla compagine statuale .

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