INTORNO A DIRITTI E CULTURE.
LINEE DI RICERCA SU INTERCULTURALITÀ ED ESPEREINZA GIURIDICA.
di Marco Cossutta

2. La pluralità fra sovranità e pluralismo.

Molteplici possono apparire gli approcci che si offrono al giurista al fine di accostarsi al fenomeno; fra le molte, la strada regia pare essere quella segnata da una riflessione intorno al pluralismo giuridico .
È bene perciò specificare che il problema non vuole qui essere indagato nel suo aspetto né teorico-generale, relativo, cioè, all’analisi del pluralismo giuridico in quanto teoria antiformalistica, la quale minerebbe le basi del monismo statualista (o statolatrico) di certe dottrine del diritto di stampo positivistico , né nelle sue accezioni giuridico-antropologiche, che ritrovano nei cosiddetti lavori preparatori del Code Morand il proprio antesignano e si sviluppano in un filone di ricerca (designato come pluralismo classico) volto, da prima, all’analisi delle interazioni fra il diritto europeo e i diritti tradizionali (analisi che trae origine dalla dicotomia colonizzatore/colonizzato), e poi, a fronte dello sviluppo e della evoluzione delle società (occidentali) industrializzate, assume i contorni di un nuovo pluralismo intento a studiare le interazioni (non sistematicizzate in un ordine di sapore positivistico ) fra diversi ordinamenti giuridici presenti all’intero della medesima realtà sociale .
Le prospettive di indagine qui richiamate riflettono sia la commistione fra l’intendere il pluralismo giuridico come una situazione di fatto, constatata attraverso il riconoscimento di una pluralità di ordinamenti giuridici operanti nello stesso ambito , che la tensione a porre il pluralismo giuridico come modello teorico a cui richiamare la realtà sociale (pluriculturale) al fine di attenuarne la conflittualità.
È, altresì, presente, sia pur in differente maniera, in tali riflessioni il necessario riferimento logico alla rappresentazione dell’esperienza giuridica elaborata dal positivismo giuridico, costruzione che riconosce le proprie origini in una dogmatica di stampo esegetico. Sicché, come è stato di recente sottolineato , "la concettualizzazione stesso del modello pluralistico sarebbe impossibile senza il concetto di ordinamento elaborato dal positivismo giuridico, tanto è vero che molti studiosi ritengono improprio parlare di pluralismo giuridico con riferimento alle società premoderne".
In tal senso, non sarebbe possibile ipotizzare il pluralismo giuridico separatamente dalla concezione di un diritto che vede nel monopolio dello stato il proprio fondamento, tanto da racchiudere (teoreticamente) l’orizzonte del problema all’interno di una discussione sulla sovranità; erosione della tradizionale sovranità statuale da parte (ed a fronte) di organismi politico-sociali rivendicanti a loro volta una quota di sovranità a scapito del monolitico ente pubblico: lo stato.
Ciò comporterebbe il riconoscimento d’una pluralità di centri di potere (non più il weberiano monopolio della forza da parte dello stato); in definitiva si assisterebbe ad una parcellizzazione della sovranità che se, da un lato, intaccherebbe praticamente il privilegio dell’antico detentore (lo stato moderno, per l’appunto), dall’altro non porrebbe in discussione l’idea stessa di sovranità, anzi, teoreticamente ne riaffermerebbe la ineluttabilità all’interno dell’universo giuridico-politico, quasi che in assenza di tale archetipica categoria del pensiero moderno non si possa dare comunità (mono o pluriculturale poco rileva) .
Che l’idea di sovranità sia la chiave di volta intorno alla quale si dispiega la costruzione giuridico-politica moderna appare indubitabile; la questione centrale che si vuole porre è, invece, riconducibile all’interrogativo se la sovranità sia o meno la categoria del rapporto politico, ovvero se tutta l’esperienza giuridico-politica debba necessariamente rappresentarsi nei termini di sovranità .

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