SUL SIGNIFICATO DELLE PAROLE NELL’UNIVERSO DI DISCORSO GIURIDICO. NOTE INTORNO ALLA TRADUZIONE GIURIDICA.
di Paola Murer

2. Sul significato del "senso letterale" delle parole.

2.1 Lo stesso riconnettere il significato dei termini presenti nel discorso giuridico al significato da questi assunto nel linguaggio ordinario è ipotecato dalla cultura giuridica in cui il testo si colloca. Infatti, a prima vista parrebbe che l’attività dell’interprete sia limitata o indirizzata dal "significato proprio delle parole secondo la connessione di esse", così nell’ordinamento italiano all’articolo 12 delle Disposizioni preliminari alla legge. Ma il richiamo al linguaggio ordinario è sicuramente stemperato dallo stesso legislatore italiano nel momento in cui interviene sull’interpretazione del contratto. All’articolo 1362 del Codice Civile, infatti, si stabilisce che "nell’interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole". Nel far ciò il legislatore italiano recepisce quasi letteralmente la disposizione del articolo 1156 del Code Civil francese. Qui, infatti, si sottolinea come "on doit dans les conventions rechercher quelle a été la commune intention des parties contractantes, plutôt que de s’arrêter au sens littéral des termes".
Interessante appare esaminare in proposito la corrispondenza delle indicazioni contenute nel Code Napoléon, ispirate dall’opera del giurista Pothier , e raffrontarle a quelle presenti nel Codice civile italiano.

2.2 Al di là delle Disposizioni preliminari, si evidenzia come il legislatore italiano abbia ricalcato le disposizioni contenute nel Code Napoléon in merito all’interpretazione del contratto. Infatti, come già sottolineato all’articolo 1156 del CN corrisponde l’articolo 1362, comma primo, del CC, che si sofferma, al comma secondo, anche sul comportamento successivo alla conclusione del contratto, elemento extra testuale che non compare nel Code; parimenti, per ciò che concerne l’interpretazione complessiva delle clausole, si riscontra una corrispondenza fra i due Codici (art. 1161 CN e art. 1363 CC). Anche le disposizioni in materia di espressioni generali, indicazioni esplicative, pratiche generali interpretative, espressioni con più sensi e regole finali (rispettivamente agli artt. 1364, 1365, 1368, 1369 del CC), si ricollegano esplicitamente alle disposizioni del CN (artt. 1163, 1164, 1159 e 1160, 1157). Va rilevato che non compaiono nella sezione De l’interprétation des conventions né riferimenti alla buona fede, né una norma di chiusura come quella prevista dal legislatore italiano del 1942 all’art. 1371.
Senza entrare nello specifico , si può comunque affermare che il limite all’attività di interpretazione-traduzione degli enunciati giuridici sia individuabile non tanto nel "significato proprio delle parole" quanto nella "intenzione delle parti" a cui fa riferimento sia il 1362 CC italiano e che il 1156 CC francese; in questo senso emerge la centralità dell’elemento extratestuale nella determinazione del significato del contratto.
Tutto ciò non può che avere della ripercussioni anche in ambito di traduzione; dovendo, anche l’interprete (sia esso autorità competente o meno), cogliere, nel trasporre il documento da una lingua all’altra, più che la corrispondenza lessicale dei termini la volontà delle parti, detto in altri termini si cerca di rendere il significato del contratto .

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