ORDINE ED ESPERIENZA
LA TRADIZIONE GIURIDICA ORIENTALE: ISLAM, INDIA, CINA
di Rossella Bassanese

5. CONCLUSIONI

Dopo questa breve e certamente non esaustiva esposizione dei punti salienti di alcuni ordinamenti giuridici extraeuropei e, in quanto tali, non riconducibili alle famiglie giuridiche romano-germaniche, va riconosciuto come la distanza che li separa dai nostri ordinamenti giuridici non sia da individuarsi, come formalisticamente potrebbe apparire, esclusivamente nel differente sviluppo degli istituti positivi.
Ciò che preme rilevare infatti è che l’esperienza giuridica la quale si diparte da tali ordinamenti non pretende di esaurirsi all’interno della norma di diritto positivo, pretesa invece che caratterizza certa rappresentazione degli ordinamenti occidentali. Anzi, con sapore schiettamente etnocentrista, taluni osservatori giungono ad affermare che è proprio il dato positivo il quale non solo distingue gli ordinamenti occidentali da quelli extraeuropei, ma anche li rende "superiori", ovvero capaci di offrire quella certezza del diritto che mancherebbe invece agli ordinamenti non europeizzati.
Il dispiegare l’esperienza giuridica non esclusivamente attorno ad un diritto positivo, ovvero al diritto che nella tradizione occidentale è posto dal sovrano, lungi dal ricondurre teoreticamente tali esperienze nell’alveo del dispotismo, categoria politica del resto non avulsa all’Europa, permette di riconoscere un archetipo indissolubile del diritto in quanto tale: il diritto non può considerarsi sinonimo della legge. Il diritto ricomprende la legge ma non si esaurisce in questa. Il diritto infatti è la risultante di una inesauribile ricerca, del rapporto fra la regola e l’adattamento della stessa alla realtà. Come evidenziato, all’interno di queste esperienze giuridiche, si può cogliere quel rapporto dialettico che non solo non è estraneo alla cultura occidentale, ma ne è uno dei momenti fondanti. La tensione tra la ricerca del giusto mezzo, fra il comune e il diverso, ha indirizzato dalla speculazione della grecità classica in poi, una esperienza giuridica non racchiusa entro schemi formalistici.
Al di là delle ovvie, sostanziali, differenze che presentano gli istituti giuridici e della distanza culturale fra le società prese in considerazione, è possibile, quindi, individuare un comun denominatore; se questo non può essere riscontrato nei singoli spezzoni degli ordinamenti, può pur tuttavia affermarsi nel diritto inteso, come inesauribile ricerca di un mesotés aristotelico.
È questo il dato che può essere definito inter-culturale, che collega, cioè, culture apparentemente diverse; questo dato è contrastato sia da una rappresentazione del diritto in chiave di controllo sociale, che nasce e si sviluppa in un contesto squisitamente europeo, sia da una storia di colonizzazione, quindi di esportazione forzata nei continenti asiatico ed africano, di una rappresentazione di parte che surrettiziamente si ammanta di carattere universale: il diritto è una tecnica sociale volta ad ottenere, mediante la minaccia di una sanzione… .
La riscoperta e lo studio di tradizioni giuridiche apparentemente "esotiche" ci conducono proprio al centro del nucleo teoretico dell’esperienza giuridica e ci permettono, quindi di problematicizzare da prospettive diverse la pretesa dell’equivalenza tra legge e diritto.

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