SOGGETTO, ORDINAMENTO, RECIPROCITÀ
di Andrea Favaro


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Nel rapporto tra il singolo soggetto e l’ordinamento giuridico in cui lo stesso si trova inserito si incarna il dipanare del sapere giuridico. Sapere che pare sempre più necessario nel riconoscere al singolo una potenziale difesa del minimo esistenziale necessario per sussistere dinanzi alla struttura di istituzioni che paiono allontanarsi dal soggetto fuggendo quasi un rapporto di continuità e quasi mai corrispondenza in reciprocità.
Tali sono gli elementi che emergono nel lucido Fondo a firma di Andrea Giovanardi. Elementi che denunciano una relazione interrotta tra soggetti giuridici che dovrebbero trovare un riconoscimento di alterità ma con soluzione di continuità. Mutuando invece l’insegnamento di Sofocle, pare anche oggi riemergere il testimonio dell’Antigone, sempiterno monito a rifuggire la norma “ingiusta” per poter fornire di prudenza il sapere giuridico e di libertà l’agire umano.
Libertà, autonomia, pretesa e diritto sono quindi i paradigmi di riferimento inevitabile per chiunque voglia, oggi più di ieri, analizzare il dipanarsi del rapporto tra singolo e ordinamento. Su tali elementi si fonda la disamina di Rudi Di Marco che svolge una analisi critica del rapporto odierno proprio tra “pretesa”, “diritto” e “legge”, evidenziando come la confusione terminologica tra tali concetti denunci una confusione contenutistica che potrebbe essere opportuno dipanare al più presto eventualmente verificando quali paradigmi siano oggi maggiormente adeguati.
Paradigmi sempre più difficili da definire nei contorni come pure nella sostanza. Ecco perché risulta utile verificare la tenuta dei testi di indirizzo (anche normativo) a distanza di decenni per poter cogliere nel loro portato il passato e il futuro di un ordinamento, come propone Beniamino Di Martino nell’affrontare una densa disamina sui fondamenti della Enciclica “Populorum Progressio” e come rileva pure Costantino-Matteo Fabris nell’analizzare la cifra del c.d. “foro interno” all’interno di una teoria generale dell’ordinamento canonico e come, seppur volgendo lo sguardo al mondo professionale, evidenzia pure Gaetano Esposito nel richiamare alla mente posizioni (anche critiche) di Benedetto Croce circa il quotidiano operare dei “forensi”.
Un operare costante, non sempre felice, e pure sempre utilizzato (quando non proprio utile) a riconoscere reciprocità autentica tra il singolo e l’ordinamento, dove il secondo è chiamato a servire il primo (e non viceversa).