“IL COMMERCIO ELETTRONICO” TRA SOVRANITÀ E SUSSIDIARIETÀ
Primo commento al Decreto Legislativo 70 del 2003
di Federico Costantini


5. Per una "autonomia" del "quadro normativo"?

Se si parte dal presupposto – che è un corollario del positivismo moderno – per cui la norma in quanto tale, "ordina", "innova", in quanto "nuovo comando" del Sovrano; se si considera che, in base a ciò, non possono esistere "norme inutili", perché il Sovrano "non si ripete"; se si riprende, dagli indiscussi principi dell’ordinamento moderno, quello della necessaria espressa previsione delle ipotesi di responsabilità penale; se si unisce a ciò l’intenzione dell’Unione Europea di fornire una "armonizzazione" delle leggi degli Stati membri, e ciò all’interno di una prospettiva di "sussidiarietà", si potrebbe arrivare a conseguenze forse non troppo inverosimili.
Anzitutto, il "quadro normativo" costituirebbe una "cornice" ineludibile da parte del Legislatore nazionale, vincolandolo. In questo senso, riprendendo la metafora "pittorica", il D.Lgs. 70/2003 sarebbe il "pennello" di un’artista – pur senza eccessiva originalità -, per disegnare all’interno di un quadro già incorniciato. In questo senso non sarebbe troppo ritenere ammissibile la limitazione alla responsabilità civile degli operatori, anche perché la clausola di riserva è espressamente prevista per i prestatori, a proposito delle sanzioni amministrative [ ]. D’altra parte, il recepimento del "quadro normativo in tema di "firme elettroniche" ha permesso al Legislatore di compiere opera "innovativa" di ampia portata.
In secondo luogo, ed a conferma, una tale interpretazione si inserirebbe pienamente nell’ambito di operatività della "sussidiarietà", intesa non tanto in senso "verticale", come gerarchizzazione delle decisioni politiche, quanto e soprattutto in senso "orizzontale"[ ], come principio di valorizzazione della persona nella comunità. Infatti, ammettere la sola responsabilità civile significherebbe escludere dalla Rete la punizione statale per i soggetti che non sono direttamente responsabili delle violazioni, per introdurre meccanismi di autoregolamentazione degli operatori, fondati sulla autodisciplina dei codici di condotta e sulla responsabilità civile verso i terzi. Ciò è dimostrato dalla predisposizione di sanzioni amministrative anche per la violazione dei codici deontologici dei "prestatori".
Infine, ed in questo si rivela la "forza" intrinseca di una disciplina che, per il fatto di prevedere obblighi "minimali" ai prestatori, sembrava invece "cedevole", emerge l’orientamento preferito in sede europea con riferimento alla disciplina della "società dell’informazione, indicata come "eco – cyber". Ripropongo in questa sede, per quanto sia inusuale, un’immagine ripresa da un documento ufficiale [ ].

La linea in verticale rappresenta l’utilizzo della tecnologia, a seconda che sia rivolto a un fine di "emancipazione" oppure di "controllo" delle persone. La linea in orizzontale rappresenta la mentalità dell’approccio: a sinistra quello individualistico, a destra quello reticolare, collettivo e quindi "connettivo". La combinazione di questi fattori genera quattro tendenze: 1. "liberation": modello "Silicon Valley", sfrenata competizione tecnologica. 2. "Boring Disease": visione pessimistica alla "Grande Fratello", fondato sul controllo tecnologico e la rottura di coesione sociale. 3. "Cyberpolis": visione secondo cui esiste una forma di automazione della società sotto il totale controllo delle macchine 4. "Eco – cyber": scenario che gli autori intendono come più vicino alla loro idea di una interculturale società "a rete". Questa tendenza è percepita ultimamente anche da autorevoli giuristi italiani [ ].
6. Il "quadro normativo" tra sussidiarietà e sovranità.
Il conflitto tra sovranità e sussidiarietà nel campo delle Nuove Tecnologie si fa sempre più evidente.
La "società dell’informazione" si trova a metà tra la concezione schiettamente "moderna", ancorata alla punitività penal – repressiva del Sovrano, esemplificata in questo caso dalla – "barbarica" – Comunicazione al Comune di "apertura" dell’esercizio commerciale "virtuale", e la concezione radicalmente "nuova" emersa dalla "sussidiarietà", sulla autoregolamentazione dei soggetti, sulla reciproca responsabilità dei membri della comunità, sulla inter-relazione, emergente dall’Unione Europea. Ciò, tuttavia, necessariamente – occorre pur tener conto del mondo "reale" – concedendo "spazio giuridico" ancora al principio di territorialità [ ].
Che il tentativo di regolare la Rete abbia prodotto un sistema delle fonti normative particolarmente farraginoso e complesso, un "groviglio", è cosa ampiamente denunciata [ ]. Ed è interessante rilevare come, di fronte alla congerie del famigerato "diritto dell’informatica", sia questa forse l’occasione buona per la Dottrina, di andare "oltre" a quanto fatto sinora.
Che siano "grida" spagnole di manzoniana memoria, decreti legislativi sulla "tutela dei dati personali" – una decina -, il "nuovo diritto d’autore" – con i regolamenti sul "contrassegno SIAE" -, o le circolari ministeriali in tema di "commercio elettronico" -, sin da quando la Rete ha cominciato a comparire nell’esperienza giuridica, da una parte si sono levati i "commentatori" a portare l’ennesimo mattone per sorreggere la barcollante "Ziggurat kelseniana", allegando ai loro tomi di una corposa – ma ovviamente mai esaustiva – appendice di testi normativi, che talvolta costituisce ben oltre la metà dell’opera; dall’altra parte hanno risposto i "codificatori", con compilazioni di norme eterogenee – dai trattati internazionali alle circolari ministeriali del settore – che tuttavia hanno la durata di una "hit" da discoteca.
Davanti agli occhi di tutti, soprattutto di coloro che utilizzano la Rete quotidianamente, s’impone l’urgenza di reperire soluzioni non estemporanee, ma, soprattutto, equilibrate tra la necessità di crescita della "società dell’informazione" e l’esigenza di rispetto della "persona". Questo è oggi compito dei giuristi.

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