“IL COMMERCIO ELETTRONICO” TRA SOVRANITÀ E SUSSIDIARIETÀ
Primo commento al Decreto Legislativo 70 del 2003
di Federico Costantini


3. Gli "Obblighi" informativi dei prestatori.

3.1 "Contenuti informativi minimi".

Possiamo distinguere tre categorie, in ordine crescente per contenuto prescrittivo.
Anzitutto, per la mera "informazione", si stabiliscono [art.7] "obblighi minimi", in sintesi comprendenti tutti i dati che identificano, connotano [nelle attività esercitate] e rendono raggiungibili anche off line i soggetti che controllano gli "spazi" informativi [ ].
In secondo luogo, per la "comunicazione commerciale" [ ], oltre ai dati di cui alla precedente categoria, occorre inserire la specificazione della caratteristica e del contenuto "promozionale" [art.8]. In particolare, [art.9] per le "comunicazioni commerciali non sollecitate" – il famoso "spamming" – si richiede l’inserimento delle informazioni necessarie all’esercizio del c.d. "opting out", il diritto a non ricevere comunicazioni non richieste, e quindi ad essere eliminato dalle liste dei possibili destinatari.
In terzo luogo, per le informazioni afferenti alla fase precontrattuale, devono essere specificati ulteriori dati riguardanti il contenuto del vincolo giuridico in costituzione, e ciò a sostegno del c.d. "consenso informato" dell’utente [art.12].
Il legislatore, nel D.Lgs. 70/2003, pare "ritrarsi", attestandosi alla imposizione di un contenuto semplicemente "minimale", costituendo un regime "base" delle informazioni in Rete, sufficiente a dare coerenza interna ad un sistema che si presenta "cedevole" rispetto a disposizioni provenienti da altri settori dell’ordinamento, soprattutto relative al mondo "fisico", e ciò accade per ciascuna delle categorie sopra delineate con espressioni quasi equivalenti: "… in aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi … " [art.7 comma 1] per le "informazioni"; "In aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi … " [art.8 comma 1] per le "comunicazioni commerciali"; "Fatti salvi gli obblighi previsti dal decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185 e dal decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171 … " [art.9 comma 1] per le "comunicazioni non sollecitate"; "Oltre agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi nonché a quelli stabiliti dall’articolo 3 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185 … " [art.12 comma 1] per le informazioni precontrattuali.[ ]
Alla violazione delle norme sopra descritte consegue l’applicazione di sanzioni amministrative [art.21], che assistono, e ciò costituisce un elemento interessante su cui si tornerà più avanti, anche per il mancato rispetto delle regole deontologiche in tema di comunicazioni non sollecitate.

3.2 "Oneri" di condotta negoziale.

Un’unica, ma importante disposizione [art. 13] definisce la procedura per la costituzione di "contratti per adesione" – e non per vincoli costituiti dopo una trattativa vera e propria, con scambio di comunicazioni unipersonali – in contesto tecnologico, imponendo l’onere generale, per il prestatore, di inoltrare all’utente la "ricevuta" del c.d. "ordine" trasmesso, al fine di una maggiore garanzia per il consumatore.
Ciò presuppone la definitiva qualificazione della c.d. "esposizione" di merce in Rete da parte dei legislatori, prima quello comunitario, poi quello statale, come "offerta al pubblico" [art. 1336 c.c.]: il contratto è concluso nel momento – e nel luogo – di ricezione, da parte del predisponente, dell’accettazione o "ordine" del consumatore.
Ciò implica, inoltre, un adattamento al contesto telematico del regime di "presunzione di conoscenza" delle dichiarazioni negoziali [art. 1335 c.c.]: l’equilibrio tra la necessità di un’effettiva conoscenza da parte del destinatario, e la sufficienza della mera spedizione da parte del mittente, trova nella "accessibilità" al messaggio la sua piena realizzazione informatica. Il messaggio – "ordine" e "ricevuta" – si ritiene "pervenuto" nel momento in cui entra nella "sfera informativa" del destinatario, così come nel mondo fisico si presume conosciuta la dichiarazione negoziale ricevuta all’indirizzo dell’oblato.
Conseguenza ulteriore della creazione legale di un "domicilio informatico" è nella costituzione di un onere per gli utenti della rete, dato dalla necessità di un periodico controllo e quindi di manutenzione del proprio "focolare informatico".
Da notare la non lieve differenza rispetto alla trasmissione del "documento informatico"[ ] in cui vale il momento di trasmissione. Considerato che anche l’ordine, da un certo punto di vista, è un "documento", sembrerebbero sovrapporsi i due momenti.

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