“IL COMMERCIO ELETTRONICO” TRA SOVRANITÀ E SUSSIDIARIETÀ
Primo commento al Decreto Legislativo 70 del 2003
di Federico Costantini


2. La "libertà" di accedere al c.d. "ambito regolamentato".

In realtà occorre premettere che il D.Lgs. 70/2003, così come la DIR. 31/2000, pur riguardando un "settore tecnologico", ha ben poco linguaggio tecnico, ma volutamente utilizza espressioni vaghe e suggestive, come "ambito regolamentato"[ ].
Sostanzialmente, un "ambito", ossia un settore economico, è "regolamentato" nel momento in cui possiede un suo "quadro normativo", tale che rende minimamente coerente l’insieme delle disposizioni che si possono "applicare" ai suoi operatori – criterio soggettivo – oppure in ragione delle attività esercitate – criterio oggettivo, da qualunque fonte ed ordinamento provengano.
I soggetti devono, nell’accedere al settore e nell’esercitare le attività ivi possibili, rispettare i requisiti dell’ordinamento in cui sono "stabiliti", e, possono, per questo, "circolare" virtualmente – ossia, proporre i propri prodotti o servizi mediante la Rete – all’interno dell’Unione Europea[ ]. Questa libertà può essere limitata solamente per determinate e gravi ragioni [ordine pubblico, salute pubblica, pubblica sicurezza, consumatori e investimenti, art.5 comma 1] con modalità "misurate" ["necessità" e "proporzionalità", art. 5 comma 2], previo avviso allo Stato d’origine e preventiva comunicazione alla Commissione europea [o almeno successiva notifica alla Commissione], in caso di urgenza [art.5 comma 6].
Ma la "libertà" dell’accesso ai "servizi della società dell’informazione" richiede, oltre all’aspetto "esterno" della circolazione degli operatori, anche un aspetto "interno", ossia la "assenza di autorizzazioni preventive" da parte dello Stato membro [art.6 comma 1]. A tale "fluidità interna" sono fatte salve due deroghe [art.6 comma 2]. Anzitutto, permane la necessità delle autorizzazioni richieste per lo svolgimento di attività specificamente controllate, anche "off line"; in secondo luogo, il rilascio delle licenze dei gestori di reti di telecomunicazioni rimane requisito per fornire "connettività", ossia, per gli operatori delle telecomunicazioni.
Si cita, ad eloquente esempio del primo gruppo, la prevista Comunicazione da sottoscrivere in triplice originale e consegnare al Comune di "stabilimento" – 30 giorni PRIMA dell’avvio dell’attività – e alla Camera di Commercio – 30 giorni DOPO l’inizio dell’attività – a carico di chiunque intenda "aprire" un "esercizio commerciale" in Rete, e quindi "vendere" alcunché "a distanza", e ciò in applicazione del D.Lgs. 114/1998 [ ], così come da circolare esplicativa [ ], secondo la modulistica predisposta dallo stesso Ministero [ ], e ciò, beninteso, nonostante l’operatore abbia nel mondo "fisico" le "carte a posto" per poter commerciare: la Comunicazione del modulo "6 bis" costituisce un’autorizzazione "autonoma" [ ] richiesta dalla semplice esposizione di un "catalogo" di prodotti. Tale adempimento costituisce una vera e propria "autorizzazione" ad accedere in Rete, tanto più che è richiesto anche a coloro che "fisicamente" sono già legittimati all’attività di commercio: per questi, che trarrebbero più giovamento dai "servizi della società dell’informazione" – specialmente piccole imprese che usano la rete per "farsi notare" e si "affacciano" timidamente alle virtuali "finestre" – la comunicazione al comune si rivela semplicemente un "tranello" burocratico della c.d. "internet all’italiana", che dissuade da investimenti futuri [ ].

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