Citazione a mente di chi pretende di dar lustro alla propria singolare volontà in virtù di una causa universale


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(M. Stirner [pseudonimo di J.C. Schmidt], L’unico e la sua proprietà, tr.it., Adelphi, Milano 1979, pp. 11-12)

Che cosa non dev’essere mai la mia causa!
Innanzitutto la buona causa, poi la causa di Dio, la causa dell’umanità, della verità, della libertà, della filantropia, della giustizia; inoltre la causa del mio popolo, del mio principe, della mia patria; infine, addirittura la causa dello spirito e mille altre cause ancora. soltanto la mia causa non dev’essere mai la mia causa. “Che vergogna l’egoista che pensa soltanto a sé”.
Ma guardiamo meglio come si comportano con la loro causa coloro per la cui causa noi dobbiamo lavorare, sacrificarci ed entusiasmarci.
(…)
Come stanno le cose per quel che riguarda l’umanità, la cui causa dovremmo far nostra? Forse che la sua causa è quella di qualcun altro? L’umanità serve una causa superiore? No, l’umanità guarda solo a sé, l’umanità vuol far progredire solo l’umanità, l’umanità è a se stessa la propria causa. Per potersi sviluppare, lascia che popoli e individui si logorino al suo servizio, e quando essi hanno realizzato ciò di cui l’umanità eveva bisogno, essa stessa li getta, per tutta riconoscenza, nel letamaio della storia. Non è forse la causa dell’umanità una – causa puramente egoistica?
Non è necessario che dimostri, a chiunque vorrebbe imporci la sua causa, che a lui interessa solo se stesso, non noi, solo il suo bene, non il nostro. Provate un po’ a osservare gli altri. La verità, la libertà, la filantropia e la giustizia aspirano forse a qualcos’altro che a farvi entusiasmare e a farsi servire da voi?
Per esse va benissimo se risvegliano adorazione e zelo. Ma guardate il popolo che viene difeso dall’abnegazione dei suoi patrioti. I patrioti cadono in lotte sanguinose o in lotta contro la fame e la miseria; forse che il popolo se ne interessa? Grazie al concime dei loro cadaveri il popolo diventa un “popolo fiorente”! Gli individui sono morti “per la grande causa del popolo” e il popolo dedica loro due parole di ringraziamento e – ne trae il suo profitto. Questo io lo chiamo egoismo fruttuoso.
Ma osservate un po’ quel sultano che si cura con tanto affetto dei “suoi”. non è forse il puro disinteresse in persona? Non si sacrifica forse di continuo per i suoi? Sì, proprio per i “suoi”! Prova un po’ a mostrarti no suo, ma tuo: per questo verrai gettato in carcere, tu che ti sei sottratto al suo egoismo. Il sultano ha fondato la sua causa su null’altro che se stesso: per sé egli è tutto in tutto, per sé è l’unico e non tollera che qualcuno osi non essere uno dei “suoi”.