Citazione a mente di chi aspira al timore e tremore della libertà nella verità.


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(Thomae Aquinatis, Quaestiones disputatae de veritate, [1256-1259])

(Quaestio vigesima quarta – De libero arbitrio, art. 7)


Responsio

dicendum quod nulla creatura est nec esse potest cuius liberum arbitrium sit naturaliter confirmatum in bono, ut hoc ei ex puris naturalibus conveniat quod peccare non possit. Cuius ratio est, nam ex defectu principiorum actionis causatur actionis defectus; unde si quid est in quo principia actionis nec in se deficere, sicut patet in motibus caelestium corporum. Ea vero in actionibus deficere possibile est in quibus principia agendi possunt deficere vel impediri, sicut patet in generalibus et corruptibilis quae ratione suae transmutabilitatis defectum in principiis activis patiuntur, unde et eorum actiones deficientes proveniunt; propter quod in operationibus naturae frequenter peccatum accidit, sicut patet in partubus monstruosis.



Rispondo dicendo che non c’è né ci può essere nessuna creatura, il cui libero arbitrio sia per natura confermato nel bene, di modo che ad essa convenga per natura il non poter peccare per mezzo delle sue sole forze naturali. E questa ne è la ragione. Un difetto nei principi dell’azione causa un difetto nell’azione. Per conseguenza, se c’è qualcosa, nel quale i principi dell’azione non possono venir meno né di per se stessi né possono essere ostacolati da qualcosa di estrinseco, è impossibile che l’azione di questo qualcosa venga meno, com’è evidente nei movimenti dei corpi celesti. Invece, è possibile che vengano meno nelle [loro] azioni quelle cose nelle quali possono venir meno o essere ostacolati i principi della [loro] azione, com’è evidente nelle realtà generabili e corruttibili, le quali, a causa della loro mutevolezza, vanno incontro a qualche difetto nei [loro] agenti, cosicchè anche le loro azioni vengono emesse in maniera difettosa. Perciò nelle operazioni della natura capita frequentemente una deficienza, com’è evidente nei parti mostruosi.