GIUSEPPE BETTIOL: UOMO, PENALISTA, FILOSOFO.
di Costantino-M. Fabris
Studium Generale Marcianum – Venezia


Tralascio qui gli approfondimenti in tema di teoria generale del diritto penale, in quanto in parte già affrontati prendendo in esame il volume di Vernacotola, mi soffermerò invece sulle tematiche più propriamente penalistiche individuate da Riondato come caratteristiche del pensiero e dell’opera del Bettiol.
Per quanto attiene alla pena, nel senso di retribuzione più sopra tratteggiato, di grande interesse è il collegamento operato da Bettiol al più generale principio di giustizia della stessa: la pena è retributiva, nella misura in cui realizza in concreto la giustizia, giacchè una pena, pure astrattamente applicabile, potrebbe essere annullata nel momento in cui non realizzasse una effettiva giustizia nel caso concreto, ciò in quanto il rispetto della persona implica che essa sia eventualmente punita secondo criteri di giustizia concreti. Il principio retributivo trova il suo fondamento nel giudizio di riprovazione per il comportamento dell’agente, il quale non si è lasciato motivare diversamente. Questa visione della pena è fortemente caratterizzata dalla imprescindibile necessità che questa sappia efficacemente garantire i diritti della persona, in ogni momento, anche in quello punitivo, ed è, secondo Bettiol, la più efficace risposta al positivismo giuridico ed all’idea di prevenzione speciale propugnata da certe correnti penalistiche. L’idea della pena come emenda morale, volta alla rieducazione del delinquente nella imprescindibile visione umanizzante della pena stessa, sono le note caratteristiche della teoria della pena espressa dal grande penalista, nel quale possiamo ritrovare gli echi della sua visione cristiana del mondo, anche giuridico. Riondato descrive molto bene tutta le teorica bettioliana relativa alla pena, dando anche conto della decisa avversione alle misure di prevenzione ed alle misure di sicurezza, vera aberrazione del sistema penale, in quanto non garantirebbero il principio costituzionale della certezza della pena, deciso argine ad uno stato di polizia amaramente sperimentato dal penalista friulano.
Il volume prosegue presentando poi la complessa tematica dell’antigiuridicità, che rappresentava per Bettiol, il vero cuore del reato, nonché dello stesso diritto penale. Si capisce l’importanza di tale tema, solamente se si comprende la visione penalistica di Bettiol, per il quale il diritto penale è il diritto che deve tutelare i valori etico-sociali: ecco che il reato diviene il fatto tipico lesivo di un bene giuridico. Per Bettiol tutti gli elementi del reato sono polarizzati verso l’antigiuridicità. L’antigiuridicità è strettamente connessa con la sfera etica, per cui etica e diritto trovano il loro momento di più intima connessione proprio nell’antigiuridicità del fatto penalmente rilevante. Il giudizio circa l’antigiuridicità del fatto non è arbitrario, proprio in quanto espressione di un giudizio morale, che mantiene il diritto penale ancorato al dato etico ad esso sottostante. L’antigiuridicità è la valutazione che il giudice compie allorquando valuta la lesione al bene giuridico commessa dal reo, lesione che è sempre lesione di un valore tutelato dall’ordinamento.
Dalla rilettura del pensiero bettioliano compiuta da Riondato, appare con una certa evidenza (particolarmente nella trattazione sull’antigiuridicità) la rilevanza attribuita al ruolo del giudice, chiamato a dare piena attuazione a tutto il sistema penale così come concepito dal giurista patavino, con tutte le difficoltà che tale figura è chiamata a superare nella pratica quotidiana. Non vi è qui lo spazio per dar conto in modo esaustivo di tutta la trattazione relativa a tale tematica, ci preme però sottolineare, anche in questo caso, la ricchezza della bibliografia presentata sul punto e la chiarezza espositiva che ben mettono in luce il pensiero del Bettiol, restituendo spesso alle vive parole dello stesso le definizioni più pregnanti.
Proprio per sottolineare l’importanza del ruolo del giudice, il tema della offensività è riproposto a partire da alcune significative pronunce della Corte costituzionale, che in parte riprendono il pensiero del Bettiol sul punto; sono le note sentenze: Corte Cost. n. 62/1986 e n. 364/1988 (altre sono di volta in volta citate). In particolare emerge come, a partire dalla prima delle sentenze citate, vi sia stata una tendenza della Suprema Corte a «privilegiare un controllo di ragionevolezza sulla fattispecie incriminatrice. In particolare, è possibile percepire l’emersione di un indirizzo tendente a favorire “l’assorbimento” del bene giuridico e della sua offesa all’interno di più ampie valutazioni politico-criminali, necessarie per garantire la ragionevolezza (e dunque la conformità a Costituzione) della fattispecie penale» (p. 128).
Dalla lettura delle varie sentenze della Corte emerge un dato rilevante, che consente di ricondurle alla teoria della offensività, così come proposta dal Bettiol: la valutazione del valore da tutelare, il disvalore da attribuire alla condotta del soggetto agente, il collegamento esistente tra la norma ed il bene giuridico che si vuole tutelare, la tipicizzazione della condotta criminosa, che è antigiuridica in quanto volta a offendere un determinato bene giuridico, che la norma anticipatamente tutela.
Nel commentare le sentenze succitate alla luce dell’insegnamento del Bettiol, Riondato fa emergere un dato assai significativo, che in parte risponde alle critiche a suo tempo mosse al grande penalista: il fatto che le norme penali debbano tutelare un valore etico, non significa che esse pretendano di rivolgersi ad uomini assolutamente perfetti ed irreprensibili, ma esse debbono rivolgersi all’uomo normale [21] , ed in questa significativa nota emerge tutto il realismo che contraddistingueva il sistema penale del Bettiol, attento a tutelare l’uomo, nella sua realtà concreta, ancorché esso si macchiasse dei più efferati crimini.
Alcune considerazioni finali sono destinate a descrivere il pensiero di Bettiol su alcuni temi di grande interesse ed attualità: anzitutto il ruolo del diritto penale in Europa. Bettiol non vedeva di buon occhio la creazione di un diritto penale europeo, dal momento che le difficoltà culturali e tecniche di un processo di unificazione giuridico, apparivano al maestro padovano praticamente insormontabili, nonostante egli non fosse contrario alla creazione di un organismo europeo di unificazione politica quale la CEE. Egli notava tuttavia che, a livello europeo, il diritto penale andava assumendo sempre più i connotati qualificanti del diritto di matrice anglo sassone, a scapito del diritto continentale; in questo senso assumeva un particolare rilievo il ruolo del giudice, a scapito del ruolo del legislatore, con possibili vantaggi circa la tutela dei diritti dei singoli individui, rispetto all’impersonale diritto dell’entità statale; si libererebbe così il diritto e la giurisprudenza dalla sua sudditanza/complicità con lo Stato legiferante, stabilendo in questo modo una certa priorità della persona sullo Stato. La visione di Bettiol era senza dubbio positiva, ma vi è da chiedersi se gli esiti attuali siano realmente andati nella direzione auspicata dal penalista friulano.

 

Conclusioni

Al termine di questa ritratto di “Galleria”, alcune brevissime considerazioni personali. Non sempre è facile rileggere il pensiero degli autori, specie quando la loro produzione è ampia e variegata, come sicuramente è stata quella di Giuseppe Bettiol, tuttavia, i testi qui recensiti, fanno emergere con assoluta chiarezza la figura del grande penalista, analizzandone i tratti più caratteristici, e facendoli ripercorrere al lettore in un itinerario interessante, ma anche sicuramente divertente. Sembra strano poter definire “divertenti” opere come quelle qui brevemente presentate, e tuttavia, al termine della lettura dei tre volumi, è questa la sensazione che percepiamo.
Il merito va sicuramente agli autori, che con la loro prosa, sempre adeguata al campo di indagine intrapresa, hanno saputo rendere molto bene l’opera del penalista friulano; ma il merito va senza dubbio alla figura dello stesso Giuseppe Bettiol, tanto interessante ancora oggi, a quasi trent’anni dalla scomparsa. La sua vita di uomo e di politico, le sue teorie penalistiche e la sua attenzione ai temi giuridico-filosofici, stimoleranno molti interessi nei lettori. Sicuramente non si tratta di un autore facile, perché come tutti i grandi autori presenta una varietà di temi che non sempre sono immediatamente comprensibili al lettore distratto.
È necessario entrare nel sistema penale proposto, per poter realmente comprendere la portata dello stesso, cosa che evidentemente non è sempre stata fatta se è vero che la voce di Bettiol rimane quasi isolata nel panorama penalistico attuale.
Ecco che i tre testi presentati ci permettono una riscoperta del grande maestro, dandoci la possibilità oggi di “riprendere in mano” il suo pensiero che è ancora attuale e che ben si presta ad ulteriori analisi. Non posso che suggerire a coloro che si occupano di diritto penale, una lettura dei testi qui recensiti, affinché possano trovare un nuovo stimolo per le loro ricerche ed approfondimenti.

 

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[1] G. BETTIOL, Diritto penale, Padova 1945, Prefazione.
[2] G. BETTIOL, Colpevolezza normativa e pena retributiva oggi, in ID., Gli ultimi scritti 1980-1982 e la lezione di congedo 6.V.1982, Padova 1984, pp. 102-103.
[3] G. BETTIOL, Diritto penale, cit. Le sottolineature sono tutte dell’Autore.
[4] R. BETTIOL – B. PELLEGRINO, Giuseppe Bettiol. Una vita tra diritto e politica, (CLEUP) Padova 2009.
[5] VERNACOTOLA, Primato della persona e realismo metafisico. La filosofia del diritto penale di Giuseppe Bettiol, (Edizioni Scientifiche Calabresi – Gruppo Edizioni Scientifiche Italiane – Collana Teoria e prassi del diritto, 3) Rende [CS] 2010.
[6] S. RIONDATO, Un diritto penale detto “ragionevole”. Raccontando Giuseppe Bettiol, (CEDAM – Pubblicazioni della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, CLXI) Padova 2005.
[7] Il volume presenta un sorta di appendice conclusiva in cui sono presenti documenti riguardanti il Bettiol e numerosi ricordi di illustri personaggi che hanno avuto modo a vario titolo di frequentarlo e conoscerlo.
[8] R. BETTIOL – B. PELLEGRINO, Giuseppe Bettiol, cit., p. 63. La sottolineatura è mia, e mi limito ad essa senza ulteriori parole a commento [n.d.r.].
[9] Ibidem, p. 65.
[10] G. BETTIOL, Il problema penale, Palermo 1948, ora in ID., Scritti giuridici, vol. II, Padova 1966, p. 633.
[11] Non è un caso che sia proprio di quegli anni lo scritto Bene giuridico e reato, [in Riv. it. dir. proc. pen. 1 (1938), ora in G. BETTIOL, Scritti giuridici, I, Padova 1966, pp. 318 ss.] dal quale emerge con chiarezza la stretta relazione intercorrente, nell’opinione di Bettiol, tra la norma ed il valore da essa tutelato.
[12] G. BETTIOL, Diritto penale, VIII ed., Padova 1973, p. 735.
[13] Cfr.: A. ROSMINI, Filosofia del diritto, Parte I, lib. I, cap. 3.
[14] S. TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, I, q. 29, a. 3.
[15] G. BETTIOL, Il problema penale, cit., p. 24.
[16] Colgo qui l’occasione per ringraziare il prof. Silvio Riondato, il quale mi ha fatto avere copia del suo volume, altrimenti difficilmente reperibile e che ha avuto la cortesia di ricevermi nel suo studio padovano, fornendomi utili suggestioni per il presente lavoro.
[17] La suddivisione ha ovviamente scopo illustrativo, dal momento che nella lettura del volume spesso i singoli argomenti si intrecciano l’un con l’altro, inevitabile conseguenza del percorso seguito dal Bettiol, il quale ha sempre avuto dei notevoli punti fermi sempre ribaditi durante la sua intensa attività scientifica.
[18] G. BETTIOL, Istituzioni di diritto e procedura penale, Padova 1973², p. 67.
[19] S. RIONDATO, Un diritto penale detto “ragionevole”, cit., p. 2.
[20] G. BETTIOL, Punti fermi in tema di pena retributiva, in, Scritti in onore di A. De Marsico, Milano 1960, ora in ID., Scritti giuridici, vol. II, Padova 1966, p. 943.
[21] Cfr.: G. BETTIOL, Diritto penale, Padova 1982¹¹, p. 494.

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