PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA
E FONDAMENTO DELLE LIBERTÀ INDIVIDUALI [1]
di Mario Palmaro
Università Europea di Roma


Questi pensatori libertari sono impietosi – e in questo encomiabili – nell’individuare molte le contraddizioni logiche delle democrazie moderne. Il pensiero di Hans-Hermann Hoppe [12] si inserisce in maniera perfetta all’interno di questo orizzonte, e smonta il mito democratico con precisione chirurgica e con una profondità di pensiero purtroppo ignota ad altri autori europei molto più letti e titolati. Fra i meriti principali di Hoppe, alcuni meritano una particolare sottolineatura.
a.   La denuncia della contiguità storico ideologica tra fenomeni considerati irriducibili e contrapposti come il socialismo sovietico e le democrazie liberali occidentali [13] ;
b.   La constatazione che le nazioni democratiche hanno subito nel XX secolo una degenerazione morale oggettiva, il che implica il riconoscimento dell’esistenza di un ordine naturale, violato dalla prassi e dalle leggi: “Negli Stati uniti – scrive Hoppe – meno di un secolo di democrazia in tutto il suo splendore ha avuto come risultato una sempre maggiore degenerazione morale, disintegrazione sociale e delle famiglie, e declino culturale nella forma di tassi continuamente crescenti di divorzi, nascite illegittime, aborti, crimini” [14] . Notazione che fra l’altro incrina per certi versi l’immagine del libertarismo come impossibilità di riconoscere e affermare verità morali di rilevanza sociale e giuridica.
c.   La suggestiva ipotesi fantastorica sui deleteri effetti dell’interventismo democratico-americano nella prima guerra mondiale [15] ;
d.   La rivendicazione dei fondamentali del pensiero filosofico classico, a partire dal principio di non contraddizione e dalla riaffermazione convinta della dottrina scolastica del senso comune [16] ; tesi sostenuta con modalità che potrebbero essere discusse e perfezionate, ma che almeno obbliga al riconoscimento della categoria delle evidenze e alla necessità del loro riconoscimento per qualunque ragionamento sensato;
e.   Le tesi “scandalose” sull’attitudine dello stato democratico a prevaricare il singolo; e sulla preferibilità dell’antico modello monarchico su quello democratico [17] .
f.   Una suggestiva e quanto meno originale critica feroce allo stato sociale, considerato origine e non rimedio alla distruzione della civiltà occidentale [18] .

Le tesi di Hoppe appena descritte sono discusse e discutibili, ma certamente originali e politicamente scorrette. Ci troviamo di fronte a un autore che, da un lato, teorizza la dissoluzione dello Stato a favore di una concezione meramente privatistica del diritto, che ruota intorno alla centralità assoluta del contratto e della potestas dei contraenti. Dall’altro lato, Hoppe cerca di tenere insieme il pensiero economico e giuridico libertario con una visione “conservatrice” dei valori, in questo criticando la tesi fondamentale di Russel Kirk [19] .
Gli sconcertanti esiti anarcoidi del ragionamento di Hoppe non tolgono però nulla alla lucidità dell’analisi svolta, e portano un contributo essenziale a un movimento di riflessione che va crescendo, caratterizzato dalla constatazione che la democrazia è davvero alle prese con una crisi senza precedenti. Ormai sono sempre più numerosi gli autori che denunciano questo malessere. Penso, ad esempio, al testo “La regina del mondo” di Jaques Julliard, che denuncia l’incontenibilità e la perniciosità del “potere dell’opinione pubblica” nelle democrazie moderne, e che “maledice” la possibilità di misurare costantemente la volontà del popolo con i sondaggi demoscopici, che rendono “superati” gli esiti delle tornate elettorali [20] .

Anche i fenomeni militari e politici della post modernità contribuiscono a mettere in ginocchio l’ideologia democratica, evidenziando la debolezza (pratica e teorica) dell’idea di una esportabilità della democrazia come “missione salvifica”; o mettendo in crisi – come spiega in un saggio illuminante Alberto Berardi – lo stesso concetto di terrorismo e la sua definibilità . Hope sembra avere ragione almeno su di un punto: davvero la democrazia è il dio del ‘900 che ha fallito, mancando clamorosamente le sue promesse e le sue aspirazioni. Un’ideologia, quella democratica, che sembra avere il fiato corto tipico di ogni definizione convenzionale, inevitabile in ogni forma di pensiero che non sia il frutto del riconoscimento razionale della realtà, e della sua complessità comunque conoscibile. Per questo mi sembra che la critica sferzante alla democrazia liberale condotta da un pensatore libertario come Hoppe si incroci, singolarmente con la critica alle “geometrie legali” elaborata con raffinata e lucida argomentazione da un filosofo del diritto di ben diversa formazione e struttura come Francesco Gentile. [22]

L’idolo democratico vacilla in modo evidente anche sotto la spinta del confronto turbolento e accelerato con altre culture e altre religioni, che il fenomeno della globalizzazione ha reso in qualche modo inevitabile e perfino difficilmente gestibile. A questo fenomeno sono spesso legate questioni laceranti per la sensibilità dell’opinione pubblica occidentale: i problemi di ordine pubblico connessi alla criminalità; la gestione dei flussi migratori;
la costruzione di luoghi di culto; la richiesta di un’organizzazione del lavoro e della scuola che rispetti i tempi, le abitudini, l’alimentazione della propria religione; la questione della c.d. reciprocità in materia di libertà religiosa; l’idea di famiglia e di matrimonio; l’idea di rapporto fra i sessi; la gestione giuridica di fenomeni peculiari, come ad esempio l’omosessualità; la legittimità delle mutilazioni genitali.
Si tratta di temi tutt’altro che marginali, ed è giusto siano dibattuti e fatti oggetto di riflessione e di scelte politiche. Ma anche qui, ancora una volta, esattamente come nella discussione sulla democrazia e sulla sua crisi, si predilige la domanda sul “che fare”, sul “come regolamentare”, piuttosto che interrogarsi su quali siano i criteri con cui decidere, con cui permettere e vietare. Manca uno sguardo sulle questioni di fondo, sul fondamento della sovranità, sui limiti insuperabili di una democrazia meramente procedurale e relativista. L’occidente ha assunto da alcuni decenni un paradigma giuridico che considera irrisolvibile sul piano razionale il problema della verità. La volontà della maggioranza diventa così l’unico faro nella notte etica in cui siamo irrimediabilmente immersi. Così, le grandi questioni della struttura indissolubile del matrimonio, della indisponibilità della vita innocente in gioco con aborto ed eutanasia, della identità maschile e femminile come dato inscritto nella natura dell’uomo, vengono una alla volta risolte attraverso il sistema della conta democratica. Tutto lascia presagire che anche le grandi questioni poste dall’incontro con istanze etiche totalmente “altre” imposte dalla globalizzazione del mondo saranno “risolte” – se così si può dire – con la stessa sconcertante opzione convenzionale e formale. La democrazia sarà così costretta a declinare anche gli stessi valori che retoricamente pretende di rappresentare, e in ultima analisi persino a mettere in gioco tutta sé stessa, se la maggioranza sceglierà di rimpiazzarla con forme di governo non-democratiche.
L’unica strada di salvezza consisterebbe nel ritorno – faticoso, impegnativo, ricco di ostacoli obiettivi – al diritto naturale e alla questione dell’origine della sovranità; soltanto questa strada può permettere di stabilire un freno oggettivo al capriccioso orientamento della “volontà popolare”, o fornire contenuti di sostanza all’onda d’urto che sta per investire l’occidente, alimentata da altre “culture” e da sistemi giuridici e valoriali antitetici alla nostra più autentica tradizione.

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[1] Testo redatto dall’Autore relativo all’intervento tenuto nel corso della Tavola Rotonda su “Processo d’integrazione europea e fondamento delle libertà individuali” (con A. Favaro, N. Iannello, M. Palmaro, A. Vitale) in occasione della Lectio Magistralis di Hans-Hermann Hoppe (Università degli Studi di Padova, 9 dicembre 2010).
[2] La Chiesa cattolica insegna che la sovranità è voluta da Dio, e lo Stato è una società necessaria al bene comune, voluta direttamente dal Creatore. Ad esempio, in un discorso del 1955, Pio XII afferma che “lo Stato è origine naturale non meno della famiglia; ciò significa che nel suo nucleo è un’istituzione voluta e data dal Creatore. Lo stesso vale per i suoi elementi essenziali, quali il potere e l’autorità che promanano dalla natura e da Dio.” PIO XII, Discorsi e Radiomessaggi, Tipografia Vaticana, Città del Vaticano 1959, vol. XVII, pp. 354-355. Per approfondire la dottrina cattolica sulla sovranità e sullo Stato, fra gli altri si vedano: L. TAPARELLI D’AZEGLIO, Saggio teoretico di diritto naturale, Muratori, Palermo 1840-43, 5 vol.; A. MESSINEO, La nazione, Edizioni La Civiltà Cattolica, Roma 1942; L’origine del concetto di sovranità, in La Civiltà cattolica, c. 2214, 19 settembre 1942, pp. 321-330, Roma 1944; voci Sovranità e Stato, in Enciclopedia cattolica, Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1950; TOMMASO D’AQUINO, La politica dei principi cristiani, Cantagalli, Siena 1997. Si veda anche il più recente R. de MATTEI, La sovranità necessaria, Riflessioni sulla crisi dello stato moderno, Il Minotauro, Roma 2001.
[3] LEONE XIII, Enciclica Diuturnum Illud, 1881, citata in PIO XII, Notre charge apostolique, Lettera agli Arcivescovi e ai Vescovi francesi, 25 agosto 1910, in La concezione secolarizzata della democrazia, Cristianità, Piacenza 1993, pp. 16-17.
[4] Ibidem, p. 17.
[5] PAOLO VI, , Lettera Les prochains assises, 2 luglio 1963, pubblicata in PAOLO VI, La società democratica, Cristianità, Piacenza 1990, p. 7.
[6] GIOVANNI PAOLO II, Evagelium vitae, 1995. Si vedano in particolare il numero 20, e i numeri dal 68 al 73.
[7] H. KELSEN, Lineamenti di dottrina pura del diritto, Einaudi, Torino 1952. L’opera originale è del 1932; La democrazia, il Mulino, Bologna 2010.
[8] J. MARITAIN, La tragedia delle democrazie, Edizioni Logos, Roma 1990.
[9] Cfr. Ibidem, Il “crucifige!” e la democrazia, Einaudi, Torino 2007; Imparare democrazia, op. cit.; Contro l’etica della verità, Laterza, Bari 2008.
[10] Cfr. Ibidem, Imparare democrazia, op. cit., pp. 3 e ss
[12] H.-H. HOPPE, Democrazia: il dio che ha fallito, liberilibri, Macerata 2005.
[13] Ibidem.
[14] Ibidem, pp. 9-10.
[15] Ibidem, pp. 10-11.
[16] Ibidem, pp. 13-16.
[17] Ibidem, pp. 18-22.
[18] Ibidem, pp. 283-289.
[19] RUSSEL KIRK, Le radici dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo, con un Epilogo di Frank Joseph Shakespeare Jr., trad. it. a cura e con una Introduzione di Marco Respinti, Mondadori, Milano 1996.
[20] J. JULLIARD, La regina del mondo, Marsilio, Venezia 2009.
[21] BERARDI, Il diritto e il terrore, Cedam 2008.
[22] F. GENTILE, Filosofia del diritto. Le lezioni del quarantesimo anno raccolte dagli allievi, Cedam, Padova 2007; Ordinamento giuridico tra virtualità e realtà, III ed., Ceda

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